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Valerio Catoia è poliziotto ad honorem: “Sono contento, non sono un eroe”

VALERIO CATOIA

Tg3 | Facebook

Annalisa Teggi - pubblicato il 30/09/21

A 17 anni salvò una bimba che rischiava di annegare nel mare a Sabaudia. Non vuole essere "l'eroe con la sindrome di Down", etichetta che gli ha scatenato contro insulti sul web. Collaborerà con la Polizia proprio sul tema dell'odio in rete.

Valerio, poliziotto ad honorem

Nel corso della cerimonia che si è svolta ieri, mercoledì 29 settembre, al Parco archeologico del Colosseo è stato conferito il titolo di poliziotto ad honorem al 21 enne Valerio Catoia di Latina. Questo atleta paralimpico si guadagnò l’attenzione mediatica nel luglio 2017 quando salvò una bimba di 10 anni dall’affogamento, mentre era al mare a Sabaudia. La grande visibilità di quel fatto lo fece diventare ‘l’eroe con la sindrome di Down’ sui giornali, etichetta che scatenò un grande odio in rete nei suoi confronti.

Diventare poliziotto era uno dei sogni di Valerio, da oggi collaborerà con la Polizia di Stato in una campagna volta a sensibilizzare le persone sull’uso consapevole della rete contro l’odio.

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Non un signor chiunque

Chiunque l’avrebbe fatto al posto mio.

Rispose così, Valerio, per commentare l’episodio che nel 2017 lo trasformò – suo malgrado – in eroe mediatico. Aveva 17 anni e spese poche parole davanti ai giornalisti curiosi di catturare qualcosa di insolito dalla sua viva voce. Ma la parola non è il suo forte, ha difficoltà nell’esprimersi e rimedia benissimo con sorrisi eloquenti. Inutile fare finta che la sindrome di Down sia solo quel velo che rende così disarmanti certi cuori e fortemente riconoscibili i loro volti con gli occhi a mandorla. Valerio e la sua famiglia vivono senza il filtro della retorica una disabilità che non è obiezione alla vita, ma comporta una cura sempre allerta e capace di spendersi senza risparmio.

[…] quando sua madre chiese a un medico che cosa avrebbe potuto aspettarsi dal futuro di un bambino nato con la sindrome di Down, la risposta fu: «Valerio è un fiore destinato a non sbocciare». E invece il fiore è sbocciato, ed è una sorpresa quotidiana: così Valerio Catoia, ventunenne di Latina, da oggi è un poliziotto speciale, e non solo per avere dato prova – come si legge nelle parole ufficiali della Polizia di Stato – di «grande forza, coraggio e generosità» quando si è trattato di portare in salvo una bambina che rischiava di annegare.

Da Repubblica

Dalla paura dell’acqua a un tuffo salvavita

Da piccolo Valerio aveva il terrore dell’acqua. Fu portato in piscina all’età di circa 4 anni perché l’esercizio in acqua poteva aiutare i suoi muscoli poco tonici. Oggi ha un fisico così invidiabile da aver fatto scatenare gli odiotori seriali che si nascondono dietro le tastiere.

Il suo allenatore di nuoto gli diede tutto il tempo di essere impaurito e titubante. Quando si sentì pronto, Valerio staccò le mani dal bordo della piscina. Da allora non si è più fermato ed è diventato un nuotatore paralimpico.

Poi arrivò quel giorno al mare a Sabaudia. Erano lui, suo padre e la sorella Gaia. Sulla spiaggia sventolava la bandiera rossa. Dall’acqua giunsero le urla di qualcuno in difficoltà. Valerio scattò prima dei bagnini, raggiunse la bambina che rischiava di annegare e la accompagnò verso i soccorritori eseguendo perfettamente la manovra di salvataggio, cioé tenendo la testa di lei sollevata sopra il pelo dell’acqua .

