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8 cose che un sacerdote può fare per una coppia che ha vissuto un aborto

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Di JPRFPhotos - Shutterstock

Ruth Kennedy - Catholic Link - pubblicato il 08/11/21

6) Se il bambino ha un nome, non abbiate paura di usarlo

Vi ho accennato prima, ma la cosa più utile e che ci ha aiutati maggiormente a guarire che siamo riusciti a fare quando abbiamo perso i nostri bambini è stata dare loro un nome. Ci ha aiutati immediatamente a “conoscerli”, in una perdita che ci aveva privati della possibilità di conoscere i nostri figli. Se la coppia vuole dare un nome al bambino, non abbiate paura di usarlo! E non abbiate paura di complimentarvi per la loro scelta!

La coppia potrebbe conoscere il sesso del bambino, o potrebbe scegliere un nome per ogni sesso. Nulla mi dà più gioia che sentire che ci si riferisce ai miei figli in cielo con il loro nome. Il nostro parroco ci ha ricordato lo splendido passo del Vangelo in cui Maria Maddalena, dopo la morte di Gesù, Lo riconosce risorto solo quando Lui la chiama per nome. Un nome ci ha dato la possibilità di riconoscere il nostro bambino.

7) Affermare la personalità del bambino, e l’insegnamento della Chiesa per cui la vita inizia con il concepimento

I nomi affermano anche la personalità del bambino. Indipendentemente dal fatto che la coppia abbia dato o meno un nome al proprio bambino, afferma la realtà di questo figlio. Non dimenticate che possono esserci molte persone intorno alla coppia, in famiglia, tra gli amici, sul posto di lavoro, nei media o online, che non riconosceranno la perdita del figlio. La coppia può ricevere commenti dolorosi sul bambino che “non era ancora un bambino”, o che “non doveva andare bene” o “è tutto nel progetto di Dio”.

Se come sacerdote credete davvero nell’insegnamento della Chiesa per cui la vita inizia con il concepimento, affermate quella vita e riconoscete che si è verificata una morte, riconoscendo e offrendo la speranza della resurrezione e la realtà del paradiso. In base alle circostanze in cui si trova la coppia, si potrebbe essere l’unica persona, o una delle poche, a farlo, e questo farà la differenza nella capacità della coppia di guarire.

8) In caso di aborti ripetuti, continuare a offrire sostegno

Quando ho avuto il secondo aborto non molto tempo dopo il primo, ero terrorizzata dal fatto che il sostegno di familiari e amici si fosse esaurito con il primo caso e avremmo dovuto affrontare quest’altro da soli. Ero anche preoccupata per il fatto che la gente avrebbe pensato che avremmo affrontato meglio il secondo aborto perché ormai avevamo “esperienza” (e invece è stato ancora più difficile a livello emotivo), e infine mi sentivo in colpa per il fatto di chiedere sostegno, di far entrare la gente ancora una volta nella nostra sofferenza.

Per fortuna, la maggior parte dei nostri familiari e amici non la pensava così, e neanche il nostro parroco, che quando abbiamo perso il nostro secondo bambino ci ha offerto esattamente lo stesso sostegno della prima volta. Non avevamo avuto solo “un’altra gravidanza fallita”, ora avevamo due bambini in cielo. Lo ha capito e lo ha onorato, e si riferiva alla nostra piccola famiglia con Dio, che pregava per noi. Abbiamo avuto un secondo servizio in memoria e un semplice ma bellissimo pasto insieme dopo. Ha fatto la differenza.

Per alcune famiglie, l’aborto è un’esperienza che si vive più di un volta, forse molte. Offrite il sostegno che i genitori desiderano; ogni esperienza sarà diversa, e alcuni genitori potrebbero scegliere di non condividere i loro aborti “ricorrenti”, ma se chiedono aiuto offriteglielo con tutto il cuore ogni volta. Ogni bambino conta, e ogni perdita spezza il cuore. Non diventa più facile se accade più spesso.

Si può dire e spiegare molto di più sull’aborto, che è un’esperienza unica per ogni famiglia. Questa è solo la nostra esperienza, ma parlando con altri genitori che hanno perso i propri figli hanno espresso pensieri ed emozioni simili. Se siete un sacerdote e state leggendo questo articolo, per favore, sappiate che potete fare molto per sostenere le famiglie di fronte a un aborto e alla perdita di un bambino, e spero che i punti che ho menzionato possano aiutarvi.

Appendice: parlare di quello che accade ai resti del bambino dopo l’aborto

Una mamma, o i genitori, può provare vergogna o senso di colpa per il fatto di aver perso i resti del proprio bambino in bagno, di aver dovuto scaricare o che non sia stato possibile parlare all’ospedale delle opzioni a disposizione. Quando si verifica un aborto c’è uno shock fisico ed emotivo, e non abbiamo il beneficio del senno di poi o il tempo per considerare cosa sarebbe stato meglio fare.

Può anche essere che i genitori si sentano del tutto in pace con quello che è accaduto; ogni situazione è unica. Quello che accade ai resti di un bambino dopo un aborto non rende i genitori meno amorevoli. Come sacerdote, potreste non avere l’occasione di parlare di questo quando sostenete i genitori dopo un aborto, oppure potrebbero avere delle domande da porvi.

Sostenete la coppia in quello che sceglie di fare in questa situazione, o in quello che accade. Per alcune coppie, la sepoltura è estremamente importante, per altre meno. In moltissimi casi non ci saranno opzioni, e va tutto bene.

