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Spiritualità
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Vi piacciono l’arte e la preghiera? Allora la “visio divina” è quella che fa per voi!

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Tiplyashina Evgeniya | Shutterstock

María Belén Andrada - Catholic Link - pubblicato il 08/11/21

La «visio divina» ci invita a pregare con gli occhi, ed è una strada che ci può aiutare a imparare la preghiera di contemplazione

di María Belén Andrada

Un paio di mesi fa, ho aperto un account su Instagram per condividere illustrazioni con tematiche spirituali e alcune meditazioni.

Nelle ultime settimane ho compreso meglio come l’arte possa aiutarci – e molto! – nel cammino della contemplazione.

Per questo, oggi vorrei condividere una cosa che ho capito meglio: la «visio divina». Starete forse pensando che abbia commesso un errore e volessi riferirmi alla «Lectio divina», una definizione che magari vi suona un po’ più familiare, ma non è così.

La «Lectio divina» ci invita a pregare partendo dalla lettura della Parola di Dio. Possiamo leggere dei passi del Vangelo e chiederci cosa ci dice Dio, e cosa Gli rispondiamo.

La «visio divina», «visione divina» o «sguardo divino», ci invita a pregare con gli occhi, ed è una strada che ci può aiutare a imparare la preghiera di contemplazione.

Prima di parlarvi di questo, vorrei proporre dei brevi chiarimenti e qualche cenno storico (senza annoiarvi, non vi preoccupate).

1. La bellezza naturale per arrivare alla bellezza reale, a Dio

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Dio è la fonte di tutto ciò che è buono, bello e vero. Se vediamo un bel fiore, se ci manca il respiro ammirando un bel paesaggio o se contempliamo semplicemente in silenzio un tramonto, stiamo ammirando qualcosa di bello.

Una “piccola bellezza” che è un piccolo e imperfetto riflesso della bellezza assoluta.

Tutto ciò che vediamo intorno a noi che abbia un minimo di bellezza ci parla – anche se in modo imperfetto – di Dio.

Per questo, quando vediamo un cielo che combina mille colori al tramonto o ci troviamo sulla sommità di una collina possiamo pensare:

“Quanto è grande Dio, che ha creato tutto questo!”, o “Deve esistere Qualcuno che abbia creato tutto questo”.

2. L’arte, la bellezza e Dio

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“Il tema della bellezza è qualificante per un discorso sull’arte. Esso si è già affacciato, quando ho sottolineato lo sguardo compiaciuto di Dio di fronte alla creazione. Nel rilevare che quanto aveva creato era cosa buona, Dio vide anche che era cosa bella”, ha sottolineato San Giovanni Paolo II.

L’arte, contenendo in sé qualcosa di bello, è un mezzo per giungere all’esperienza di Dio. Per questo, il Pontefice aggiungeva:

“Per questo l’artista, quanto più consapevole del suo « dono », tanto più è spinto a guardare a se stesso e all’intero creato con occhi capaci di contemplare e ringraziare, elevando a Dio il suo inno di lode”.

3. L’arte come via per rendere Dio accessibile a tutti

TRINITE
La Trinité, le Retable de Boulbon, vers 1450.

Sono paraguayana. Il primo santo del mio Paese è stato San Roque González de Santacruz, un missionario martirizzato insieme ad altri compagni.

Viene rappresentato mentre sostiene un quadretto della Madonna di Guadalupe perché lo portava per evangelizzare i popoli indigeni.

I nativi non parlavano spagnolo, o lo stavano appena imparando, ma vedendo la Santissima Vergine rimanevano rapiti dalla sua bellezza e si convertivano al cattolicesimo.

Le vetrate nelle cattedrali e nelle chiese antiche avevano lo stesso obiettivo: evangelizzare persone analfabete, raccontando loro la storia della salvezza o la vita dei santi partendo dalle immagini.

Al giorno d’oggi, l’arte può continuare a svolgere questa missione:

“L’arte sacra è vera e bella quando, nella sua forma, corrisponde alla vocazione che le è propria: evocare e glorificare, nella fede e nella adorazione, il mistero trascendente di Dio, bellezza eccelsa di verità e di amore, apparsa in Cristo”, e “conduce l’uomo all’adorazione, alla preghiera e all’amore di Dio Creatore e Salvatore, Santo e Santificatore”.

