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Padre Botta: il Padre Nostro, la preghiera che ci plasma il cuore

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Guido Tombari|Youtube

Paola Belletti - pubblicato il 05/10/21

Al terzo capitolo del Monastero WiFi, che si è tenuto sabato 2 ottobre 2021 presso la Basilica papale di San Pietro, si sono succedute catechesi, celebrazione e adorazione eucaristica intorno al tema della preghiera.

Il 3° Capitolo generale nel cuore della Chiesa

Il cosiddetto Monastero WiFi quest’anno è arrivato al terzo appuntamento, per coerenza con la forma a cui vuole richiamarsi, detto Capitolo generale. Per capire meglio come sia nato e di cosa si tratti vi rimandiamo ai precedenti servizi di Aleteia che in più di un’occasione ha anche offerto la diretta social.

Quest’anno, a beneficio di tutti, il collegamento è stato garantito da Vatican News permettendo così di seguire audio e immagini con una maggiore qualità.

Sul blog di Costanza Miriano, un po’ Marta e un po’ Maria dell’evento e del desiderio che lo anima, si sono susseguite indicazioni, raccomandazioni, aggiornamenti in tempo reale dei sorprendenti progressi e di alcuni ostacoli incontrati e superati, fino alla giornata decisiva: sabato 2 ottobre nella Basilica di San Pietro, cuore della Chiesa universale, tremila persone si sono ritrovate, entusiaste e ordinate, per pregare, ascoltare, meditare e partecipare alla celebrazione eucaristica.

Sì, si è trattato “solo” di questo: preghiera, meditazione, catechesi, adorazione, Rosario, santa Messa.

Ovvero i più classici e corroboranti nutrimenti che la Chiesa offre, inalterati, da due millenni, per la vita dei suoi figli.

Perché è proprio un’altra vita quella che ci comincia dentro una volta che siamo battezzati. Lo dico con una speranza rovente che mi tiene il cuore due passi più indietro della paura perché oggi, proprio oggi, è l’anniversario di Battesimo del nostro ultimo figlio, affetto da una malattia grave e inguaribile. Sapere che lui è innestato nel corpo di Cristo ed è destinato alla resurrezione, è la sola imbragatura che mi salva dall’angoscia e anzi rende possibile una gioia altrimenti inspiegabile e non giustificata. Non solo lui, ma tutti noi siamo segnati come eredi nel testamento di vita eterna che Cristo ha firmato e sappiamo come.

Allora vanno bene tutte le occasioni e gli espedienti che si trovano per rimettersi al lavoro sulla questione più importante della vita, la sola, in effetti: stare con Cristo, entrare nel Regno di Dio, da subito e per sempre.

Il terzo capitolo generale: la preghiera

Il tema del terzo capitolo generale era dedicato alla preghiera, uno dei 5 pilastri sui quali si regge e cresce l’edificio spirituale di ognuno di noi.

Dalla home del sito di Costanza Miriano era possibile tenere d’occhio la scaletta della giornata e seguire il libretto: dopo le Lodi mattutine alcuni avvisi necessari allo svolgimento ordinato e sicuro di tutto l’evento; a seguire la prima quattro di ben 5 catechesi. Comincia Monsignor Antonio Grappone, docente alla Facoltà di Teologia dell’ Pontificia Università Gregoriana, esperto di Teologia patristica e in particolare di Sant’Agostino, l’autore della preghiera a Dio più lunga che sia stata scritta, tramandata e letta da secoli – le Confessioni. La definizione della preghiera da cui prende le mosse è quella del magistero stesso, offerta dal CCC nella sezione tutta dedicata alla preghiera:

2559 «La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti»

Catechismo della Chiesa Cattolica

Seguitela con attenzione non appena vi sarà possibile perché ci aiuta a diventare grandi, a non restare bambini nel modo di pregare.

Ma prima ascoltate e guardate Padre Maurizio Botta, impegnato nella seconda catechesi sul tema La preghiera come Parola di Dio; e così sarete educati a diventare davvero bambini quando pregate. A fare come i bambini che hanno fame o ai pulcini di una nidiata appena schiusa che non fanno altro che molestare mamma e papà con un ininterrotto pio pio, pio pio, pio pio.