Gli aborti sono imprevedibili, anche quando ci sono delle avvisaglie. Possono iniziare in modo così rapido e inaspettato che nello shock e nel trauma del momento, soprattutto a casa in bagno, non c’è la possibilità di conservare i resti del bambino.

Rassicurate la coppia, se è necessario, sul fatto che qualsiasi cosa accada, comunque si svolgano gli eventi in bagno, in ospedale o in qualsiasi altro luogo, non c’è un’opzione giusta o una sbagliata.

Consigli pratici e un po’ della nostra storia

Gli aborti sono tutti differenti. Un bambino perso in un aborto può sembrare molto diverso in base a quanto tempo aveva, alle sue dimensioni e al fatto che l’aborto sia stato “perduto” (avvenendo settimane prima che il corpo se ne renda conto).

Personalmente, ho sperimentato due tipi molto diversi di aborto, ma anche con quello a cinque settimane, in cui non c’era un bambino distinguibile, è stato molto traumatico. Se i genitori lo desiderano, penso che la Chiesa dovrebbe offrire una sepoltura indipendentemente dallo stadio a cui si trovava la gravidanza. Anche se non c’è “niente” se non sangue, è comunque prezioso, e conteneva la vita fisica di un’anima immortale.

Come ho detto in precedenza, ho avuto quasi tre settimane per prepararmi al nostro primo aborto; avevamo fatto un’ecografia in cui ci avevano detto che il nostro bambino non sarebbe sopravvissuto, ma c’è voluto del tempo perché iniziasse l’aborto. Questo ci ha dato come genitori molto tempo per affrontare discorsi difficili su quello che volevamo fare con e per i resti del nostro bambini.

Queste conversazioni, però, avevano bisogno di conoscenza e sostegno. Si parla così poco dell’aborto che in occasione del primo non avevo idea di cosa potesse accadere ai resti del mio bambino, né di quello che avrei dovuto aspettarmi di vedere. Perfino l’ospedale non mi ha preparata molto al riguardo, e all’epoca dell’ecografia ero troppo scioccata per chiederlo. A giudicare dalle mie ricerche su Google, molte donne si sono trovate nella stessa difficoltà. Per fortuna, con l’aiuto dei miei parenti acquisiti e dei miei amici e di alcuni siti web utili, ho capito meglio cosa aspettarmi, il che mi ha aiutata a sentirmi preparata.

Sapevo che nel caso in cui avessi abortito o fossi stata sottoposta a un intervento per aborto in ospedale, quest’ultimo avrebbre rimosso i resti (che nel nostro ospedale significava cremazione). Sapevo che se avessi abortito a casa avrei potuto potenzialmente scaricare via i resti. Non ero spaventata: avevo una forte sensazione che il mio bambino fosse già sano e salvo in cielo, ed ero in pace con l’idea che i suoi resti terreni finissero in quel modo.

Sapevo anche che avevamo la possibilità di tenere i suoi resti, qualunque sembianza avessero avuto, per seppellirli da qualche parte, e abbiamo discusso come avremmo fatto in questo caso. Ci sono articoli che aiutano in questo senso su Google, ma la cosa principale che ho imparato è che i resti del bambino devono essere mantenuti al sicuro e al freddo, in un contenitore adatto (qualcosa come un Tupperware) in un frigorifero fino alla sepoltura, magari con un panno ad avvolgere il contenitore, se lo si ritiene utile. Se avete un giardino privato, potete organizzare la vostra sepoltura.

Se sapete già che andrete in ospedale per un intervento, non esitate a chiedere all’ospedale le possibilità di sepoltura. Sapevo anche che potevo chiamare il nostro parroco per consigli pratici sulla sepoltura, e mia cognata mi ha detto di una parrocchia cattolica che aveva una zona per la sepoltura dei bambini abortiti.

Alla fine, ho abortito entrambe le volte a casa, e nel primo aborto anche in ospedale. In tutti e due i casi non ho tenuto i resti del nostro bambino per la sepultura, pur sapendo che era un’opzione. Perché? Perché in quel momento era troppo traumatico; il mio primo aborto è avvenuto troppo rapidamente e ho perso grandi quantità di sangue, finendo per svenire e dovendo andare in ospedale per un intervento. La conversazione successiva sulla cremazione del nostro bambino è stata la più bella e rispettosa che abbia mai avuto con un membro dello staff medico. So che non è così per tutti, e vorrei che lo fosse. Nel mio secondo aborto ho trovato tutto il processo molto stancante, e ha riportato alla luce il trauma del primo. Ero del tutto in pace per come erano andate le cose, e ho affidato i resti del corpicino di mio figlio (che non potevamo vedere o identificare) alla cura di Dio. Non volevo esercitare pressioni su di me o su mio marito per fare più di quello che riuscivamo a gestire in quella situazione.

Non ho incluso links ai siti web che mi hanno aiutata in parte perché non riesco a ricordarli, ma anche perché i siti cambiano, e le pratiche legali e le regole per la sepoltura variano molto da Paese a Paese. Quello che direi è di essere coraggiosi nelle proprie ricerche online o di chiedere ad amici e parenti che hanno vissuto un aborto.

Scrivete su Google esattamente quello che volete sapere, e aggiungete le parole “cattolico” o “cristiano” per ottenere i consigli appropriati alla vostra situazione. Ci sono molti articoli e blog che vi potranno aiutare a trovare le informazioni di cui avete bisogno.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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