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La santa che prima della fucilazione disse: “Per la croce che portò darò la mia testa”

Pinterest | pravmir.com

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 28/09/21

Santa Tatiana Grimblit è stata un eroina in Siberia, e difese fino alla morte i diritti dei detenuti, anche durante il regime di Stalin. Pagò le conseguenze con diverse condanne nei lager. Solo nel 1991 è stata "assolta"

C’è una santa nel cuore della Siberia a cui molti sono devoti: è santa Tatiana Nikolaevna Grimblit (14 dicembre 1903 – 23 settembre 1937).

Tatiana Grimblit aveva una vocazione speciale: a soli 17 anni, decise di dedicarsi ad alleviare le sofferenze dei prigionieri, portando loro del cibo e abiti pesanti, come scrive L’Osservatore Romano, che ne traccia un profilo.   

Accompagnava ogni pacco con una lettera piena di parole di incoraggiamento. Chiedeva alle guardie della prigione di consegnare le provvigioni a quei detenuti che non ricevevano sostegno da nessuno. A Tatiana, che studiava per diventare insegnante, stava a cuore di assistere chi era più solo, si trattasse di carcerati per motivi politici, a causa della fede o per reati comuni.

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Misericordia siberiana

La santa, prosegue il quotidiano della Santa Sede, si inseriva così in una tradizione di misericordia presente da tempo fra gli abitanti della Siberia, documentata fra l’altro dalla lettera in data 22 febbraio 1854 di Fedor Dostoevskij al fratello Michail in cui lo scrittore, raccontando il suo arrivo in catene a Tobolsk, ricordava gli involti di vestiario che gli furono inviati dalle mogli dei decabristi.

Arresti e trasferimenti in posti sperduti

Tatiana Grimblit mise in piedi una rete di aiuti, con un raggio sempre più vasto di azione. Nel 1923, quando fu necessario recarsi nella città di Irkutsk con un viaggio lungo e faticoso, ella non si tirò indietro, poiché riconosceva il volto di Cristo in quello di ogni sofferente. Ma a Irkutsk la sua attività destò sospetti. Fu arrestata, accusata di attività antirivoluzionaria e messa in prigione per quattro mesi. Successivamente fu scarcerata e arrestata altre due volte. 

L’ 1° luglio 1926 fu portata a Ust-Sysolsk, poi nel remoto villaggio di Ruch. Proprio qui, molto probabilmente, ebbe una serie di preziosi incontri con vescovi e laici esiliati. Per impedire tali rapporti, la spostarono nel Turkestan, dove scontò la pena. 

Il 14 aprile 1931 Tatiana Grimblit viene arrestata e condannata a tre anni di lager, sempre per aver tenuto rapporti con persone invise al regime. Tatiana riafferma che il suo programma è di aiutare tutti i bisognosi, indipendentemente dalle loro idee politiche o religiose, ma non riesce a convincere il giudice istruttore. Anche nel lager (nella regione di Perm) prosegue la sua opera benefica come infermiera nell’ospedale interno al luogo di detenzione. 

Fucilata nel “Golgota russo”

L’ultimo arresto avvenne il 6 settembre 1937. Proprio quel giorno Tatiana aveva scritto: «Per Dio non solo in prigione, ma anche nella tomba andrò con gioia». Durante il processo confessò a viso aperto la sua fede. Interrogata sulla croce che portava al collo, rispose: «Per la croce che porto darò la mia testa. Finché sarò viva, nessuno me la rimuoverà. Se qualcuno cerca di rimuovere la croce, la toglierà solo con la mia testa, perché l’ho indossata per sempre». 

Il 23 settembre 1937, conclude L’Osservatore Romano, fu fucilata nel poligono di Butovo, “il Golgota russo”, dove tantissimi ortodossi vennero uccisi. L’11 ottobre 1991 la Procura dell’Urss riabilitò la figura di santa Tatiana Grimblit, riconoscendone la totale innocenza. La giovane martire è oggi una delle sante più venerate in Russia.

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