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Perché Santa Laura Montoya è stata una donna all’avanguardia?

LAURA MONTOYA

Cathopic | Sonia Trujillo

Lucía Chamat - pubblicato il 23/10/21

La suora colombiana ha rotto gli schemi e ha lasciato un'eredità che va al di là dell'aspetto spirituale: mistica, missionaria, religiosa, scrittrice, editrice, educatrice e fotografa

Il 21 ottobre si sono commemorati i 72 anni dalla morte di Santa Laura Montoya, una pioniera che ha aperto molte vie, nella maggior parte dei casi impensabili per una religiosa vissuta tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX in Colombia.

María Laura de Jesús Montoya Upegui, più nota come madre Laura, era nata nel municipio di Jericó (Antioquia) il 26 maggio 1874, è morta nel 1949 ed è stata canonizzata il 12 maggio 2013 in Vaticano.

Non è stata la tipica suora della sua epoca, come si conferma analizzando le sue opere e la sua eredità. Aleteia vuole offrire dieci chiavi per comprendere perché questa santa è considerata una donna all’avanguardia.

Donna e missionaria

Anche se il ruolo delle donne nella Chiesa e nella società era molto limitato perché erano destinate a sposarsi o a entrare in convento, madre Laura, prima di diventare religiosa, è stata missionaria. Nella Colombia della sua epoca, il machismo considerava la donna “possesso” dell’uomo.

Le donne non potevano votare, andare all’università o ricoprire incarichi pubblici. Laura si è recata nella foresta della Colombia nord-occidentale con cinque compagne, tra cui sua madre. Ha sopportato calunnie, rifiuti, critiche e forti opposizioni, ma ha raggiunto il suo obiettivo di portare la parola di Dio dove non arrivava nessuno. In questo modo ha reso evidente “la Chiesa in uscita” di cui tanti decenni dopo ha parlato Papa Francesco.

Ha difeso indigeni e afrocolombiani

Nella sua autobiografia, ha scritto che da quando aveva 17 anni si commuoveva per la situazione degli indigeni dell’America, che erano diventati “piaghe continue” nella sua anima. Soffriva per il modo in cui venivano trattati e perché erano considerati esseri senz’anima. Ha vissuto nella foresta per amor loro.

Mentalità universale

Non tracciava frontiere né differenze tra gli esseri umani, una posizione che l’ha fatta scontrare con la Chiesa stessa, la società dominante e la classe politica. Anche se la donna non poteva avere ruoli da protagonista, madre Laura ha deciso di superare quegli ostacoli e di aiutare chi aveva bisogno di lei, compiendo, come ripeteva sempre, “la volontà di Dio”.

Fondatrice di una congregazione

Ha ricevuto il sostegno e la fiducia solo di monsignor Maximiliano Crespo, arcivescovo di Santafé de Antioquia. Ha fatto sì che le Missionarie di Maria Immacolata e Santa Caterina da Siena fossero “donne intrepide, coraggiose, infiammate d’amore per Dio, che potessero assimilare la propria vita a quella dei poveri abitanti della foresta, per elevarli a Dio”. Queste suore missionarie sono oggi presenti in 21 Paesi di tre continenti.

Missione “da povero a povero”

Questo concetto innovativo è stato concretizzato da parte della Chiesa solo durante la Terza Conferenza Generale dell’Episcopato dell’America Latina (1979), nota anche come Conferenza di Puebla (Messico), in cui i vescovi latinoamericani, riuniti nel Celam, hanno adottato l’idea di donare “dalla propria povertà”.

Ispiratrice del Primo Congresso Missionario

Da questo congresso nacquero i Missionari Saveriani di Yarumal, in Colombia, il primo seminario di missioni estere dell’America Latina e uno dei sette esistenti al mondo. Uno di questi missionari, padre Fabián López, ispirato alla filosofia di Santa Laura Montoya, dice: “Quando sono arrivato in Africa, i missionari europei mi chiedevano cosa facessi lì se venivo da un Paese molto povero. Io dicevo loro che la mia missione era condividere e aiutare altri a trovare il pane di vita, che è Dio, da povero a povero, come ha insegnato madre Laura”. Sfortunatamente, la religiosa non ha potuto assistere al congresso da lei ispirato nel 1924 perché la gerarchia della Chiesa non glielo ha permesso.

Ha contemplato Dio nella natura

Questo tema tanto presente nella società di oggi, motivo di grande preoccupazione per Papa Francesco, che nella sua enciclica Laudato si’ (2015) ha rivolto un appello per la cura della “casa comune”, è stato anche un’inquietudine ricorrente della suora un secolo fa. Nel suo libro Voci mistiche della natura, madre Laura riteneva l’ambiente “un tabernacolo”.

È cresciuta senza studiare ed è diventata maestra

“Ha lavorato per la formazione di sacerdoti e religiose, è stata maestra di maestri”, ha affermato suor Esperanza Arboleda, incaricata della Provincia di Nostra Signora del Rosario della congregazione.

Madre Laura ha vissuto in grande povertà e ha sofferto sulla propria carne la violenza, perché suo padre venne assassinato quando lei aveva appena due anni. A 16 anni è entrata nella Normal de Institutoras, e per guadagnarsi da vivere è diventata maestra. È stata una grande pedagoga, oltre che scrittrice di romanzi e lettere.

È arrivata dove lo Stato non arrivava

Per educare ed evangelizzare, ha portato le sue consorelle suore in luoghi dimenticati della Colombia. Anche oggi, le sue figlie svolgono un grande lavoro sociale e pastorale in zone come il dipartimento del Guainía, nella foresta amazzonica, e si addentrano in luoghi remoti a cui si arriva in canoa o a dorso di mulo dopo vari giorni di duro viaggio. Come molti anni fa, queste suore prestano servizi sanitari ed educativi e incoraggiano con la Parola di Dio le persone umili che vivono in territori in cui manca la presenza governativa.

Ha lavorato per l’interculturalità

Secondo suor Esperanza Arboleda, la santa “ha vissuto la sinodalità di oggi in base al voto di obbedienza, e su quella base dobbiamo vivere la povertà, con libertà, disciplina, entusiasmo”.

Per questi e molti altri motivi, biografi, teologi, credenti ed esperti della sua vita prolifica affermano che Santa Laura Montoya ha tutti i motivi per essere dichiarata Dottore della Chiesa cattolica.

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