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L’«Eterno riposo» ma non solo, come possiamo pregare per i nostri defunti

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Toscana Oggi - pubblicato il 31/10/21

Come pregare per i nostri defunti? Lo spiega il teologo

Oltre all’eterno riposo, ci sono preghiere che si possono fare per i defunti? Quale può essere il modo consigliato dalla Chiesa e dalla tradizione cristiana per mantenere attraverso la preghiera un contatto con i propri cari?
Fiammetta Fiori

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale

La preghiera per i defunti è documentabile fin dalle origini del Cristianesimo. Le primitive iscrizioni sepolcrali ci offrono preziose testimonianze, come, ad esempio, la preghiera di un figlio per il proprio padre: «Concedi il riposo all’anima di mio padre Sinete, tu che sei il riposo, la vita e la risurrezione». I Padri della Chiesa raccomandano molto questo tipo di preghiera, da Tertulliano ad Agostino, da Ambrogio a Gregorio di Nazanzio, che così prega per il fratello morto: «Accogli oggi il nostro fratello Cesario quale primizia del nostro pellegrinaggio».

Anche nel periodo medievale abbiamo stupende orazioni per i defunti, come quelle composte da santa Gertrude, che così si rivolge a Dio:

«Ti saluto e benedico, dolcissimo Gesù, ti adoro e ti ringrazio per tutti i benefici di cui hai colmato la tua gloriosa Madre e tutti i tuoi eletti. Desidero unirmi ora all’amore dei tuoi santi che ti glorificano e ti ringraziano per la salvezza ottenuta per mezzo della tua Incarnazione, Passione e Risurrezione e ti prego di supplire con i meriti e con le preghiere della tua e nostra Madre Immacolata e dei santi a quanto manca a quell’anima per giungere nella Patria beata e poter godere per sempre della tua presenza. Amen».

Questo tipo di preghiera è attestato costantemente nella tradizione spirituale della Chiesa, fino ai nostri giorni. Madre Teresa, Padre Pio e molti altri hanno composto preghiere per i defunti. Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea al numero 958 l’importanza di questo tipo di orazione:

«La Chiesa di quelli che sono in cammino, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana ha coltivato con una grande pietà la memoria dei defunti e, poiché “santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati” (2 Mac 12,46), ha offerto per loro anche i suoi suffragi . La nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore».

Al numero 1032 sottolinea inoltre che «fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti».

Papa Francesco in un’omelia del 5 novembre dello scorso anno, ricordava quanto sia importante e significativa la preghiera per i defunti: «La preghiera in suffragio dei defunti, elevata nella fiducia che essi vivono presso Dio, spande i suoi benefici anche su di noi, pellegrini qui in terra. Essa ci educa a una vera visione della vita; ci rivela il senso delle tribolazioni che è necessario attraversare per entrare nel Regno di Dio; ci apre alla vera libertà, disponendoci alla continua ricerca dei beni eterni».

In una catechesi sulle opere di misericordia del 30 novembre 2016 si soffermava inoltre sul significato di questa forma di preghiera così cara ai cristiani in ogni tempo, evidente espressione di amore, di affetto, di autentica pietà: «Pregare per i defunti è, anzitutto, un segno di riconoscenza per la testimonianza che ci hanno lasciato e il bene che hanno fatto. È un ringraziamento al Signore per averceli donati e per il loro amore e la loro amicizia. La Chiesa prega per i defunti in modo particolare durante la Messa.

Dice il sacerdote:

“Ricordati, Signore, dei tuoi fedeli, che ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace. Dona loro, Signore, e a tutti quelli che riposano in Cristo, la beatitudine, la luce e la pace” (Canone romano). Un ricordo semplice, efficace, carico di significato, perché affida i nostri cari alla misericordia di Dio. Preghiamo con speranza cristiana che siano con Lui in paradiso, nell’attesa di ritrovarci insieme in quel mistero di amore che non comprendiamo, ma che sappiamo essere vero perché è una promessa che Gesù ha fatto. Tutti risusciteremo e tutti rimarremo per sempre con Gesù, con Lui».

La preghiera del Canone romano che viene citata ci fa comprendere come la liturgia abbia la capacità di educare, di plasmare anche la nostra preghiera personale, come attestano le preghiere composte dai santi di ogni tempo. Tra queste vorrei segnalare a conclusione una bella preghiera di S. Ambrogio, ricca di speranza, che mi sembra particolarmente significativa anche per il presente:

«Signore Dio,/non possiamo sperare per gli altri/ più di quanto si desidera per se stessi./Per questo io ti supplico: non separarmi/dopo la morte/ da coloro che ho così teneramente amato sulla terra./ Fà o Signore, ti supplico/ che là dove sono io gli altri si trovino con me,/ affinché lassù possa rallegrarmi della loro presenza,/ dato che ne fui così presto privato sulla terra./Ti imploro Dio sovrano,/ affrettati ad accogliere/questi figli diletti nel seno della vita./ Al posto della loro vita terrena così breve,/ concedi loro di possedere la felicità eterna».

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