Verrebbe spontaneo replicare ai medici: visto come è sbocciato? Ma non sono gli eventi clamorosi o le grandi capacità e i traguardi eccellenti ad accreditare il valore di una persona. E soprattutto in tema di disabilità è rischioso fare questa associazione. Gli applausi a Valerio sono gli stessi che avremmo fatto a un bagnante solerte (e Valerio è stato fin troppo ottimista nel dire che chiunque l’avrebbe fatto). Ma l’applauso a Valerio c’è e ci sarebbe stato anche se non avesse portato in dote medaglie e un eroismo fuori dal comune. L’applauso c’è all’inizio di ogni vita. E i disabili non devono dimostrare nulla per meritarsi di essere in vita.

Tra falsa retorica e odio sui social

Se le parole non sono il suo forte, le attività fisiche sì. Valerio Catoia è “argento vivo”, dicono i suoi genitori. A soli 21 anni è capo scout, lavora in un’azienda impegnata nel settore dell’energia pulita, porta avanti il nuoto a livello agonistico ed è appassionato di balli, in particolare la zumba e gli afro-caraibici.

Il papà finanziere aggiunge, senza un filo di retorica, che è un gran privilegio e anche una bella fatica stare dietro a Valerio, alle mille cose delle sue giornate, «anche se a dire il vero è sempre più autonomo, e lo dimostra, oltre al fatto che lavora, anche la fresca nomina a capo scout. Il che vuol dire parecchio. Se te ne stai dieci giorni in tenda da solo significa che sai cavartela».

Da Repubblica

Tutta questa esplosione di entusiasmo vitale è stata manna per i redattori alle prese con il lancio di una storia umana che aveva tutte le premesse per diventare virale. E così è stato nel caso di Valerio, quando fu nominato Alfiere della Repubblica dal Presidente Mattarella, un anno dopo il gesto altruistico di Sabaudia. Per settimane il ritratto di Valerio Catoia sul web fu un tripudio di lodi e retorica sul riscatto della disabilità.

Ma si generò anche un’ondata di forte odio nei suoi confronti. Su molti canali social, e dietro vigliacchi profili anonimi, comparvero insulti pesanti diretti al ragazzo di Latina. Inizialmente i suoi genitori lo hanno tenuto all’oscuro della cosa, poi gliene hanno parlato. E da questa brutta faccenda è nata la collaborazione con la Polizia Postale, Valerio ha già collaborato e continuerà a farlo per essere protagonista di una campagna di sensibilizzazione sull’uso virtuoso del web.

“Non sono un eroe”

Al termine della cerimonia di ieri al Colosseo di Roma, Valerio ha mostrato tutta la sua felicità: diventare poliziotto era un altro dei suoi sogni. Di nuovo, ha commentato con poche parole: “Non sono un eroe“.

Non devi esserlo, Valerio. Lo straordinario è l’etichetta che serve a chi non ha un’ipotesi buona al principio di tutto e allora costruisce criteri astratti per misurare il valore delle presenze. Ed è un ricatto e un abbaglio che penalizza tutti, senza distinzioni tra normodotati e disabili. Ieri ho aiutato mio figlio in un compito di poesia. Abbiamo ragionato insieme sul perché Pascoli abbia osato mettere in rima la parola culla con nulla ne Il tuono.

La rima lega col suono due parole impossibili da legare quanto a significato. Qualcosa esplode legandole: la culla (la nascita) frantuma il nulla. Non c’eri e ci sei. Questa è l’ipotesi buona al principio di ciascuno di noi. L’eccezionale è tutto qui, riconoscerlo ci libera dalla schiavitù di doverci guadagnare dei meriti e delle qualità per giustificare la nostra presenza.

Col numero giusto o meno di cromosomi, con capacità di altruismo o meno, con il tarlo da odiatori seriali o meno, siamo qui. O meglio: non spetta a noi precludere a nessun essere umano di poter dire “Sono qui!”.

Tags:
sindrome di down
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