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Cresime a Grosseto: al posto di padrino e madrina, genitori o catechisti

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 29/09/21

L'esperimento in diocesi è stato richiesto dal vescovo. Ecco le motivazioni dell'abolizione delle due figure tradizionali che accompagnano il cresimando

Anche la diocesi di Grosseto va verso la graduale abolizione delle figure del padrino e della madrina della Cresima. L’orientamento, sotto forma di disposizione, è stato annunciato e presentato dal vescovo Giovanni Roncari ai sacerdoti riuniti in assemblea, al termine delle tre giornate diocesane di formazione, che si sono tenute dal 13 al 15 settembre.

Analogo provvedimento mons. Roncari lo aveva assunto già nella sua precedente diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello.

Il comodo criterio: si è fatto sempre così

La conversione pastorale, sollecitata a più riprese da papa Francesco per uscire dal “comodo criterio del si è fatto sempre così”, si legge sul portale della diocesi di Grosseto, impone di guardare la realtà con occhio libero e di intervenire con decisioni che rinnovino prassi che, col tempo, si sono appesantite o hanno perso le motivazioni di fondo. 

E’ per questo che il Vescovo stabilisce che ogni parrocchia faccia un cammino che approdi alla abolizione delle figure del padrino e della madrina della Cresima. 

Sbagliati i criteri di scelta del padrino e madrina

Da storico della Chiesa il Vescovo ne ha ricordato la genesi: “Sono nati come garanti di una formazione cristiana già avvenuta nel battesimo degli adulti e garanti di una futura formazione-testimonianza cristiana nel battesimo dei piccoli. La loro evoluzione-involuzione è sotto gli occhi di tutti: si scelgono spesso persone per ragioni affettive, di parentela, di convenienza sociale che poco hanno a che fare con la formazione cristiana che invece viene impartita da altri. Tutto sembra esaurirsi, salvo qualche felice eccezione, alla presenza durante la liturgia sacramentale”.

Da qui la decisione di prevederne la progressiva abolizione. E ha affidato ai sacerdoti il compito di accompagnare le comunità parrocchiali in un cammino che vada in questa direzione e che responsabilizzi sempre di più le stesse nel farsi carico della formazione dei ragazzi.

I tre punti del vescovo

Il Vescovo ha, così, stabilito tre punti. 

La presentazione dei cresimandi e il loro accompagnamento sia fatto dai catechisti che realmente li hanno preparati, hanno curato la loro formazione per anni e possono continuare la formazione soprattutto se hanno saputo creare relazioni autentiche con i loro ragazzi e con le loro famiglie.

Al momento di ricevere la Cresima “Il cresimando si avvicina al Vescovo accompagnato da un genitore, oppure da un catechista oppure da solo, dice il proprio nome e riceve l’unzione crismale”.

“Al termine della messa, prima della benedizione finale, il Vescovo affiderà al gruppo del dopocresima i nuovi cresimati per continuare così il cammino cristiana”.

Le diocesi che li hanno sospesi

La decisione presa dal Vescovo Giovanni non è isolata. Varie Diocesi in Italia hanno già imboccato questa strada, su indicazione dei rispettivi Vescovi. 

Oltre a Pitigliano-Sovana-Orbetello, nel 2020 stessa linea ha assunto – ad experimentum – la diocesi di Sulmona-Valva, in Abruzzo. Così come – sempre nel 2020 – anche l’arcidiocesi di Spoleto-Norcia, che ha anche rivoluzionato l’intero percorso di catechesi dei bambini, frutto dell’Assemblea sinodale celebrata nell’anno pastorale 2016-2017, e impostata su un percorso esperenziale, che ha al centro la Messa domenicale. 

Nel 2021 anche la diocesi di Catania ha imboccato la strada della sperimentazione delle Cresime senza più padrini e madrine. Ed è stata seguita, più di recente, anche dalla Chiesa di Mazara del Vallo, sempre in Sicilia. Ora anche a Grosseto.

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