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Kim Yuna, la regina del pattinaggio sul ghiaccio che si ispira alla Vergine Maria

YUMA KIM

Shutterstock | Iurii Osadchi

Sandra Ferrer - pubblicato il 08/10/21

Celebrità del pattinaggio artistico, la sportiva sudcoreana si è convertita al cattolicesimo. Dopo essersi ritirata, dedica parte della sua fortuna a progetti solidali cattolici

La pista di pattinaggio sul ghiaccio era il suo habitat. Sembrava nata con i pattini ai piedi. Il suo corpo era un dono, e gli allenatori e la sua forza di volontà hanno modellato una vera vincente.

La sudcoreana Kim Yuna è stata in cima al mondo e ha toccato il cielo dai tanti podi su cui è salita, ma il vero Cielo lo ha raggiunto quando ha scoperto la pace nella fede cattolica.

Kim Yuna ha iniziato a pattinare quando aveva cinque anni. I suoi allenatori hanno visto in lei una costituzione fisica perfetta per il pattinaggio, e hanno convinto i suoi genitori a lasciarla allenare a livello professionale.

Nel 2002 ha partecipato per la prima volta a una competizione internazionale, vincendo una medaglia d’oro. Poco tempo dopo, appena compiuti 12 anni, è diventata la pattinatrice più giovane a vincere il campionato della Corea del Sud.

YUMA KIM

Da quel momento, la sua vita è diventata un turbinio di viaggi, allenamenti e gare, in cui ogni volta superava se stessa, vinceva medaglie e incantava il pubblico.

Successo e solitudine

Kim Yuna è stata una celebrità nel mondo dello sport in generale e in Corea del Sud in particolare. Tutto quello che toccava si trasformava in oro. Le marche si affannavano per ottenere contratti pubblicitari di cui fosse la protagonista, sapendo che la sua presenza era una garanzia di successo.

All’epoca, però, la ragazza si sentiva anche un po’ perduta, spesso sola nei tanti voli e hotel delle città in cui soggiornava.

Nel 2007, ha partecipato ai Campionati Mondiali di Pattinaggio Artistico. Prima di entrare in pista ha fatto il segno della croce. Al collo portava una Medaglia Miracolosa regalatale da una suora.

In quell’occasione, Kim Yuna non aveva molte possibilità di vittoria. Aveva subìto un infortunio, e il suo corpo non era nelle migliori condizioni, ma si è affidata alla Madonna e ha concluso la gara guadagnandosi il terzo posto.

Un anno, dopo, Kim Yuna e sua madre hanno ricevuto il Battesimo, in cui le è stato dato il nome “Stella”.

Trovare la pace

La giovane sudcoreana aveva imparato ad amare Dio dal suo medico, devoto cattolico, e dalle religiose che lo aiutavano in ospedale. In quelle persone, l’atleta ha trovato la pace di cui aveva bisogno. Da allora si è sostenuta sul cattolicesimo, portando avanti la sua brillante carriera sportiva.

Il 9 febbraio 2018, Kim Yuna ha avuto il grande onore di accendere la torcia olimpica ai Giochi di Pyongyang, in segno di riconoscimento di una carriera in cui ha vinto campionati mondiali e una medaglia d’oro alle Olimpiadi di Vancouver del 2010.

Ora, superati i trent’anni, si è ritirata dai grandi circuiti sportivi. Ha appeso i pattini al chiodo, ma ha ancora molto da fare. Da anni, infatti, collabora con varie organizzazioni benefiche e congregazioni religiose per rendere realtà progetti nelle zone più povere del pianeta.

Particolarmente sensibile alla situazione dei bambini, ha promosso la creazione di scuole e ha collaborato strettamente con l’Unicef. E ovviamente, continua a difendere il cattolicesimo, che ha cambiato la sua vita per sempre.

Tags:
corea del sudfede e sport
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