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Offerte con banconote e non con monetine. Il parroco: sono stato frainteso

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Monkpress/EAST NEWS

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 04/11/21 - aggiornato il 04/11/21

A Giussano, alle porte di Milano, le parole di don Sergio Steven, nel bollettino parrocchiale, hanno fatto il giro dei social network. In realtà, erano semplicemente ironiche

Sta facendo il giro dei social network la raccomandazione di don Sergio Steven ai suoi fedeli: per le offerte in chiesa, meglio usare le banconote e non gli spiccioli.

Lo stesso parroco di Giussano, cittadina alle porte di Milano, ha poi chiarito di essere stato frainteso. Ecco come sono andate le cose. 

Il protagonista di questa vicenda: don Sergio Steven.

La “pillola liturgica” sul bollettino della parrocchia

La richiesta di “piantarla” con gli spiccioli per le offerte è arrivata nella pillola liturgica dello scorso ottobre del bollettino parrocchiale. 

«Ricordiamo che la raccolta delle offerte durante le messe non propriamente il mondo di liberarci delle monetine che nessuno vuole», si legge su Pietre Vive, il nome della pubblicazione in quattro fogli diffusa tra i parrocchiani di Giussano, nella zona nord della provincia di Monza, oltre che tra quelli di Birone, Paina e Robbiano, frazioni dello stesso comune.

Nella pillola liturgica del 17 ottobre scorso, Don Sergio Steven, in una nota di colore dai toni ironici che richiama temi legati a una sorta di galateo del fedele durante la celebrazione della messa, ricorda inoltre che anche Gesù e gli apostoli avevano una cassa comune, per le necessità e la carità. E infine che dare un’offerta adeguata alle proprie capacità, rappresenta un segno, una sorta di consapevolezza di appartenere alla comunità in modo consapevole alle sue necessità.

“Mai avrei bacchetto i miei fedeli”

Don Sergio, sacerdote della diocesi di Milano dal 1983, apprezzato autore di vari testi su tematiche di spiritualità biblica e di accompagnamento spirituale, giura che, nello scritto, non c’era alcuna intenzione di bacchettare i propri fedeli.

«Mai mi sognerei di farlo – ha detto il parroco di Giussano al Corriere di Milano – così come mai ho chiesto un euro ai miei parrocchiani, non lo faccio qui in Brianza. E non l’ho fatto neanche nei miei incarichi precedenti. Peraltro Giussano non è certo zona depressa economicamente. Non sarà più la Brianza felix. Ma benessere e una certa prosperità sono ancora tangibili. E infatti non mi sono mai potuto lamentare della generosità di queste persone. Ho fatto esperienza in certe periferie milanesi dove potevi percepire le difficoltà nell’affrontare il quotidiano con disponibilità più limitate. Questa è una realtà diversa». 

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