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Nata senza olfatto, a 24 anni sente per la prima volta l’odore delle arance

WOMAN, SMELL, ORANGE

CebotariN | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 27/09/21

Pur essendo priva dei bulbi olfattivi, una ragazza tedesca ha cominciato all'improvviso a riconoscere alcuni odori. "Il nostro cervello è qualcosa di miracoloso, è sempre pieno di sorprese" ha commentato uno dei medici che la segue.

24 anni di vita senza odori

La rivista scientifica Neurocase ha condiviso la notizia di un caso davvero straordinario. Non è raro, ma è sempre bello, che il mondo della scienza si confronti con uno stupore radicale che esige di guardare senza capire fino in fondo.

Il caso è quello di una ragazza tedesca che oggi ha 24 anni ed è affetta da anosmia per congenita mancanza dei bulbi olfattivi, i tessuti che servono per inviare al cervello il messaggio nervoso prodotto dagli odori che arrivano nel nostro naso. Pur persistendo questa mancanza congenita, la ragazza ha cominciato a riconoscere alcuni odori.

Il professor Thomas Hummel, a capo del team dell’Università di Dresden in Germaniac che sta sottoponendo la ragazza a test e controlli, ha commentato così la notizia:

Il nostro cervello è qualcosa di miracoloso, è sempre pieno di sorprese.

All’improvviso l’odore di arance, zenzero, fumo, menta

L’identità della ragazza non è stata diffusa. Di lei si sa che, a un certo punto, nel fiore della giovinezza, ha cominciato a sentire alcuni odori. Persiste la sua anosmia, ma riconosce alcune fragranze. I dottori che la seguono stanno monitorando la situazione, quella di una giovane donna a cui di settimana in settimana la realtà regala la sorpresa di un profumo in più:

La giovane, cui a 13 anni è stata diagnosticata l’anosmia congenita per mancanza dei bulbi olfattivi, ha cominciato all’improvviso e senza un chiaro motivo a sentire alcuni odori.Per lei non è stata una scoperta piacevole, gli odori che per la prima volta acquistavano un senso per il suo naso non le piacevano, anche se si trattava di profumi. Gli odori nuovi arrivavano a lei di settimana in settimana, in un caso la donna è addirittura svenuta per il forte impatto emotivo di questa nuova e improvvisa percezione.

Da RaiNews

Il cervello resta un mistero più profondo degli abissi oceanici. Perché all’improvviso la ragazza ha cominciato a sentire gli odori? Perché ci è riuscita anche se è priva dei bulbi olfattivi?

Per ora gli studiosi hanno supposto che abbia acquisito la capacità di percepire gli odori attivando aree cerebrali alternative e svincolate dalle normali vie neurali dell’olfatto. Ma tutto resta un mistero. E ci lascia sulla soglia di uno stupore benedetto.

Il team tedesco coordinato da Thomas Hummel ha sottoposto la giovane a una seri di test olfattivi: la ragazza è riuscita a riconoscere circa metà degli odori proposti, ad esempio quello di arancia, zenzero, fumo, menta. Ha continuato, invece, a non riconoscere odori come quello del pellame, la banana, il cocco,la liquirizia, il cacao.

Da RaiNews
ORANGE, FRUITS

Un altro dato significativo di questa storia straordinaria è proprio ciò che non ci saremmo aspettati: percepire gli odori per la prima volta è stato sgradevole anche se si trattava di profumi. La realtà è invadente, anche se ce ne dimetichiamo spesso. Ce lo ricordiamo quando, uscendo da un tunnel, la luce del sole ci ferisce dopo essere stati al buio. La luce è bella – diremmo, in generale – ma sa ferirci. Tutti gli organi di senso sono fessure che lasciano entrare nel nostro intimo l’invadenza della realtà.

E il dato non è mai neutro. Dovrebbe essere scontato dire che un profumo è piacevole. Invece l’esperienza di questa ragazza ci riporta a un’altra evidenza dimenticata. I sensi sono vie per creare una relazione con il mondo. Ogni odore (colore, sapore, suono, consistenza) è legato all’esperienza che ne facciamo, resta impresso nella memoria perché strettamente connesso al vissuto. Forse in molti detestano il fumo del sigaro, a me ricorda certi momenti vissuti con mio padre, ed è perciò ben più che gradevole.

Anche questo ci testimonia che la realtà c’è ed è una chiamata particolare per ciascuno.

