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Perché gli adolescenti con il Covid sono diventati più omologati e casalinghi?

CarlosDavid | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 04/11/21

Il panorama degli effetti del Covid sui nostri adolescenti attraverso i risultati di una recente ricerca e le evidenze cliniche degli esperti del Bambin Gesù. Le ragazze appaiono più pronte a rimettersi in gioco per recuperare il tempo perduto

L’Associazione Laboratorio Adolescenza e l’Istituto di Ricerca Iard hanno recentemente pubblicato i risultati dell’indagine “Adolescenti un anno dopo”. (Corriere)

Adolescenti omologati dal Covid

Tradizionalmente ricerche di questo tipo hanno costantemente evidenziato ampie differenze all’interno di questa particolare fascia di età. Diversità di stili di vita in base all’area geografica, al fatto di risiedere in un piccolo centro o in una grande città, o di frequentare un indirizzo scolastico piuttosto che un altro.

Maggiori interessi e fruizioni culturali per gli adolescenti delle grandi città rispetto alle realtà più provinciali, insieme però al più ampio fenomeno dell’abuso di alcool.

Consumi alimentari più sani e minore appetizione per i social nei ragazzi di ambo i sessi del meridione rispetto ai coetanei del nord, che invece superavano i primi per l’attenzione prestata ai temi della sostenibilità e della tutela ambientale, oltre che per la pratica di attività sportive.

L’indagine

Quest’ultima indagine, relativa ad un anno veramente sui generis  –  in cui gli adolescenti sono rimasti confinati fra le mura domestiche e costretti alla didattica a distanza , con rapporti sociali con i loro coetanei praticamente azzerati – ha fatto rilevare un notevole appiattimento di queste differenze. 

La psicoterapeuta e sessuologa Loredana Petrone dell’Università di Chieti riflette come esista il rischio di omologazione, e che un’adolescenza diventata più che prudente e casalinga a causa del Covid potrebbe rassicurare maggiormente le famiglie per i minori rischi corsi nell’ambiente sociale esterno, ma verrebbe meno alla sfida non rinviabile della transizione nell’età adulta (Corriere).

TEENAGER, BOY, PORTRAIT

Se a questo si aggiunge che ormai, attraverso la visione delle stesse numerosissime serie televisive che inondano i portali dedicati, anche i modelli di riferimento sono gli stessi per tutti, più di quanto lo fossero mai stati in passato, il rischio di livellamento culturale si fa ancora più alto. 

(Ibidem)

Cresce la percentuale di studenti delle scuole superiori che hanno letto solo libri scolastici

Livellamento verso il basso almeno per quanto attiene i consumi culturali, in parte ampiamente comprensibile relativamente a cinema, teatro, convegni e mostre, ma certamente molto meno rispetto alla propensione alla lettura. 

È infatti aumentata dal 24 al 30% la percentuale di studenti delle scuole superiori che nell’ultimo anno hanno letto unicamente testi scolastici. 

Una nota di ottimismo

Una nota di ottimismo ci arriva dallo psicologo e psicoterapeuta Fulvio Scaparro che ritiene questo arretramento un fenomeno solo temporaneo, strettamente collegato alla contingenza pandemica. 

Mi guardo bene dal credere che siamo in presenza di una sorta di mutazione che avrebbe trasformato una fascia di età che, da quando l’adolescenza è stata “inventata”, è sempre stata il più mutevole, cangiante, inafferrabile periodo della nostra  vita. Noi giustamente fotografiamo quello che sta  avvenendo, ma dovremmo sempre evitare di fissarci su una fotografia. L’adolescente che oggi sperimenta le conseguenze della pandemia e del lockdown, soltanto alla fine del 2019 sollecitava altri pensieri, commenti, preoccupazioni e speranze.  

(Corriere)

Le ragazze più pronte a rimettersi in gioco

Che sia solo lo scatto di un’istantanea o una più duratura mutazione genetica non è possibile al momento dirimerlo. Quello che sembra certo è che il solco che separa i comportamenti e le abitudini dei due generi si fa più profondo. 

Le adolescenti notoriamente più mature nei comportamenti rispetto ai loro coetanei maschi appaiono di aver aumentato il loro vantaggio. Infatti dimostrano di essere più responsabili in quanto maggiormente attente rispetto ai rischi del Covid ed orientate a vaccinarsi, e dall’altro lato più disponibili a riprendere iniziative come quella di partire per un anno di studio all’estero.

L’intraprendenza e il coraggio di mettersi in gioco in tempi di Covid si colora pertanto prevalentemente di rosa, almeno fra i giovani, e questa in momenti così grami è una gran bella notizia. 

La nostra intervista

Abbiamo intervistato la dottoressa Teresa Grimaldi Capitello, Responsabile Psicologia Clinica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma per approfondire alcuni aspetti di questo argomento.

Dal suo punto di osservazione ha potuto riscontrare che il Covid ha omologato gli adolescenti? 

