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Alicia Kotowska, fucilata dai nazisti per aver difeso la sua fede

KOTOWSKA

Public domain

Sandra Ferrer - pubblicato il 30/09/21

È stata beatificata insieme ad altri martiri polacchi della II Guerra Mondiale

Il suo unico crimine è stato il fatto di non voler rinnegare i suoi princìpi, di non volersi allontanare dalla sua fede, pur sapendo che la sua decisione avrebbe deciso il suo drammatico destino. È il cammino che hanno intrapreso molti cattolici nell’Europa occupata dai nazisti. Uomini e donne, religiosi e laici, hanno affrontato il nonsenso di un regime disposto a sterminare chiunque non condividesse le sue idee. Martiri che hanno dato la vita e hanno ricevuto la ricompensa degli altari.

Maria Jadwiga Kotowska era una donna umile e lavoratrice la cui vita non avrebbe spiccato se non fosse stato per la sua terribile morte. Come tante altre giovani, era stata chiamata a dedicarsi agli altri, ma il destino volle che dovesse affrontare la dura prova di dover scegliere tra una vita senza princìpi e una morte nella fedeltà alle sue convinzioni.

Maria era polacca ed era nata a Varsavia il 20 novembre 1899. Crebbe in una numerosa famiglia cristiana, circondata dall’affetto dei genitori e dei fratelli. Suo padre, Jan Stanislaw Kotowski, un musicista dalla fede profonda, lavorava come organista nella chiesa dei Domenicani di Varsavia. Sua madre, Sophia Barska, era una donna appassionata di letteratura.

Nell’ottobre 1918, Maria entrò nella Facoltà di Medicina dell’Università di Varsavia. Due anni dopo l’Armata Rossa invadeva la Polonia, e Maria decise di unirsi alla Croce Rossa per lavorare in un ospedale da campo, in cui rimase per otto mesi. Quel lavoro le valse il riconoscimento pubblico della Croce al Servizio “Polonia Restituta”.

Poco tempo dopo decise insieme ad altre giovani di prendere l’abito, entrando nella Congregazione delle Suore della Resurrezione. Il 19 aprile 1922 scriveva alla Superiora Generale, Madre Antonine Soltan, per chiederle di accettarla in convento: “Desidero vivere e morire per Cristo, amandolo al di sopra di tutto, perché è il mio Grande Amore, il mio Signore, il mio Dio, il mio Tutto”.

Tutti volevano starle accanto

Maria interruppe gli studi di Medicina, e nel 1924 professava con il nome di suor Alice. Quando annunciò la sua decisione alla famiglia, tutti rimasero sorpresi.

Anni dopo, suo padre avrebbe detto: “Dio si è preso la mia figlia prediletta, ma potevo affrontare Dio?” All’interno della congregazione, Alice si sarebbe dedicata soprattutto all’insegnamento. Nel 1934 si trasferì nella località polacca di Wejherowo, dove lavorò come maestra nel centro educativo della Congregazione, di cui avrebbe finito per diventare direttrice e superiora.

Suor Alice si fece amare dalle consorelle, e tutte volevano starle accanto per la sua umiltà, la sua simpatia e la dedizione agli altri. Suor Teresa Matea Florczak, nel suo libro Like a drop of water in the ocean: the life and martyrdom of Blessed Sister Alice Kotowska, Sister of the Resurrection (Come una goccia nell’oceano: la vita e il martirio della beata suor Alice Kotowska, Suora della Resurrezione), spiega che “suor Alice era un esempio vivo del fatto che la fedeltà è garanzia di pace e allegria. Irradiava un animo equilibrato e stabile, era gentile e sorrideva sempre. Alle consorelle piaceva stare insieme a lei. Suor Cyrila Matuszczak chiese anche alla superiora di assegnarle un posto in cappella vicino a suor Alice, perché accanto a lei si pregava meglio. Le suore sentivano istintivamente la sua unione con Dio”.

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