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Mamme sulla Luna: è boom di candidate donne al bando ESA

Shutterstock|Di Sergey Nivens

Giovanna Binci - pubblicato il 22/09/21

Al bando ESA per diventare astronauta sono quadruplicate le donne che hanno fatto domanda. Nei moduli nessun riferimento a figli o maternità: cancellare quello che siamo significa darci le stesse possibilità?

Io di astrofisica me ne intendo. Ci sono più buchi neri a casa mia che fagocitano i calzini e l’unico gioco che mia figlia vorrebbe per smettere di piangere che in tutto l’universo in espansione. 

La vita spaziale delle mamme

Ho scoperto forme di vita nel pongo abbandonato in una tasca dello zaino più aliene di ET. Esplorato pianeti pericolosissimi come lo stanzino della lavatrice con montagne di panni ancora da lavare pronte a caderti addosso e non c’era nessun Matthew McConaughey a salvarmi come in Interstellar. 

Ho la capacità di mandare avanti la mia vita con una sola mano (e a volte nemmeno quella), quindi sono psicologicamente pronta a farlo anche senza gravità, se mi promettono che posso riavere entrambi gli arti a mia disposizione. 

Insomma, io le mamme che hanno fatto domanda per andare nello spazio con l’ESA, un po’ le capisco. Silenzio. Pace. Nemmeno una Lego per anni luce di distanza. Certi giorni ti sembra già di essere senza ossigeno, in apnea, pur non avendo fatto nemmeno un passo fuori dalla troposfera. 

Sarà anche per questa esperienza sul campo, per il così detto “effetto Cristoforetti” o il linguaggio più inclusivo usato dall’agenzia spaziale europea rispetto alle precedenti selezioni del 2008, che le iscrizioni di donne al bando per reclutare nuovi astronauti, sono quadruplicate dall’ultima volta. 

Boom di donne al bando ESA

Sono 353 le sognatrici “STEM“, cioè con un curriculum in Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica, che per il nostro paese si contenderanno uno dei cinque posti a cui in totale aspirano da 22589 candidati. 

Neanche a dirlo: ci vogliono requisiti stellari e magari pure affidare il desiderio a una stella cadente di passaggio non guasta. 

Questa volta nessun brevetto di pilota era necessario e nel bando non era nemmeno richiesto specificare

nulla in fatto di maternità, ma ugualmente alcune delle candidate hanno fornito dettagli sulla loro famiglia, soprattutto nella lettera di motivazione, e alcune hanno specificato di avere già bambini o di essere in attesa».

il Messaggero

Lo spiega Antonella Costa, responsabile delle Risorse umane dell’Esa.

Certo, perché la maternità, almeno su questo pianeta, è sempre la solita discriminante tra un “il posto è tuo” oppure no. Ci vuole più coraggio che ad andare sulla Luna per rispondere alle domande nemmeno troppo velate sulle scelte di coppia e famiglia di certi datori di lavoro ai colloqui. 

Progresso è omettere?

Però, il problema è sempre mal posto. Il traguardo non è togliere la casellina dove inserire il numero dei figli, quanto aiutare le donne a non dover scegliere tra lavoro e l’essere madri. Detto questo, è altrettanto vero che la gestione delle proporzioni carriera/famiglia e l’importanza attribuita a quei ruoli che ti porta a dire “sì” a determinati orari o mansioni, spetta alla anche alla donna. Però non sono le donne a dover censurare o non dire qualcosa. Il problema è in chi ascolta o chiede. Perché oggi si dà per scontato che un figlio lo si programmi o lo si cerchi, quando dovrebbe essere fisiologico e probabile (non azzardo naturale) che una donna dai 27 ai 37 anni (questa l’eta’ per candidarsi al bando ESA) potrebbe restare incinta. 

Le risposte spontanee delle giovani aspiranti astronaute non dovrebbero meravigliare, anzi. 

Io, come donna, vorrei farlo presente che ho delle “esigenze” (se possiamo chiamare i figli così, come i rotoli di carta igienica), ma non vorrei essere discriminata per questo. Il fatto di avere pari possibilità coi maschi, anche nello spazio, non significa certo omettere quello che sono (o voglio essere).

Come al solito, confondiamo il politically correct con il semplice cancellare. Anche la maternità. Che in questo mondo, se scopri forme di vita su un pianeta lontanissimo allora sei cool, invece prendersi cura delle piccole forme di vita già su questa terra, mica è tanto eroico. 

Lo “smart mamming” da remoto può funzionare?

Poi potremmo aprire una parentesi più grande della via Lattea su quanto sia o no opportuno gestire dei figli in videochiamata da Marte o su quanto la vicinanza fisica sia ancora fondamentale almeno su questo pianeta. Poi vaglielo a spiegare, a un bambino, che gli “abbracci cosmici” non sono solo un modo di dire. 

Ma questo, almeno a mio parere, fa sempre parte di quel processo che ha contrapposto la libertà, la realizzazione, il self care delle donne alla maternità o che vede nelle differenze tra sessi non una risorsa da valorizzare con modi, appunto, diversi, ma un ostacolo. Per quanto nello spazio il tempo si dilati (o si accorci? Non l’ho mai capita la teoria dei gemelli che invecchiavano a velocità diverse), comunque finisce che devi scegliere come impiegarlo. A meno che non ti avvicini a un buco nero e lì allora tende a infinito, mi pare, ma il rischio di risucchio è alto. Ne sanno qualcosa i calzini di mio marito. 

Tags:
maternità
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