Chiuderà, Padre Maurizio, con le parole del più muscolare, eroico, resistente e zelante dei testimoni di Cristo, San Paolo: sarà con un passo della Lettera ai Galati e che ci aiuterà a capire come chiedere senza sosta a Dio di donarci lo Spirito Santo, l’unica grande richiesta del Padre Nostro.

Il video della catechesi

Padre Maurizio ha lo standing perfetto per predicare: alto, ieratico nella sua talare, con la voce piena e tonante. Ma inizierà quasi tremando la sua meditazione perché è così che si fa, solo così si può fare, trovandosi in quel luogo, sopra la tomba che custodisce i resti del corpo di San Pietro.

Per questo prima di cominciare la catechesi prega e canta e chiede a tutti quelli che sono lì di pregare e cantare con lui. Per prima cosa pensa al Sommo Pontefice e prega con l’antifona cantata che fa memoria di come Cristo istituì la Chiesa su Pietro:

Tu es Petrus

Et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam

Dopo aver pregato Pater, Ave e Gloria per le intenzioni del Santo Padre chiede ancora un ultimo sforzo: prega per la chiesa universale ma anche con e per mezzo del carisma attraverso il quale si è messo al suo servizio. Con le parole di San Filippo Neri canta l’amore a Cristo e la vanità del mondo.


Gesù mio, amore mio, tutto il mondo è vanità

e chi non cerca Cristo, non sa quello che cerca

e chi non vuole Cristo non sa quello che vuole/ama

Ci siamo, inizia la catechesi vera e propria, che durerà come pattuito trenta minuti circa.

Pietro ha sentito le parole del Padre Nostro da Gesù

Più della folla ordinata e attenta che aspetta le sue parole, ciò che gli spezza le gambe e la voce è sapere che a pochi metri da lui e da tutti loro riposa il corpo di Pietro, quello che vide e toccò Gesù, che ascoltò le Sue parole sulla preghiera; le stesse che la Chiesa ripete continuamente, lungo tutta la giornata e in tutti gli angoli della terra, ogni giorno, con il Padre Nostro.

Nel commentarlo ci aiuta a comprendere cosa costituisce il nerbo di tutte le richieste di questa preghiera, LA preghiera, uscita dalla bocca del Figlio di quel Padre che ci dice di invocare sempre.

E come ottengono i discepoli da Gesù, per loro e per tutti gli uomini da allora in poi, il Padre nostro? Vedendolo pregare, pregustando quanto fosse bello farlo in quel modo.

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».

Lc 11,1

Insegnaci a pregare

Il Padre Nostro, dunque, fu la risposta al loro desiderio. Come possiamo allora strascicarlo in imbarazzanti cantilene, trasformarlo in una specie di filastrocca sbadigliata, lasciarlo scorrere garrulo come un ruscelletto da giardinetto zen mentre si tratta di parole torrentizie, potenti, spinte dallo stesso impeto di appartenenza che legava il Verbo al Padre mentre vestiva la nostra carne?

Padre Maurizio è più chiaro e diretto:

è necessario e decisivo trasmettere la venerazione che abbiamo per queste parole di Gesù, per la maestosità, la solennità, la profondità del Padre Nostro, parole che sono infinitamente di più che una formula.

Preghiera che plasma il cuore

Non sono tutte uguali, le preghiere.

Dice San Tommaso che la preghiera del Padre nostro è perfettissima. Va bene sempre, non cercare altre parole.

Nella preghiera del Signore non solo vengono domandate tutte le cose che possiamo desiderare in modo retto, ma anche nell’ordine in cui devono essere desiderate.

(I desideri) Li hai sballati? metti prima qualcosa che invece deve venire dopo? il Padre nostro te li ordina. Insegna a chiedere e plasma anche tutti i nostri affetti, ci plasma il cuore.

Le parole che gli apostoli hanno imparato dalla bocca di Gesù sono serie, decisive, complete, via maestra per chiedere a Dio beni convenienti. Ma quando si prega, e quanto si deve pregare?

Una cosa che Padre Maurizio mi pare ripeta spesso, perché è un tormento che noi cristiani contemporanei ci autoinfliggiamo facilmente, è che le parole di Cristo non fanno richieste moralistiche: non dice di sforzarsi di pregare di più, ma di pregare sempre. Che è molto, molto meglio. Pregate di più sarebbe un monito severo che non potremmo mai soddisfare, ci schiaccerebbe nella nostra congenita insufficienza; invece possiamo pregare sempre.

