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Perché questa ecografia pubblica ha fatto infuriare i militanti abortisti?

Ultrassom em público enfurece narrativa pró-aborto

David Ramos | Twitter

Francisco Vêneto - pubblicato il 07/10/21

Militanti abortisti infuriati

Questo livello di irrazionalità rabbiosa imposto dalla militanza a favore dell’aborto non riesce a camuffare quello che di fatto la fa infuriare: lo smascheramento delle sue presunte “argomentazioni a favore dei diritti”. Alla fine, per imporre ai cittadini l’inesistente “diritto” di sterminare i bambini, bisogna sterminare anche i fatti – principalmente quelli che mostra un’ecografia.

La furia dittatoriale della milizia abortista non conosce frontiere né logiche, né biologiche o democratiche.

Basta ricordare, ad esempio, che il Governo di sinistra spagnolo sta discutendo una legge che porti in prigione le persone pro-vita che pregano in pubblico nelle vicinanze delle cliniche abortiste, o che i tribunali argentini hanno appena confermato la sentenza aberrante al carcere a un medico che non ha realizzato un aborto, optando per salvare la gestante e il bambino.

Sempre in Messico, spesso palco di violenti attacchi di vandale femministe militanti dell’aborto libero contro chiese, spazi pubblici e polizieschi, la Commissione Nazionale per i Diritti Umani (CNDH) ha lanciato una “Carta sui Diritti Sessuali di Adolescenti e Giovani”, la cui narrativa pro-aborto sostiene che i minori a partire dai 12 anni hanno il “diritto di decidere in modo libero e informato sulla vita riproduttiva” e “sul corpo e la sessualità”.

Il presunto “modo informato”, però, non sembra includere una cosa basilare e ovvia come un’ecografia, e nel caso la includa, perché i fatti rivelati dall’ecografia non possono essere condivisi in pubblico senza che questo venga ritenuto un “circo”?

L’uso dispregiativo del termine “circo” è stato realizzato dal gruppo radical-femminista a favore dell’aborto autonominato Le Streghe del Mare, che via Twitter ha dichiarato:

“Il Messico è il Paese con il più alto numero di casi di abusi sessuali infantili e gravidanza adolescenziale in tutto il mondo. Queste persone pensano che eventi di questo tipo siano qualcosa da festeggiare, esponendo una bambina come se fosse un circo. Ripugnanti”.

Le reti sociali, e Twitter in particolare, hanno visto un ribollire di minacce ai manifestanti pro-vita in Messico durante e dopo la loro manifestazione a favore dei veri diritti della donna e del nascituro. Oltre a ricevere dimostrazioni di “tolleranza e amore” sotto forma di epiteti come “porci schifosi” e “psicopatici”, hanno anche ricevuto dai militanti abortisti dichiarazioni esplicite “pacifiste” come “Vi odio”.

Cos’hanno da dire questi militanti che vogliono essere considerati i paladini di “diritti”, “democrazia”, “tolleranza” e “inclusione” sulle manifestazioni delle vandale femministe messicane delle ultime settimane?

Rodrigo Iván Cortés, presidente del Fronte Nazionale per la Famiglia, riassume così quelle proteste:

“Esigono che la violenza venga legalizzata ferendo e mandando all’ospedale circa 27 poliziotte, esercitando una violenza terribile con martellate, una mancanza di considerazione nei confronti delle donne”.

Qual è stato invece il numero dei feriti durante e dopo le marce a favore delle donne e della vita in tutto il Messico del 3 ottobre? Rodrigo risponde: “Non c’è stato alcun ferito”.

“Siamo stanchi della diffusione della cultura della morte da parte del crimine organizzato illegale, e siamo del tutto contrari al fatto che le autorità stesse vogliano diffondere la cultura della morte per generare il crimine organizzato ma ora legalizzato. Siamo anche stanchi delle restrizioni imposte alle libertà fondamentali, come quella di coscienza e di religione”.

È per questo che per la narrativa pro-aborto anche Rodrigo Iván Cortés dev’essere un “porco schifoso” e uno “psicopatico”. Non ha dato fuoco alle chiese, né ha distrutto fermate d’autobus o aggredito poliziotti, ma ha difeso la vita di gestanti e bambini e ha sottolineato che un essere umano nello stadio iniziale del suo sviluppo è ben più di un “mucchio di cellule”.

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Tags:
aborto
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