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Albert Camus, uomo di Dio

ALBERT CAMUS

LIDO/SIPA/EAST NEWS

Alfa y Omega - pubblicato il 09/11/21

L'esempio di quel Dio così umano che aveva preferito conoscere l'esperienza dell'abbandono più che lasciarci alla nostra sorte gli toccò il cuore


di Rafael Narbona

Non sappiamo come si sarebbe sviluppato il pensiero di Albert Camus se un incidente automobilistico non avesse stroncato la sua vita a 47 anni. Non ha mai dissimulato la sua ammirazione per la figura di Gesù: “Non credo alla sua resurrezione, ma non nasconderò l’emozione che provo davanti a Cristo e al suo insegnamento. Davanti a Lui e alla sua storia sperimento solo rispetto e venerazione”.

Non è il primo caso di uno scrittore ateo o scettico che ammette pubblicamente di apprezzare il falegname di Galilea. Nietzsche, l’apostolo del nichilismo, ha descritto Gesù come un “buon messaggero”, “morto com’è vissuto” per insegnare agli uomini “come si deve vivere”.

Camus nacque nel 1913 a Dreán, una località costiera dell’est dell’Algeria. Prima che compisse un anno perse il padre nella battaglia della Marna. Crebbe in uno dei quartieri più poveri di Algeri, e poté studiare solo grazie a una borsa di studio riservata ai figli dei caduti al fronte.

I suoi maestri Louis Germain e Jean Grenier apprezzavano le sue straordinarie qualità intellettuali e stimolarono la sua curiosità, guidandone le letture. Appassionato di calcio – fu portiere di una squadra universitaria –, non poté esercitare l’insegnamento per colpa della tubercolosi.

Si laureò in Lettere e Filosofia con una tesi sul rapporto tra il pensiero greco classico e il cristianesimo, paragonando i testi di Plotino e Sant’Agostino. Quando nel 1939 scoppiò la guerra, cercò di arruolarsi per combattere per la Francia, ma l’Esercito lo respinse per la sua salute fragile. Incapace di rassegnarsi al ruolo di semplice testimone, assunse la direzione di Combat, il quotidiano clandestino della Resistenza, in cui incontrò Mounier, Sartre, Aron e Malraux.

Tra il 1942 e il 1947, Camus pubblicò Lo straniero, Il mito di Sisifo, Caligola e La peste, consacrandosi come scrittore. Nel 1951 apparve L’uomo ribelle, il saggio che implica la sua rottura definitiva con il marxismo. Provando orrore per il totalitarismo sovietico, professava un’anarchia più esistenziale che politica. Nel 1957 gli venne conferito il Premio Nobel.

Il 4 gennaio 1960 perse la vita in un incidente automobilistico. Ultimamente ha preso forza la tesi per cui il KGB abbia sabotato il veicolo per liberarsi di un intellettuale scomodo.

Il successo arrise a Camus, ma poco prima di morire confessò al reverendo Howard Mumma: “Sono un uomo deluso ed esausto. Ho perso la fede, ho perso la speranza. È impossibile vivere una vita senza senso”. Anni dopo, Mumma avrebbe pubblicato le sue conversazioni con lo scrittore in un libro intitolato L’esistenzialista stanco. Pur non credendo in Dio e pensando che l’universo fosse assurdo, Camus non ha mai rinunciato a cambiare prospettiva: “Continuerò a lottare per raggiungere la fede”.

Charles Moeller, sacerdote, teologo e autore della monumentale Letteratura moderna e cristianesimo, ha dedicato delle pagine memorabili a riflettere sull’opera di Camus, segnalando che è sempre stato un autore con una grande inquietudine spirituale, in cui palpitava con forza il desiderio di giustizia e trascendenza.

Il suo pessimismo non è mai stato frutto dell’opportunismo o della moda. In Caligola, l’imperatore pazzo afferma lacerato: “Gli uomini muoiono e non sono felici”. Dopo aver perso la sorella Drusilla, Caligola esclama: “Non sopporto questo mondo. Non mi piace com’è”. Più avanti aggiunge: “Quanto è duro e amaro farsi uomo!”

Camus ritiene che la lucidità sia una maledizione quando non si intravede altro orizzonte che l’indegnità della morte. Il suo atteggiamento ricorda Unamuno, secondo il quale forse “non meritiamo un aldilà”, ma senza questa aspettativa l’esistenza risulta insopportabile.

Ne L’uomo in rivolta, Camus ribadisce che l’universo è assurdo, ma segnala che la grandezza dell’uomo risiede nel fatto di saperlo e accettarlo. Questa conclusione non dissipò comunque il malessere che gli provocava il fatto di non credere in Dio. Cosa poteva aspettarsi dall’uomo quando non si aspettava nulla e non credeva in nulla?

La risposta è Meursault, protagonista de Lo straniero, un uomo ombra che commette un crimine senza motivo. Bisogna cercare un motivo in un mondo governato dal caso e senza alcuna finalità? Ne La peste, Camus chiede ai suoi personaggi quello che ormai non si aspetta più da Dio: una misericordia infinita. È un’esigenza smisurata e irrealizzabile.

Camus è una figura tragica. Ha cercato Dio nell’uomo, ma non avendo speranza si è solo trovato di fronte alle incongruenze della storia. Solidale e compassionevole, ha sempre desiderato un domani per le vittime innocenti. La sua mancanza di fede lo ha lasciato sospeso nell’abisso del dubbio, ma l’esempio di quel Dio tanto umano che ha preferito conoscere l’esperienza dell’abbandono più che abbandonare noi alla nostra sorte gli ha toccato il cuore, facendo sì che la sua opera sia piena di sensibilità cristiana. Qualcosa mi dice che ora gode della pace di Dio.

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