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Anche i santi hanno combattuto con la malattia mentale

SAINTS BATTLE MENTAL ILL

Meg Hunter-Kilmer - pubblicato il 11/10/21

Chi soffre di malattie mentali non è affatto meno santo di chi non ne è affetto

Di fronte allo stigma che circonda la malattia mentale, molti cristiani sono certi che le loro lotte mentali siano il risultato del loro peccato, definendo la depressione un “fallimento della speranza” e insistendo sul fatto che pregando si può scacciare la malattia mentale.

Per fortuna, questa non è la posizione cattolica. La Chiesa comprende che i problemi di salute hanno molte cause, che spesso servono trattamenti come terapia e farmaci e che chi ne soffre non è affatto meno santo di chi non ne è affetto. Ciò vale sia per la salute mentale che per quella fisica.

Chi convive con le malattie mentali non si rende sempre conto di non essere solo nella sua lotta; anche se molti santi hanno vissuto prima che i metodi moderni potessero diagnosticare le loro problematiche a livello mentale, ce ne sono altri che hanno sofferto in modo chiaro di malattie mentali. In questo periodo in cui molte persone stanno lottando con la salute mentale più del solito, aiuta sapere che ci sono dei santi che camminano accanto a noi.

Sant’Oscar Romero (1917-1980) ha lottato con la grande scrupolosità per tutta la vita, ma quando aveva 49 anni uno psichiatra gli ha diagnosticato un disturbo ossessivo-compulsivo. Già sacerdote, Romero ha avuto l’umiltà di sottoporsi a psicanalisi e di cercare un aiuto professionale in un momento in cui la malattia mentale era qualcosa di cui si mormorava soltanto. Ha continuato a lottare contro il suo disturbo per tutta la vita, anche mentre da arcivescovo si batteva per i diritti degli oppressi, per cui alla fine è stato ucciso.

Il venerabile Rutilio Grande (1928-1977) è cresciuto in povertà a El Salvador prima di entrare tra i Gesuiti. Ha lottato con la malattia mentale durante la sua formazione, affrontando ansia cronica e scrupolosità prima del suo primo esaurimento nervoso. In quel periodo gli è stata diagnosticata la schizofrenia catatonica, una condizione spesso passeggera ma probabilmente risultato di anni di ansia e trauma. È stato ricoverato due volte per la stessa malattia, ma gli è stato permesso di portare avanti la sua formazione. È stato ordinato sacerdote gesuita ma ha continuato a soffrire d’ansia, cosa per la quale vedeva un consulente. È stato un campione dei poveri nonostante le minacce governative, ed è stato martirizzato per il suo operato.

Sant’Alfonsa Muttathupadathu (1910-1946) era una suora siro-malabarese dell’India che ha sofferto di una malattia cronica per la maggior parte della sua vita. Quando un intruso è entrato nella sua cella in convento, è rimasta così traumatizzata dall’esperienza da subìre un crollo nervoso. Ha perso la memoria e la capacità di leggere e scrivere, convivendo con l’amnesia per quasi un anno sull’onda dello shock. Dopo aver ricevuto l’unzione dei malati, è stata guarita da quella che sembra essere stato disturbo da stress post-traumatico, ma è morta qualche anno dopo.

Il beato Enrico Rebuschini (1860-1937), sacerdote camilliano italiano, ha convissuto con la depressione per tutta la vita. Ha sperimentato vari episodi depressivi che hanno richiesto ricoveri ospedalieri quando era sulla ventina, sulla trentina e ancora sulla sessantina. Nel corso della sua vita ha continuato a soffrire di depressione, ma questo non ha intaccato la sua personalità allegra, anche se privatamente gli dev’essere costato molto. 

La Serva di Dio Rose Hawthorne Lathrop (1851-1926) era un’esponente dell’alta società newyorkese quando ha dato alla luce il suo primo figlio, Francis. Dopo la nascita del bambino, Rose ha sofferto di depressione post-partum e di psicosi, al punto da essere allontanata dal piccolo e mandata in una clinica psichiatrica. per molti mesi. Dopo un trattamento è riuscita a tornare a casa in condizioni molto migliori. In seguito, dopo la morte del figlio da giovane e la sua separazione dal marito alcolizzato, Rose ha iniziato a servire i poveri, fondando poi un ordine domenicano di suore.

Sant’Alberto Chmielowski (1845-1916) era un rivoluzionario polacco, poi famoso pittore, prima di lasciarsi alle spalle la fama per fondare una comunità di Francescani per servire i poveri. Prima di fondare il suo ordine è entrato tra i Gesuiti. Durante il noviziato, ha subìto un crollo nervoso ed è stato ricoverato. Ha trascorso nove mesi in un ospedale psichiatrico, e gli sono state diagnosticate “ipocondria, malinconia, follia religiosa, ansia e ipersensibilità psichica”. Anche dopo essere stato dimesso è rimasto malinconico e muto, ma un giorno, 16 mesi dopo l’inizio della crisi, all’improvviso si è alzato, ha lasciato la città per andare a confessarsi e a ricevere la Comunione ed è tornato in un’eccellente disposizione di spirito. A differenza di molte persone che soffrono di malattie mentali, sembra non aver più sofferto di depressione.

Ci sono ovviamente molti altri esempi, come San Louis Martin, la cui demenza alla fine della vita gli provocava allucinazioni e paranoia che hanno costretto le sue figlie a mandarlo in un ospedale psichiatrico per vari anni. Pur non ricevendo una diagnosi, il beato Sebastiano Valfré era afflitto dalla certezza di essere destinato alla dannazione, e Santa Giovanna Francesca Chantal ha sperimentato dubbi e depressioni per tutta la vita, scatenati inizialmente dalla morte del marito.

Le storie che si raccontano su Santa Flora di Beaulieu e Santa Maria Maddalena de’ Pazzi suggeriscono che anche loro soffrissero di depressione. Il venerabile Matt Talbot era un alcolista, mentre San Marco Ji Tianxiang era dipendente dall’oppio. Perfino Sant’Alberto Magno sembra aver sofferto di Alzheimer alla fine della sua vita brillante. Nessuno di loro è colpevole delle proprie condizioni mentali, e se alcuni sono stati liberati durante la loro vita, tutti ora vivono nell’eternità senza ansie o traumi.

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