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Stella del Mattino: un’avventura educativa parentale sotto la protezione di Maria

Courtesy of Stella del Mattino

Paola Belletti - pubblicato il 30/10/21

E la forza della Stella del Mattino è che sa dove andare?

Sì, con l’assoluta libertà di andarci. Per esempio noi mettiamo più ore di attività all’aperto in primavera. L’orario si fa in funzione di cosa è meglio per i ragazzi.

E’ come un ecosistema dove la vita più importante da favorire è quella dei ragazzi

Dentro l’orizzonte che ci hai mostrato qual è la vostra visione della persona in formazione e cosa chiedi ai professori, come loro coordinatore?

Non esiste uno standard richiesto ma una posizione umana condivisa: insieme vogliamo aiutare il ragazzo a far emergere le sue fatiche e i suoi talenti rassicurandolo sul fatto che non è misurato sulla prestazione.

Ma i voti? Domanda provocatoria: diamo medaglie a tutti per non far restare male nessuno?

No assolutamente, diamo anche noi le insufficienze. Però lo facciamo con questo messaggio: “Ti do 4, ma ti voglio bene lo stesso”. Mi è capitato di dare insufficienze e poi uscire a giocare a calcio con loro. Che è come dire che la stima prescinde da quello, giudico solo la prestazione e cerco di capire qual è il problema. Questo noi chiediamo ai professori oltre a competenza nella disciplina e capacità didattica, che sono imprescindibili.

Capitolo compiti a casa

Quello che fanno a scuola è più importante che il compito a casa. Il loro profitto viene dal modo di lavorare in classe.

Domanda un po’ alla Nembrini: noi educatori siamo dei seminatori ma se ogni tanto qualche soddisfazione la date anche a noi siamo contenti (semicit).

Dove e cosa si raccoglie, educando? Io mi sono accorta del valore di quella professoressa a 20 anni.

Sì questo è verissimo. Tante cose io stesso come professore le ho scoperte solo dopo. Ho ex studenti del liceo che mi hanno cercato come testimone di nozze o padrino dei loro figli e così mi hanno testimoniato concretamente il valore di quello che avevo seminato e dall’altro mi hanno spiegato i motivi, cosa che io nell’immediato non percepivo.

Un insegnante deve avere la coscienza che quello che fa è nelle mani di un Altro. Nel senso che se un insegnante non è cattolico tende a misurare l’esito del suo lavoro sull’immediato che non è detto che accada. Per questo può sopraggiungere un certo cinismo perché si ha come l’impressione di lavorare per niente.

Cosa sostiene allora un insegnante in quest’impresa che ha dell’eroico?

Quello che salva è la coscienza che sei chiamato a fare bene il tuo pezzo, che non sei tu che salvi il mondo, insieme alla pacifica speranza che nel tempo quello cha fai ora servirà.

Ma la questione vera è l’amicizia tra gli insegnanti. Un altro punto debole della media statale è che ogni insegnante è solo e allora l’unica aspettativa si riversa sui ragazzi, il che aumenta la tensione. L’unica cosa che permette questa baldanza ingenua, che vedo nella nostra scuola, questo impegno totale ma senza ricatto nel lavoro educativo è l’amicizia tra adulti.

Vale anche per te, immagino

Ogni volta che inizia l’anno mi dico “ma chi me lo fa fare?” poi l’amicizia con Matteo, Stefano, Marcello e gli altri mi fa ripartire e quando sei dentro è bello. E ci sono comunque degli esiti: quando sento genitori che ci dicono “l’anno scorso non voleva mai andare a scuola e quest’anno si alza presto, si veste e vuole andare a scuola in anticipo”; e in classe o a ricreazione li vedi contenti, ecco mi sembra un buon risultato, per cui sentirsi soddisfatto e grato. Stamattina per esempio le lezioni sono state impegnative, ma vedere le loro faccette, l’entusiasmo, le loro domande, tutto questo mi commuove.

A proposito di domande dei ragazzi: ce n’è qualcuna in particolare che ricordi?

Per esempio, abbiamo affrontato Dante e parlando della sua vita, dell’incontro con Beatrice loro uscivano con domande buffe:

Ma come era innamorato di Beatrice e non l’ha sposata? Allora ha tradito sua moglie.

E ho spiegato loro che l’amore per Beatrice lo ha fatto arrivare a Cristo e attraverso Beatrice ha imparato ad amare di più sua moglie. Oppure parlando degli ignavi e della loro collocazione nell’Antinferno sono emerse domande come questa:

Perché bisogna dare la vita per un ideale?

E’ bello vedere che da un lato non sanno quasi nulla della vita, ma dall’altro iniziano a chiedersi il perché, glielo ripeto sempre:

“voi dovete chiedervi sempre il perché di tutto”

Ed è bellissimo vedere che nella piccolezza della loro età cercano, provano. Se il lavoro è su questo è bellissimo.

Ci sono altri momenti significativi che ricordi e che danno l’idea anche dell’aria che si respira alla Stella del Mattino?

A proposito della gita con cui abbiamo inaugurato l’anno scolastico: c’era l’esperienza del rafting sul fiume Adige ed è stata bella, ma ancora più di quello li ha entusiasmati lo stare insieme, giocare a ruba bandiera figurata: serviva organizzazione, dovevano realizzare le figure, cadevano ed erano buffi e così si sono conosciuti un po’ meglio, hanno iniziato a godere della loro compagnia reciproca. E’ così che deve essere! Per cui poi diventa molto più strano vedere una ragazzina di 11 anni incollata allo smartphone, atteggiandosi da adulta. Hanno un bisogno enorme di questa normalità, che oggi rischia di essere un’eccezione.

Qualche altro episodio emblematico che ricordi?

Mi ha fatto molto ridere durante la prima lezione di storia in prima media un episodio: sai io parlo un po’ col vocione, ho un modo di pormi un po’ forte… una bambina dopo dieci minuti di lezione alza la mano e mi dice: “Lei mi fa un po’ paura”

E io le ho risposto “bè è un ottimo inizio!”. Intanto ha avuto il coraggio di alzare la mano e di dirmelo e dopo in realtà le ho parlato ed è nato un bel rapporto, ora mi fa domande con più tranquillità e libertà. Anche questa ingenuità fa tenerezza.

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