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L’unica cosa che San Leone Magno vuole che ricordiate

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shurkin_son | Shutterstock

padre Michael Rennier - pubblicato il 09/11/21

Spesso dimentichiamo l'importanza dell'azione più piccola e semplice

Quando incontro i miei amici dell’università, iniziamo inevitabilmente a raccontarci storie sulla nostra giovinezza. Amiamo ricordare quanto fossimo strani e ingenui e riderci su. Gli scherzi, le opportunità che abbiamo colto (spesso pentendocene in seguito), i comportamenti sconsiderati che non ripeteremmo mai oggi, le sorprese inaspettate, la gioia di entrare in un mondo nuovo di adulti come cerbiatti su gambe traballanti… C’è qualcosa di emozionante per persone di mezza età che rivivono la giovinezza.

Amo quei ricordi, ma c’è un problema. A volte, quando sento una storia su quello che ho detto o fatto da giovane, non ricordo affatto di averlo detto o fatto. È sicuramente vero che i ricordi hanno una vita propria. Crescono e si sviluppano col tempo e vengono modellati e rimodellati dai racconti. Dopo un po’, però, la storia diventa una versione reale, e la vicenda della vita vera cade nell’oblio. Per questo, i ricordi sono meno affidabili di quanto crediamo.

Un’altra spiegazione per questa amnesia è il fatto che forse ero troppo stanco per essere stato sveglio tutta la notte – ancora una volta – perché il mio cervello formasse un’impressione a lungo termine. Più probabilmente, però, il ricordo all’epoca non mi sembrava importante, e quindi non mi sono disturbato a catalogarlo mentalmente. Alla fine è scivolato via dalla mia mente, fino a quando, vent’anni dopo, un amico non l’ha riportato in vita.

Ho il sospetto di vivere ancora ampie parti di ogni giornata dicendo e facendo cose di ogni tipo, ignorando completamente il fatto che vent’anni dopo qualcuno racconterà una storia al riguardo. Mi chiedo cosa dimenticherò della mia vita. In altri termini, non so come valutare la rilevanza delle attività quotidiane. Ricorderò di aver guardato i miei figli giocare a calcio? Ricorderò gli eventi mondiali? Gli sviluppi lavorativi? Quello che ho mangiato a pranzo?

Accade regolarmente che un parrocchiano mi dica quanto è stata forte un’omelia che ho pronunciato, come l’abbia incoraggiato nella sua fede. Anni dopo, la gente riesce a citare parola per parola una frase che ho detto dal pulpito. Io non ricordo nemmeno di aver pronunciato una cosa simile. Posso anche rimanere colpito da me stesso perché le parole sembrano davvero profonde. Non riesco neppure a immaginare di aver pronunciato parole così sagge. Se però quelle parole sono state così azzaccate – e per alcune persone lo sono state –, perché non riesco a ricordare di averle dette?

Da un po’ faccio attenzione a questo problema, ma mi ritrovo ancora a sprecare tempo guardando il cellulare al mattino o a buttar via la mia mezz’ora di quiete prima che i bambini si sveglino. Una volta ho provato l’irresistibile desiderio di controllare i social media durante una gita familiare in una bellissima foresta in un parco naturale. Durante la Messa ancora sogno a occhi aperti. Anziché avere una conversazione reale, ho spettegolato per un po’ nell’ora che avevo riservato a un caffè con un amico. È una battaglia costante.

L’unica conclusione a cui posso giungere è che sono pessimo nel riconoscere l’importanza delle mie azioni. Spreco tempo prezioso e mi dimentico di quello che ho fatto non appena l’azione è passata.

Questa settimana celebriamo la festa di Papa San Leone Magno, e mi viene ricordata la famosa omelia che ha pronunciato una volta il giorno di Natale: “Riconosci, o cristiano, la tua dignità”, ha detto. “E reso consorte della natura divina, non voler tornare con una vita indegna all’antica bassezza”.

Quello che diceva è che, se crediamo davvero che Dio abbia assunto la carne umana e sia entrato nel mondo, è anche vero che le nostre attività umane sono state rese sacre. Ogni parola, azione e pensiero ha la massima importanza. I nostri giorni sono pieni di dignità.

La dignità della mia vita è quello che spesso trascuro. Non è che non ci creda a livello intellettuale – il problema è che non lo vivo. Dimentico l’importanza che ha anche l’azione più piccola e semplice. Trascuro di considerare che la mia anima, anche se vivo entro i limiti del tempo, è eterna.

Questa è la nostra dignità, essere creati a immagine di Dio. Che riusciamo a ricordare tutto del passato o meno, dobbiamo ricordare la nostra dignità. È estremamente importante. Voi contate. La vostra vita conta. Vivete con gioia e aspettativa, anche nell’istante più piccolo.

Tags:
dignità della persona
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