Il Padre nostro ti dice cosa chiedere, a chi, e quando: sempre.

Quand’è che siamo impossibilitati a pregare? quasi mai. Possiamo farlo in macchina, in autobus, nel breve tragitto di un ascensore che si farebbe subito meno claustrofobico, lavando piatti o piegando vestiti, cucinando, il che equivale a dire sempre. Anche allora, dice Padre Maurizio, in questa giornata tanto ricca, piena di catechesi e liturgia, per forza vi capiterà di distrarvi: pregate!

Sintesi del vangelo

Lo diceva già mons. Grappone: il catechismo è diviso in 4 parti e ha 694 pagine; l’ultima è tutta sulla preghiera: ben trenta pagine sono dedicate a spiegare il Padre nostro.

E’ il catechismo stesso che ci presenta questa preghiera come sintesi di tutto il Vangelo, cioè del messaggio che ha fatto scomodare la seconda persona della Trinità per venire a consegnarcelo.

Vuoi capire il cuore, la sintesi del Vangelo? Il Padre nostro, basta. Ti porti con te il Padre nostro? hai tutto! Hai la sintesi della buona notizia.

Da questa consapevolezza discende il modo con cui dobbiamo trasmettere il Padre nostro:

Come dire il Padre Nostro

E’ importante fare amare il Padre nostro ai bambini, generare in loro con ogni attenzione un senso di venerazione per queste parole, che sono di una profondità smisurata.

Lo conosciamo tutti a memoria, lo diciamo per questo a volte senza attenzione ma, aggiunge ancora Padre Maurizio, occorre sforzarsi di “trasfondere il senso di mistero che avvolge le parole di questa preghiera, evitando ogni banalizzazione, ogni superficialità“.

Per questo noi pregheremo davanti ai bambini sempre da adulti, senza cantilene; questo uccide la preghiera. Va detta con dolcezza, con calma. Niente cantilena ma anche niente interpretazione attoriale.

Nessuna inutile enfasi. Per dire il Padre nostro così serve uno sforzo di equilibrio, una presenza a sé stessi e al senso delle parole, e soprattutto la memoria della presenza di Dio che è il Padre a cui ora ci rivolgiamo così, esattamente come Cristo ci ha insegnato.

Occorre seguire il movimento stesso delle parole di Cristo che sono come ondate calme e ritmiche.

Gli altri dovrebbero vedere che per noi è un onore poter pregare con queste parole.

Durante la Messa è la liturgia stessa che ci aiuta a pronunciarle nel modo che esigono; quali sono infatti le parole che lo introducono?

Obbedienti al divino insegnamento, …guidati dallo Spirito di Gesù, osiamo dire…

Sono parole di Gesù, restano e continuano la loro azione vivificante e santificante e anche pedagogica su di noi, su tutta la Chiesa. Come anche le parole della sua promessa:

Tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. E la Chiesa è ancora qui: che onore, che grazia immeritata essere cristiani…

Cristiani cioè miti e umili di cuore

La verità più grande, quando sei di Cristo, è la mitezza, è l’umiltà. Se sei di Cristo non puoi essere arrabbiato, arrabbiarti sempre con qualcuno. Se appartieni a Cristo non è possibile.

Ci vuole davvero più umanità?

Nel vangelo di Marco è Pietro che parla perché Marco scrive ciò che Pietro racconta e riferisce:

“Ciò che esce dall’uomo rende impuro l’uomo, dal di dentro infatti dal cuore degli uomini escono i propostiti di male (elenco impurità furti omicidi asulteri, avidità, malvagità, invidia, calunnia, superbia, stoltezza…), tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo.” (Cfr Mc 7, 14-23)

Potremmo dire che Gesù Cristo ha una visione pessimista della natura umana: il cuore dell’uomo non è buono di per sé. Per questo ho un po’ paura quando si dice che ci vuole più umanità. Ci vuole più Dio, ci vuole più medicina di Dio. Perché il cuore dell’uomo è fatto e continua ad essere fatto così,

capace di emissioni tossiche. Non c’è un altro sito tanto inquinato e inquinante come il nostro cuore. Se risaliamo a ritroso il corso delle malvagità che vediamo squadernarsi nel mondo, dove si ferma il tragitto se non nel cuore di qualcuno, nelle decisioni e nelle opere cattive di qualcuno?