L’omologazione legata all’assenza di un differenziamento culturale era in corso per l’impoverimento del sistema educativo, del sistema scolastico e culturale. Tutte le agenzie sociali che intervenivano nell’arricchimento culturale in questa fascia d’età sono state già prima del Covid sostituite dalla tecnologia e dai social media. Questo elemento ha assunto durante il lockdown e nel periodo successivo un peso enorme. 

L’aumentata percentuale di studenti delle scuole superiori che hanno letto solo libri scolastici può essere spiegata con una flessione del loro umore?

Quello che abbiamo verificato è il fatto che, sia una deflessione dell’umore sia un disturbo dell’attenzione sotto soglia, possono incidere negativamente sulla propensione alla lettura. Il piacere della lettura è diminuito ma era già un dato registrato anche prima della pandemia. La stessa DAD ha indirettamente contribuito al fenomeno in quanto per le sue tipiche dinamiche ha prodotto un netto calo dei tempi di attenzione sostenibili da parte dallo studente medio, a prescindere da eventuali diagnosi cliniche. 

Quali effetti di medio lungo termine secondo lei avrà questa pandemia sul livello di salute fisica e mentale degli adolescenti?

Abbiamo condotto una ricerca con il Ministero dello Sport per misurare quanto l’assenza di attività fisica e sportiva abbia avuto un’incidenza sulla salute dei ragazzi. Quello che abbiamo riscontrato è nel medio e lungo periodo aumenta il ricorso alla medicalizzazione per affrontare problemi che precedentemente erano gestiti attraverso sani stili di vita. Disturbi del sonno, obesità o sovrappeso vengono orientati a trovare una risposta attraverso l’uso di farmaci e in alcuni casi della chirurgia. Soprattutto nei maschi i disturbi del sonno sono correlati all’insufficiente attività fisica, mentre nelle femmine più frequentemente ad una deflessione dell’umore.

In tanti chiedono aiuto per quella che una volta si chiamava fobia sociale. I ragazzi tendono a stare più tempo a casa rispetto al passato, si rifiutano di uscire e di contro mettono in atto forme di autolesionismo non con un obiettivo suicidario ma per esprimere la loro rabbia, una “energia” che canalizzerebbero attraverso le relazioni, l’amore romantico, la socialità. E che invece non potendo scaricarla riversano verso il corpo. 

I processi di gruppalità che hanno subito una massiccia contrazione, adesso si stanno pian piano ricostruendo. Ma alcuni di questi ragazzi arrancano rimanendo in disparte. Fare amicizia, praticare nuovi sport, cambiare scuola, gruppo, comitiva, classe, prendere parte a gruppi scout, sono iniziative che in questa fase stentano a realizzarsi perché c’è molta ansia: sia di incontrare l’altro che da performance. 

Alcuni la vivono più come “mi spaventa il giudizio dell’altro” inteso, altri la vivono maggiormente come “non sono capace, non sono all’altezza” di sostenere quella situazione, quella sfida… Chi non si ritira e ingaggia la sfida la vive comunque con maggiore stress rispetto al passato. 

È vero che le ragazze stanno reagendo meglio dei loro coetanei maschi come sostiene questa ricerca dell’Associazione Laboratorio Adolescenza e dell’Istituto di Ricerca Iard?

Anche nella nostra ricerca abbiamo notato che ci sono differenze: i maschi evidenziano una maggior ansia da performance, mentre le femmine tendono di più ad evidenziare una deflessione dell’umore. Il trend che dagli anni 70 ad oggi ha portato a numerose conquiste per le donne, vede le ragazze divise in due ambiti: quelle che manifestano un disagio legato ad una deflessione dell’umore e quelle che invece sono più resilienti e più volitive, determinate, più in grado di affrontare delle sfide. Questa diversificazione nei maschi la notiamo molto meno, c’è molto più un appiattimento dei comportamenti e un’omologazione, orientandosi verso le stesse attività per certi maggiormente rassicuranti. Per loro non è un momento per affrontare nuove sfide diversamente da quanto avviene culturalmente nel mondo femminile. 

Ha avuto modo di osservare dei fenomeni positivi tra gli adolescenti prodotti da questa pandemia?

Ciò che vedo è che molti adolescenti hanno compreso che i social media possono avere un effetto nocivo cercando di moderarne l’uso. Questa nuova consapevolezza è scaturita proprio perché c’è stata una “sbornia” tecnologica nel periodo del lockdown. Per cui si assiste ad una maggiore accettazione dei limiti che i genitori cercano di porre all’uso degli smartphone. Sono loro stessi a preferire la scuola in presenza ed esperienze in prima persona rispetto a quelle a distanza. Alcuni di loro sono diventati anche finalmente consapevoli che le loro difficoltà rispetto al sonno si riducono non utilizzando dopo una certa ora cellulari, computer ecc… C’è in definitiva una maggior consapevolezza sull’importanza di un uso più moderato e sostenibile degli strumenti tecnologici. 

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