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Una bimba afghana venduta dalla famiglia per 500 dollari, tanti come lei

AFGHAN BABY GIRL

BBC news | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 27/10/21

Tenerla e morire tutti di fame, venderla e poter dare da mangiare agli altri figli. Troppe famiglie affrontano l'inconcepibile. L'Afghanistan precipita in un abisso di disumanità.

L’Afghanistan è un paese fuori dal mondo. E non solo perché il regime dei Talebani ha tagliato i fondi stranieri e ha eretto un muro invalicabile a ogni comunicazione esterna, ma perché il collasso della situazione sociale ed economica sta costringendo gran parte della popolazione a vivere in una condizione che è aliena da ciò che si può definire umano.

Un tragico inverno alle porte, vittime soprattutto i bambini

L’Afghanistan è sull’orlo di una catastrofe, alimentare e umanitaria a tutti gli effetti. Un rapporto delle Nazioni Unite ha lanciato l’allarme sottolineando che il 98% della popolazione è sulla soglia di povertà. I più colpiti saranno i bambini.

Un’emergenza che nel prossimo futuro riguarderà oltre 23 milioni di civili. Conflitti, siccità, crisi economica stanno mettendo a dura prova la vita degli afghani. Da quando i talebani sono tornati al potere, gli aiuti sono stati dimezzati, i fondi internazionali che sostenevano la fragile economia del paese sono stati bloccati.

Da Euronews
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Con l’inverno alle porte lo scenario precipiterà in una strage di proporzioni immani. Lo ha dichiarato ad Ansa il dottor Chris Nyamandi, Direttore Regionale di Save the Children in Afghanistan:

In Afghanistan più di 5 milioni di bambini – sottolinea l’organizzazione in una nota – sono a un passo dalla carestia e milioni di giovani vite sono a rischio dal momento che il Paese sta affrontando la peggiore crisi alimentare di sempre. L’inverno è alle porte e 22,8 milioni di persone, tra cui 14 milioni di bambini, saranno vittime di livelli emergenziali di insicurezza alimentare.

Da Ansa

Vendere una figlia per non morire di fame

Tra gli elementi che aggravano la situazione afghana c’è l’evidenza che il mondo dell’informazione è stato tagliato fuori dal paese. L’urlo del popolo sarà percepito oltre confine come un flebile sussurro. Perciò, quel che trapela assume il valore di una testimonianza da non perdere nei rivoli della cronaca internazionale.

Una giornalista indiana che lavora per BBC News è riuscita a entrare nel paese e a documentare la situazione in alcuni ospedali di Herat e la situazione delle famiglie nelle zone rurali circostanti. Sono 5 minuti di video che gelano il sangue, quelli che Yogita Limaye ha diffuso tramite il canale inglese. C’è da immaginare che dietro questo breve reportage ci sia il coraggio di una donna e di una troupe che sono stati esposti a grossi rischi.

Quello che in presa diretta possono così vedere i nostri occhi è innanzitutto il collasso degli ospedali afghani: tagliati i fondi stranieri, non c’è modo di reggere l’urto dell’emergenza in corso. Madri si precipitano coi loro figli malnutriti e a rischio di morte; vengono soccorsi da personale medico che non è pagato da mesi, in strutture ormai prive di supporti adeguati. Una di queste mamme piange davanti alla telecamera, il figlio di 3 mesi mesi sta assumendo qualche goccia di latte attraverso un sondino nel naso:

Il dolore che prova mio figlio lo provo anche io. Solo Dio sa cosa sento quando lo guardo. E ho altri due figli che stanno morendo di fame perché non abbiamo soldi.

Da BBC News
AFGHANISTAN, REFUGEES, GIRLS

Spostandosi dagli ospedali alle zone rurali attorno a Herat, la giornalista s’imbatte in una storia umana che sta facendo il giro del mondo. Che diventi virale ha senso solo se può diventare strumento per una mossa umanitaria reale, solerte.

Una famiglia la accoglie nella stanza spoglia dove vive, 3 figli piccoli ma già autonomi e una bimba in una culla di fortuna. Non mangiano da giorni, il marito lavorava raccogliendo spazzatura ma anche questa fonte di sostentamento è andata perduta. Parla per prima la madre:

Gli altri miei figli stanno morendo di fame, così abbiamo venduto mia figlia. Come posso non essere triste? E’ mia figlia.

Moriamo di fame, abbiamo dovuto farlo

La bimba dorme ed è avvolta in panni colorati, avulsa dal contesto sembrerebbe il ritratto della serenità beata. Un uomo ha pagato in anticipo 250 dollari a questa famiglia per avere la bambina da dare in sposa a suo figlio. Che sia la verità non è dato saperlo. Che possa esserci dietro uno scenario peggiore è molto probabile.

Verrà a prenderla quando la piccola sarà in grado di camminare e darà alla famiglia l’altra metà della cifra pattuita, 250 dollari. Il valore complessivo di questa bambina è di 500 dollari che permetteranno alla sua famiglia di sopravvivere qualche mese.

Qui non è più una questione di bene o male, di trovare il commento appropriato alla storia, di aggrapparsi a una cornice morale. Questi genitori non hanno scelto una soluzione estrema. La scelta esiste in condizioni di libertà, anche minima. Siamo di fronte a un’oppressione che lascia l’essere umano a boccheggiare in modo convulso, come il pesce fuori dall’acqua. Non è muoversi, è agonizzare.

Poi è il padre a parlare:

Moriamo di fame. Ora non abbiamo né farina, né olio a casa. Non abbiamo niente. Mia figlia non ha idea di quel che sarà il suo futuro. Non so come starà. Ma ho dovuto farlo.

La giornalista informa che nel tempo in cui la troupe è rimasta nel villaggio è stato offerto loro un bambino in vendita. E altre famiglie hanno confessato di aver fatto la stessa cosa.

Quando potrà camminare

La bambina resterà con la sua famiglia fino a quando comincerà a camminare. Muovere i primi passi è uno di quei gesti che restano impressi nelle memorie familiari. Staccarsi dalla presa di mamma e papà, andare. Ma è poi vero che quei primi passi vanno da un aggrapparsi all’altro, che sia la mano di mamma o la gamba di un tavolo.

La bimba invece sarà staccata e basta. Che un gesto di autonomia possa essere associato a uno strappo violento e senza ritorno, lascia senza fiato e parole. Dovrà camminare da sola, verso qualcosa di ignoto. Si fa fatica ad aggiungere altro, ma l’immaginazione corre e trema.

Leggiamo questa notizia consapevoli che migliaia di altre storie altrettanto terribili saranno taciute. Se quella che sta accadendo è una tragedia in gran parte nascosta, non è però del tutto sottratta alle nostre orecchie e ai nostri occhi. Non possiamo dire che non ne siamo responsabili, come coscienza. Se gridiamo lo sdegno è per svegliare noi per primi.

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