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Un grave imprevisto ha cambiato la vita a Bergoglio quando era ragazzino

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AFP PHOTO/Bergoglio family

Il giovane s

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 28/10/21

Jorge Bergoglio era un ragazzino come tanti altri a Buenos Aires. Collezionava francobolli, giocava a calcio, ascoltava la radio. Ma un serio problema di salute della madre cambiò i piani della famiglia e del futuro Papa. Ecco cosa accadde

Buenos Aires, anni ’40: la famiglia Bergoglio vive da anni, stabilmente, nella capitale argentina. E’ qui che l’infanzia e l’adolescenza del futuro Papa Francesco scorrono come quella di molti altri coetanei. Fino a quando in famiglia non accade un imprevisto. Cioè l’inattesa malattia della madre. E’ allora che cambia la vita di Jorge Bergoglio. 

A raccontare questa storia è il libro gli Anni oscuri di Bergoglio” (Ancora editrice), a cura di Javier Cámara e Sebastián Pfaffen, che ricostruisce la vita di Papa Francesco sin da quando era piccolo, con molti aneddoti e retroscena che pochi conoscono.

La passione per il San Lorenzo

Di quei primi anni della sua infanzia, Papa Francesco ha confidato più di una volta che gli piaceva collezionare francobolli, leggere, giocare a calcio e accompagnare suo padre a giocare a pallacanestro nel campo sportivo di San Lorenzo. Con sua madre invece gli piaceva ascoltare l’opera alla Radio di Stato ogni sabato alle due del pomeriggio, e anche cucinare. 

ARGENTINA
Papa Francesco con la maglia del San Lorenzo, la sua squadra del cuore che ha imparato a tifare sin da bambino.

Così Papa Francesco imparò a cucinare

Lui stesso racconta un fatto doloroso per la sua famiglia che lo ha portato ad imparare a cucinare. Nel febbraio 1948 (Jorge Bergoglio non aveva ancora compiuto 10 anni), per diversi mesi, sua madre perse le capacità motorie dopo aver dato alla luce la quinta ed ultima figlia. Questa situazione obbligò i figli a collaborare in tutti i compiti casalinghi. Quando tornavano da scuola, la madre li aspettava con gli ingredienti per preparare il pranzo sulla tavola. 

Le “paellas”, fettine panate

Dovevano rimboccarsi le maniche e seguire le indicazioni che dava loro la madre, seduta in un angolo della cucina. “Così abbiamo imparato a cucinare. Tutti sappiamo fare qualcosa, almeno le fettine panate”, ha detto lo stesso Bergoglio quando era cardinale. Con il tempo, imparerà a fare buonissime paellas, piatto con cui onorava i fratelli della Compagnia di Gesù ogni 31 di ottobre, in cui si celebra il santo patrono dei fratelli coadiutori: sant’Alonso Rodríguez.

Il collegio salesiano 

I problemi motori della madre portarono suo padre a prendere un’altra decisione che si rivelerà importante nell’infanzia di Papa Francesco: lo mandò insieme al fratello Oscar al Colegio Wilfrid Barón de los Santos Ángeles, a Ramos Mejía, mentre la terza sorella, andò al Collegio di Maria Ausiliatrice.

La scelta delle scuole salesiane segnò Jorge per sempre. Di fatto, è stato lì, mentre frequentava la prima media, che ha sentito la prima chiamata al sacerdozio. A tale proposito, padre Jorge scriverà nel 1990, quando si trovava a Córdoba: “Ne parlai con il famoso ‘pescatore’ di vocazioni, padre Martínez, però dopo ho cominciato le superiori e ciao”.

Un giovane Jorge Bergoglio con mamma Regina e papà Mario.

Problemi economici

Era poco più di un ragazzino, però quello stesso anno in cui suo padre lo iscrisse alle superiori gli disse: “Conviene che allo stesso tempo incominci a lavorare, durante le vacanze ti troverò qualcosa”. L’idea del padre lo destabilizzò, perché come lui stesso ricorda non avevano necessità economiche che potessero giustificare tale decisione. “Non ci avanzava niente, non avevamo la macchina né andavamo in vacanza, però neanche ci mancava nulla”. 

La fabbrica di calze

Comunque obbedì e cominciò a fare le pulizie nello studio di commercialisti dove lavorava il padre. Tre anni dopo in una fabbrica di calze e negli ultimi mesi delle superiori in un laboratorio di analisi chimiche.

In varie occasioni, ricordando quella volontà del padre di trasmettergli l’amore per lo studio e per il lavoro, Bergoglio lo ha ringraziato: “Il lavoro è stata una delle cose che più mi hanno fatto bene nella vita e in particolare nel laboratorio ho appreso il bene e il male di tutto il lavoro umano”.

Il laboratorio di analisi cliniche

In quel periodo lavorava dalle 7:00 alle 13:00. Poi, dopo pranzo an- dava a scuola fino alle 20:00. Era un laboratorio di analisi di materie grasse, acqua e cibo. Bergoglio collaborava facendo il controllo bromatologico dei campioni inviati dalle fabbriche. Lì ha conosciuto Esther Ballestrino di Careaga, che il Papa ricorda come “un capo straordinario”. 

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Bergoglio a Buenos Aires con i suoi amici.

La battaglia di Esther

Era un’esperta in chimica, militante comunista, che durante la dittatura argentina ha sofferto il sequestro di una figlia e del genero. Annoverata tra le fondatrici delle Madres de Plaza de Mayo, lei stessa venne sequestrata e assassinata (fu gettata in mare da un volo militare) insieme alle suore francesi Alice Domon e Léonie Duquet. Il suo cadavere è stato ritrovato in una spiaggia della costa di Buenos Aires e sepolta in una fossa comune. Diversi anni dopo è stato identificato dal Reparto Argentino di Antropologia Forense, che ha lavorato anche nelle fosse comuni della dittatura militare rinvenute a Córdoba.

La scuola tecnica industriale 

Il Papa ha studiato nella Scuola Tecnica Industriale n. 12. A quel tempo le lezioni si tenevano in una normale casa di quartiere e la scuola aveva pochi alunni. Lì apprese chimica e fisica, anche se i suoi vecchi compagni raccontano che spiccava in letteratura, psicologia e, principalmente in religione.

Ore ed ore a leggere

Gli amici d’infanzia di Papa Francesco, lo ricordano giocare a calcio e a pallacanestro dopo le lezioni, però assicurano che era più portato per le materie umanistiche. Raccontano che stava sempre con qualche libro in mano. 

A volte arrivava nella piazza del quartiere e li rimaneva per ore a leggere. Altri ex compagni di scuola ringraziano per l’aiuto che offriva nello studio, anche se non frequentavano lo stesso corso. Tutti dicono che era un bravo studente, buono, educato e sempre preciso, e quando arrivava in piazza si toglieva la divisa e cominciava a giocare come uno qualunque.

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