Le prime tre richieste del Padre nostro

Le prime 3 richieste sono un’unica richiesta. questo la Chiesa l’ha sempre insegnato

Padre nostro che sei nei cieli

sia santificato il tuo nome

venga il to regno

sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Il nome non è semplice flatus vocis, il Nome di Dio è la sua potenza santificante e salvifica. Venga il Tuo regno significa che noi vogliamo che il Padre sia nostro Re. E come diventa, come si configura l’anima di chi è regnato da Dio?

Ecco perché il Signore in tante parabole si affanna a dettagliare com’è fatto il Regno dei cieli.

Una volta, recitando il Padre nostro con più lentezza e concentrazione, mi è sembrato di sentire che quei congiuntivi racchiudessero una spinta interiore loro proprio molto intensa, un fiotto sorgivo che non bisognerebbe soffocare ma assecondare. E ho desiderato per un attimo di essere tutt’uno con quei congiuntivi.

Ascoltare Padre Maurizio spiegare con tanto ordine e profondità la struttura e la potenza che ribolle dentro al Padre Nostro mi ha riempito di gratitudine perché finalmente posso entrare ancora di più e meglio, e senza il mio tipico modo intuitivo sì ma un po’ razzolante, nella verità di queste parole.

Se chi recita il Padre nostro non brama il regno di Dio tutto si affloscia.

Muro portante di tutta la casa.

I debiti da rimettere

La preghiera non è spiegare a Dio cosa ci serve. “Non sprecate parole come i pagani, che credono di venire ascoltati a forza di parole”, leggiamo nella versione di Matteo.

Il padre nostro è il modo per non sprecare le parole pregando, è per chiedere le cose giuste, è per non asfissiare Dio cercando di convincerlo di ciò di cui abbiamo bisogno.

rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori

non abbandonarci alla tentazione

ma liberaci dal male.

Cosa significano queste richieste? Nel Vangelo di Matteo prosegue:

“Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe il padre vostro che è nei cieli perdonerà voi . Ma se voi non perdonerete agli altri neppure il Padre perdonerà voi”.

A che tipo di tentazione chiediamo di non essere abbandonati?

Vi ricordate quando Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse : se un fratello commette colpe verso di me, fino a quando dovrò perdonargli? fino a 7 volte? E Gesù gli risponde, non ti dico sette ma fino a settanta volte sette.

“per questo il regno dei cieli (venga il tuo regno..) è simile a un re che voglia regolare i contri con i propri servi…” e inizia la parabola del debito di 10mila talenti.

qual è la tentazione da cui liberarci ? è quella della spietatezza.

Appena uscito vede uno che gli doveva 100 denari,

Attenzione, c’erano quei denari dovuti, era un credito. Noi abbiamo crediti e debiti tra noi di 100 denari.

Cioè 100 giornate lavorative, più di 3 mesi di stipendio. Fate voi i vostri conti, migliaia di euro. Quindi non erano un nulla. Un debito importante che c’era. Noi reciprocamente abbiamo dei crediti e abbiamo dei debiti, dell’ordine di grandezza dei 100 denari. Ci sono, non è che dobbiamo far finta che non ci siano. Ma il problema è che Dio dall’altra ci libera ci perdona dei 10mila talenti.

E il maligno ci vuole tentare a soffocare il fratello, per i 100 denari, ad essere spietati. Ecco perché la prima parte del padre nostro finisce con le parole che vi ho citato: rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, non abbandonarci alla tentazione; sono un’unica cosa; perché satana ci tenta proprio a non avere misericordia.

Siamo al centro, al cuore della fede: è una parola dura? sì. Ma è di Gesù.

Non si può avere il cuore sempre pieno di rancore, di rabbia, di risentimento. E questo è incredibilmente ecumenico, il cuore arrabbiato non ha colore: tutti siamo tentati di avere il cuore arrabbiato con qualcuno e, attenzione, con un po’ di ragione, i 100 denari.

Ma se non rimetteremo i 100 dentari non saremo perdonati dei 10mila talenti. E’ emozionante ripetere questa verità della fede in questo luogo.

La meditazione prosegue e sfocia nella consapevolezza che il Padre nostro sia una sola grande richiesta, quella di ricevere da Dio lo Spirito Santo. Chiediamolo, insistentemente, persino con pedanteria, sempre, giorno e notte. Il Padre nostro che è nei cieli ce lo darà.

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