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Maid: essere madre, un amore che resiste quando tutto crolla

MAID, NETFLIX, FILM

Netflix ITA | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 29/10/21

Con una famiglia sbandata alle spalle e un fidanzato violento, la giovane Alex ha messo al mondo una figlia. Anziché essere un'obiezione (come vorrebbe certa ideologia), la maternità è il punto di forza in un mondo cinico e indifferente.

Mentre gli occhi del mondo intero erano puntati su Squid Game, un’altra serie Netflix ha scalato le classifiche in modo molto più sorprendente. Maid, 10 episodi, è tutto quello che credevamo non si potesse più dire e applaudire sulla maternità.

“Non è il momento giusto per mettere al mondo un figlio”

La miniserie Maid viene presentata sinteticamente così: la storia di una madre single che lavora come domestica per poter mantenere la figlia. Si accenna anche fatto che la giovane madre fugge da un compagno violento. Il tenore delle recensioni che circolano non si discosta da questa cornice, ma chi l’ha visto sa che in ballo c’è molto altro.

E’ soprattutto un sasso che rompe le uova nel paniere di una certa lettura imperante della realtà non proprio mum-friendly. Nella storia si osa dire che la maternità è l’alleato migliore che una giovane donna ha in mezzo all’inferno.

La recensione più sintetica e sensata potrebbe essere: una miniserie che finalmente frantuma l’abbaglio del ritornello “Questo non è il momento giusto per mettere al mondo un figlio”.

Adattare le circostanze all’anima

Grava, sui giovani soprattutto, l’errore di una visione distorta per cui per fare bene qualcosa occorre che le circostanze siano appropriate, vantaggiose, calcolate. E’ l’abbaglio moderno che Chesterton sintetizzò così:

Questa è la gigantesca eresia moderna: modificare l’anima umana per adattarla alle condizioni, invece di modificare le condizioni per adattarle all’anima umana.

G. K. Chesterton, Cosa c’è di sbagliato nel mondo

Alex è una madre poco più che ventenne di una bimba di 3 anni. Lascia il compagno alcolizzato e ha solo qualche decina di dollari in tasca. Alle spalle ha una madre fuori di testa e un padre assente. Non ha lavoro, non ha un’auto e non ha una casa. Incontrerà ogni ostacolo possibile lungo la strada per cavarsela. Su un qualsiasi giornale questa trama sarebbe stato l’assist perfetto per alzare l’indice e lodare una pianificazione consapevole della maternità con annesso ripasso dei sistemi di contraccezione.

Nel film l’unica cosa che non è mai in dubbio e anzi sostiene ogni passo, strappandolo alla disperazione, è l’amore incondizionato tra mamma e figlia – che richiede sacrifici pazzeschi ma tutt’altro che vani. In mezzo a circostanze infernali l’anima di Alex mette in discussione tutto, ma non il fatto di essere madre. Anche nelle peggiori circostanze possibili, il viso di sua figlia è ciò a cui ancorare tutto il resto.

Non è un cesso di vita

Ci si è impegnati parecchio a far entrare nella testa delle donne che diventare madre è una scelta. Non è riconoscere una presenza, ma è un atto volontario fatto di valutazioni e progettazione: oggi parlare di scelta – in tema di maternità – significa soprattutto sceglieredi no, facendo un lungo elenco di obiezioni.

Alex, la protagonista di Maid, è una ventenne di oggi, nessuna cornice morale e molto disagio: vive col il fidanzato Sean in una casa mobile in mezzo a un bosco. Pochi soldi, molte birre. Hanno pessime famiglie alle spalle e vivono alla giornata. Non dovrebbero mettere al mondo dei figli, sarebbe un ostacolo sgradito e non sarabbero adeguati come genitori. Invece …

La gravidanza non pianificata è il motore della trama: gli abusi psicologici ed emotivi di Sean nei confronti di Alex cominciano nel momento in cui lei non fa quello che dovevaessere scontato, abortire.

