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Con Cristo la morte diventa una porta spalancata sulla vita

Di witsarut sakorn|Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 02/11/21

La memoria liturgica dei nostri cari defunti è soprattutto memoria di vita, di destino che si compie, di eternità che attende ognuno di noi. Da quando Gesù è risorto la morte è diventata un passaggio per la nostra vera destinazione.

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».(Gv 6,37-40)

Memento mori

Il pensiero della morte è un grande esercizio di realtà per ogni uomo e donna di questo mondo. Per un cristiano però il pensiero della morte non è solo l’esperienza di scontrarsi con la verità che la nostra vita ha un limite, un argine che la racchiude.

Un cristiano sa che davanti alla morte deve starci in piedi, perché Gesù è venuto a strapparci dal buio e dallo smarrimento mettendoci nelle condizioni di vivere la morte con una prospettiva nuova.

Gesù è venuto per salvarci

Da quando Gesù è entrato nella storia noi non siamo più perduti, siamo invece afferrati da un bene che non ci lascia soprattutto quando le nostre forze e le nostre possibilità finiscono. È nel dna vocazionale di Gesù: “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno”.

Nulla di ciò che ami andrà perduto

Ecco perché oggi celebriamo non solo una memoria liturgica legata a chi amavano, ma celebriamo una liturgia che ci ricorda che nulla di ciò che abbiamo amato è andato perduto. La resurrezione è la luce nuova che ci aiuta a rischiarare il buio della morte. In questo senso la gloria dei santi celebrata ieri è l’unico fondale autorizzato a fare da sfondo al ricordo dei fedeli defunti.

Siamo fatti per la vita

Non siamo nati per la morte, siamo nati per la vita, e il nostro destino è la vita non la morte. E se la morte esiste è solo perché è un passaggio. Gesù ha trasformato in porta ciò che prima era solo muro. È così che dobbiamo accogliere la morte: non come un muro contro cui sbattere, ma come un soglia da attraversare.

L’esperienza dell’incontro con Cristo è esattamente questo passaggio: “Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. La fede è credere o meno a questo fatto decisivo per cui la vita sta in piedi o cade.

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