4. Un chiarimento

HEAVEN

Dio non è l’immagine, né è “contenuto” in un’icona, un affresco o un quadro, ma può parlarci attraverso quelle immagini, che possono portarci a meditare su alcune verità e muoverci al dialogo con il Signore.

Henri Nouwen, ad esempio, ha scritto un libro bellissimo, L’Abbraccio Benedicente, partendo dalle numerose meditazioni che per anni hanno occupato la sua preghiera partendo dalla contemplazione di un quadro di Rembrandt su questa scena del Vangelo.

Ve lo raccomando, non solo per il suo grande contenuto spirituale, ma perché vedrete come un dipinto può suscitare tante emozioni e tante preghiere.

5. «Visio Divina»: qualche consiglio pratico

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“Christ vrai cep”, icône grecque du XVIe siècle.

Vorrei offrirvi alcuni consigli, ma sono certa che col tempo troverete il vostro linguaggio, una via personale e molto intima tra voi e Dio.

— Come in ogni momento dedicato alla preghiera, cercate un luogo silenzioso o in cui poter pregare tranquillamente. Se potete andare in una cappella o in una chiesa è sempre meglio!

— Se riuscite a pregare in una cappella o in una chiesa con un tabernacolo, rimanetegli vicino! Potrete alternare sguardi tra l’immagine che contemplate e Gesù Sacramentato, nascosto nel Tabernacolo. Anche se non “riuscite” a pregare, lo scambio di sguardi è già una preghiera.

— Per iniziare un momento di preghiera potete fare prima il segno della croce o chiedere allo Spirito Santo di aiutarvi, illuminarvi e guidarvi. Se conoscete qualche preghiera introduttiva, potete iniziare con quella.

— Guardate il quadro o l’immagine su cui avete voluto meditare: i dettagli vi dicono qualcosa? Forse lo sguardo di un santo? Vi ricorda qualche scena evangelica?

— Pensate ora: cosa vi dice quel momento? Dove vi collochereste? Chi siete in quella scena? Cosa fareste in quella situazione?

— Rispondete: provate qualcosa? Raccontatelo a Dio. Parlategli di quello che avete nel cuore, e raccontategli perché, guardando quel dipinto, avete provato o ricordato quell’emozione.

— In altri momenti, può aiutarvi il fatto di guardare l’immagine e chiedervi come la descrivereste.

Quale credete sia il tema principale di quel dipinto? Amore, misericordia, speranza, dolore? Parlate a Dio di ciò che vi trasmette. Potete meditare su questo: sull’amore di Dio, sulla Sua misericordia, sulle Sue promesse…

— Prendetevi qualche minuto per riflettere: credete che Dio voglia dirvi qualcosa attraverso quell’immagine? Cosa? E cosa Gli direste voi?

— Vi raccomando di tenere vicino un’agenda o un quaderno, per potervi appuntare luci, idee o propositi che Dio vi comunica nella vostra preghiera.

Raccomandazioni finali

— La cosa più importante è guardare Dio. Non con gli occhi della carne, che stanno osservando un dipinto, ma con quelli del cuore, che è quello che parla con Lui. La “visio divina” riguarda questo.

— Non esiste la “preghiera perfetta” a livello di tecnica. La perfezione non sta nel seguire una serie di passi, di ottenere certe riflessioni ben scritte o nel non distrarvi per un certo tempo.

La perfezione che Dio vi chiede è nell’amore. Non quello delle farfalle nello stomaco, ma quello che si evidenzia perché vivete un rapporto più vicino e intimo con Lui.

Perché Lo amate con il cuore e con la volontà, Lo trattate come una persona e cercate di tenerlo presente nelle vostre giornate, nelle attività, nelle decisioni…

— Nonn vi scoraggiate se ci sono volte in cui vi sembra che Dio non vi dica nulla. Perseverate! Anche se non Lo “sentite”, Egli agisce. Ci saranno volte in cui vi parlerà.

E se non vi parla, agirà ugualmente nel vostro cuore e nella vostra vita, per aiutarvi nel vostro cammino verso la santità.

Se siete catechisti o svolgete qualche tipo di apostolato, potete condividere questi consigli e queste raccomandazioni, e aiutare più persone a pregare!

Diteci nei commenti cosa ne pensate. Avevate sentito parlare della “visio divina”? Vi identificate con questa forma di preghiera?

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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