(Però, questo giovane sbandato – alcolizzato, violento, eppure capace di empatia proprio perché ferito nel profondo – si scoprirà padre premuroso, anche se incapace).

Alex lascia Sean quando i segni della violenza di lui diventano forti. E da quel momento lei comincia una vita di stenti, in cui ogni passo è epico e drammatico: deve elemosinare un lavoro, farsi strada nella giungla dei sussidi statali, accudire una bambina piccola che si ammala, ricevere indifferenza e insulti dai genitori a cui chiede aiuto.

L’unico punto fermo nella disperazione crescente è l’amore incondizionato e devoto per Maddy, la figlia. Questa è la roccia che permette ad Alex di tenere la testa alta dentro ogni sasso in cui inciampa. Lungi dall’essere un’obiezione, la maternità è l’unica luce in un mondo cinico e indifferente. E sarà il suo sguardo di madre, custode di un seme prezioso in mezzo alla tempesta, a portare il bene dentro circostanze molto sporche.

L’orizzonte complessivo è quello di una vita ai margini, fatta di povertà e precarietà. E dentro questa cornice, Alex si rimbocca le maniche e lavora come donna delle pulizie. Cessi, cucine e tuguri da pulire; ma anche case elegantissime e vuote di vita. Entrare in questi spazi domestici è tutt’uno con il trovarsi a tu per tu con ipotesi familiari opposte, follie e silenzi, gesti di amore incondizionato, solitudini micidiali. Alex pulisce e fa pulizia dentro di sé immedesimandosi nelle storie di ogni casa.

La famiglia può essere un dolore che redime

Sul set di questa serie Netiflix madre e figlia hanno recitato accanto. Margaret Qualley, l’attrice che interpreta la protagonista Alex, è figlia dell’attrice Andy McDowell che sulla scena è al suo fianco proprio nel ruolo di mamma. Ed è una madre dai tratti devastati: Paula è una donna con disturbo bipolare, artista pazzoide che passa da un fidanzato all’altro. Non si fa problemi a voltare le spalle alla figlia per tenersi un uomo, la ama profondamente in altri momenti, la pianta davanti alle sfide decisive, la sostiene con una visione follemente positiva sulla vita.

La famiglia è un mostro, verrebbe da dire. Ed è così, nel senso che è uno strano mistero in cui non sono le competenze e i comportamenti all’altezza a produrre figli felici e perfetti. Alex è figlia di pessimi genitori, cresciuta in mezzo al girotondo di fidanzati occasionali della madre, eppure la vediamo diventare una madre premurosa, tenace, disposta a ogni sacrificio. Come è possibile? Sto lodando i genitori irresponsabili? No.

Chi tra noi ha alle spalle una famiglia ‘rotta’ o solo un po’ incrinata può dirlo. Ci sono affetti inadeguati da cui traluce la certezza inossidabile che possiamo volerci bene anche molto malamente. Dal dolore della consapevolezza di non saper amare come si deve sgorga una tenacia molto solida nel rigettare l’indifferenza, i soprusi, il cinismo. L’amore di Alex per sua figlia nasce dalla nostalgia di essere amata. E quando qualcosa ci manca in modo viscerale, ne capiamo il valore in modo ancora più assoluto, siamo pronti a donare senza riserve ciò di cui siamo stati privati.

Sono proprio le ferite a rendere questa giovane mamma una presenza empatica accanto a tutti quelli che incontra, ciascuno con il suo bagaglio di dolore.

Di puntata in puntata vediamo fiorire una giovane donna che nel fare di tutto per accudire sua figlia, fa anche di più: diventa madre di sua madre, madre del fidanzato sbandato, madre della donna ricchissima a cui pulisce la casa, madre di altre donne vittime di violenza. E cosa vuol dire madre? Un paio d’occhi e un’anima solerti ad accogliere, che non pianificano ma stanno dentro tutto ciò che accade senza risparmiarsi.

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