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Missionaria in Bolivia: “Sono felice aiutando i bambini più bisognosi”

BOLIVIA

omp.es

Dolors Massot - pubblicato il 21/10/21

María José Pascual è una missionaria spagnola Figlia della Carità e lavora in Bolivia, educando e assistendo i bambini di strada

Domenica 24 ottobre sarà la Giornata Missionaria Mondiale (Domund), un giorno speciale per la Chiesa in tutto il mondo. Sarà anche la Giornata dell’Infanzia Missionaria, opera del Papa che promuove l’aiuto reciproco tra i bambini del mondo.

I bambini fungono da piccoli missionari e sono protagonisti dell’evangelizzazione. Sono al contempo coloro che promuovono le missioni dal luogo in cui vivono, con la preghiera, i loro piccoli (o grandi) sacrifici e le loro elemosine, e i destinatari di quest’opera missionaria, visto che molti missionari della Chiesa cattolica si prendono cura di loro a livello medico, educativo e sociale.

Il motto della Giornata è “I bambini aiutano i bambini”.

Per parlare di cosa presuppone il fatto di essere missionario, le Pontificie Opere Missionarie hanno raccolto la testimonianza di suor María José Pascual, di origine spagnola e che da molti anni assiste i bambini in Bolivia.

La religiosa ha spiegato come ha ricevuto la chiamata di Dio: “Fin da molto giovane, dai 13 anni, ho sentito che nasceva in me la vocazione missionaria dopo un ritiro a scuola, e a poco a poco è maturata, sempre accompagnata dalla preghiera”.

“Il carisma delle Figlie della Carità è ‘servire Cristo nei poveri’”, ricorda, “e sento che Dio mi ha chiamata a servirlo nella persona dei poveri. Per me è il dono più bello che mi ha fatto, essere suo strumento per aiutare chi è emarginato in questa società”.

Alfabetizzazione

Suor María José ha lavorato in varie missioni: “Prima sono stata per 8 anni a El Alto, in Bolivia, lavorando nel campo dell’alfabetizzazione degli Aymaras che emigravano dalle campagne alle città”. Grazie al lavoro della missione, 300 persone si sono diplomate.

Si è poi recata in Africa, in Algeria, “in un momento in cui il Paese usciva dalla guerra civile e la situazione di povertà era molto marcata. Lì ho lavorato con le donne musulmane, molto emarginate nella società, e ho aiutato i bambini malati terminali in un ospedale, assistendo anche i bimbi dell’orfanotrofio di Tenes, i più vulnerabili e indifesi”.

L’esperienza missionaria ha lasciato un’impronta nella sua anima: “Con questo lavoro si è rafforzato il mio amore per la Chiesa, visto che la nostra comunità cattolica era molto piccola ma ci sentivamo sostenuti dalla preghiera di tutti voi”.

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Tags:
missionaria
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