Un mondo senza odori, sapori e consistenze

È svenuta di fronte ad alcuni odori. Difficile per noi immaginare cosa significhi passare all’improvviso da una realtà priva di odori all’impatto con fragranze forti, uniche. È un salto di qualità enorme, anche per quel che riguarda la coscienza.

Quelli a cui è familiare la voce di don Giussani si ricorderanno benissimo uno dei suoi esempi più incisivi. Che ne sarebbe della nostro sguardo sul mondo se nascessimo con la consapevolezza e coscienza che abbiamo a 20 anni? Insomma, se entrassimo nel mondo per la prima volta da adulti. Sarebbe un impatto potentissimo con un’alterità composita, meravigliosa, eccendente … che ci colpisce simultaneamente attraverso occhi, bocca, naso, orecchie, mani.

Una potenza così grande da farci svenire. Sarebbe tremendo e magnifico. Non ci sarebbe da escludere un certo disagio.

WOMAN, SMELL

Alla luce di ciò, diventa ancora più coraggiosa la sfida di tutti i giorni, quella di ricordarci che siamo degli assuefatti.

Se ci è difficile immaginare cosa significhi sentire gli odori per la prima volta, come è accaduto alla ragazza tedesca, è meno difficile immedesimarsi con la sua vita senza odori. Per tutto il tempo in cui noi ci sconnettiamo dalla realtà per stare nel virtuale (social e schermi di ogni tipo) scegliamo di vivere in un mondo che ha solo immagini e suoni, che esclude il gusto, il tatto e l’olfatto. Perdiamo i 3/5 della realtà, potremmo dire. Ed è una rinuncia morbida, quasi inconsapevole.

Ne ha scritto molto bene Jonah Lynch nel libro Il profumo dei limoni, puntando l’attenzione sul fatto che l’uso della tecnologia esclude 3 dei nostri 5 sensi. Esserne consapevoli non significa bandire i mezzi tecnologici, bensì capire meglio le ragioni di un’alienazione che in questo tempo di pandemia ha manifestato serissimi effetti collaterali.

Perché, ad esempio, i ragazzi – che sono così bravi con le nuove tecnologie – hanno bisogno di rapporti in presenza? Proprio perché la realtà è una chiamata che non arriva in modo intellettuale o solo a parole. I desideri e le domande che ciascuno porta dentro si dilatano e si spalancano solo dentro una realtà consistente. La memoria di un incontro o di un dolore diventa indelebile proprio perché ogni dettaglio sensoriale ci aiuta a stamparlo nella coscienza.

Il malchiuso portone di Montale

Forse, se la storia della ragazza tedesca fosse stata solo immaginata da uno scrittore, il primo odore sentito sarebbe stato quello di una rosa. Ma è una trama banale in fondo. Io avrei immaginato il caffé come prima fragranza, un risveglio in tutti i sensi.

Curioso invece che il risveglio olfattivo della protagonista di questa vicenda sia legato al profumo inebriante, ma anche aspro dell’arancia. Ho pensato subito ai limoni di Montale, a una strofa in particolare:

Quando un giorno da un malchiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo del cuore si sfa.

Da I limoni
CHILD, WONDER

Lo chiamano il poeta del male di vivere, ma chi lo ha letto davvero sa che è il poeta del miracolo quotidiano. Credo che avrebbe scritto cose bellissime per commentare la notizia di cui stiamo parlando.

Quante porte chiudiamo ogni giorno? La tentazione più grande nel nostro quotidiano è chiudere, interrompere la relazione con il mondo per stare nella dimensione più comoda e terribile: noi, solo noi. L’io, centrato solo su stesso, muore atrofizzato. I miracoli che non ci mancano mai sono i malchiusi portoni, occasioni impreviste, fessure grazie a cui la voce e l’odore della realtà ci afferranno di nuovo per toglierci da un insano ed egocentrico isolamento.

E il gelo del cuore si sfa. Di fronte all’odore nuovo e insolito delle arance la ragazza tedesca è svenuta. Un malchiuso portone del suo cervello ha lasciato entrare quello che sembrava escluso per sempre. Nulla è impossibile a Dio. Cioé: Qualcuno è in cerca di noi in ogni istante, viene a stanare ogni pertugio possibile per arrivare al nostro cuore. Ci sveglia e ci disfa con ogni mezzo possibile. Sciogliersi e svenire sono verbi bellissimi, quando raccontano di un io che si lascia travolgere da una presenza di sconvolgente bellezza, e finalmente molla la presa e si lascia cadere in un abbraccio.

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disabilitàdonne
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