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Mons. Pizzaballa: «La Terra Santa non è un museo. Corriamo tutti a vedere la tomba vuota di Cristo!»

HOLY SEPULCHRE

Sor Amata CSFN

Miguel Cuartero Samperi - pubblicato il 21/09/21

Una nuova guida alla Terra Santa, frutto del lavoro di due esperti biblisti italiani, offre spunti per la meditazione accanto alle ultime scoperte archeologiche. Il vescovo francescano Mons. Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, presenta l'opera con una densa e appassionata introduzione.

Accanto alla storia della salvezza c’è una geografia della salvezza (Paolo VI, Esortazione Apostolica Nobis in animo)

Le pietre sulle quali ha camminato il nostro Redentore rimangono per noi cariche di memoria e continuano a “gridare” la Buona Novella (Benedetto XVI, Esortazione Apostolica Post-Sinodale Verbum Domini, 89)

Il cristianesimo non è una religione del libro come spesso viene erroneamente definita. Non è infatti fondata su un codice di insegnamenti dottrinali o morali raccolti in un volume, né si configura come religione nel senso stretto del termine (come ricerca di Dio da parte dell’uomo bisognoso e incompleto). Il cristianesimo si fonda infatti su un incontro personale con un Dio che si fa avanti per primo, che prende l’iniziativa chiamando l’uomo ad “uscire dalla sua terra” per andare verso una terra “promessa”. La storia di un Dio che si china sugli uomini, iniziata con Abramo prosegue con la costante e provvidenziale guida del popolo ebraico e trova il suo culmine nell’incarnazione del Verbo, il Logos di Dio, che assume forma umana per prendere dimora tra gli uomini sulla terra. C’è dunque un “luogo” prima ancora che un libro, o un codice etico o filosofico, che fa da cornice all’evento cristiano. Un luogo di incontro tra il creatore e la creatura. 

Gesù Cristo, il Figlio di Dio si è incarnato in un determinato luogo: le coordinate storiche e geografiche portano a Betlemme di Giudea, nell’attuale Israele, un lembo di terra periferico dell’impero romano durante il regno dell’imperatore Giulio Cesare Augusto. Si è incarnato “nel seno della vergine Maria”, giovane donna di Nazareth e fu chiamato “Figlio di Giuseppe” della stirpe di Davide. Nacque a Betlemme, visse a Cafarnao dove frequentò la sinagoga, viaggiò “di villaggio in villaggio” per tutta la Galilea, si spinse fino alla regione di Tiro e di Sidone e per almeno due volte nella zona della Decapoli, al di là del Giordano, dove folle di giudei lo seguivano; passando per la Samaria, si recò più volte a Gerusalemme, in Giudea, dove visitò il Tempio e dove fu arrestato e messo a morte al tempo dell’imperatore Tiberio. 

Gesù Cristo si è incarnato in questa terra “marginale”, polverosa, piena “di pietre e di spine”, una terra ferita da conflitti e sofferenze ma benedetta dall’iniziativa di Dio che si è rivelato prima al popolo ebraico scegliendolo “come sua proprietà” e poi al mondo intero con la nascita del suo Figlio a Betlemme. 

Ancora oggi, a distanza di duemila anni, quelle terre calpestate da Gesù parlano di lui, del suo messaggio, dei suoi miracoli operati tra la gente. Ma soprattutto del grande miracolo della sua passione e risurrezione dai morti, che è il nucleo del kerygma annunciato dai suoi discepoli in tutto il mondo. Allo stesso modo la terra di Israele parla ancora della storia di Salvezza operata da Dio di Abramo col suo popolo eletto. Non solo le rovine delle antiche costruzioni, ma il contesto naturale fatto di pietre, di deserti, di giardini, di alberi, di laghi e di mari, di monti e colline, parla, anzi grida, l’amore di Dio per le sue creature e la sua azione redentrice. 

È per questo che la chiamiamo “Terra Santa”, perché la sua geografia testimonia l’opera di redenzione e di salvezza operata da Dio. Fin dall’antichità questa terra è stata, ed è tuttora, meta di pellegrinaggio per i fedeli di ogni parte del mondo, per “leggere” in quei luoghi santi quello che papa Paolo VI chiamò il “Quinto Vangelo” ad indicare come il contatto fisico con quei luoghi divenga un vivo richiamo al kerygma trasmesso dagli evangelisti. 

Riscoprire la ricchezza delle testimonianze archeologiche dei luoghi santi, come un tesoro inestinguibile, è un modo per diventare nuovamente protagonisti della storia della salvezza. Il contatto con “il luogo” rende possibile, ascoltare, vedere, sentire, toccare, in una parola partecipare coi propri sensi, agli eventi che sono lì avvenuti, per così rafforzare la fede e ricevere una Parola per la propria vita. La Terra Santa è infatti figura di ogni uomo. Terra arida irrigata dalla rugiada dell’amore di Dio, luogo di conflitti dove il “Principe della Pace” vuole regnare. Come affermano gli autori parlando di Gerusalemme: «Gerusalemme è un mistero. Città eletta e peccatrice, santa e ferita, luogo della dimora di Dio e della corruzione dell’uomo, sposa di Dio e “prostituta”, è in fondo un’immagine di ogni uomo. Ciascuno di noi è Gerusalemme, città piena di contraddizioni, circondata da monti a sua difesa e talora “calpestata” dagli invasori, molte volte distrutta e riedificata, ricostruita dagli uomini ma in attesa del rinnovamento da parte di Dio (Sal 51,18), spesso desolata ma luce dei popoli al confine tra le sorgenti d’acqua e il deserto, al limite tra la vita e la morte» (pp. 105-106). 

Con questa intenzione l’editore Franco Chirico ha recentemente pubblicato una nuova guida destinata ai pellegrini ma anche a coloro che sono impossibilitati a visitare la terra di Gesù (Lori-Voltaggio-D’Ambrosi, Terra Santa. Bibbia, archeologia, catechesi, Chirico Libri, Napoli 2021). L’opera (un cofanetto di 2 volumi per un totale di 735 pagine con illustrazioni e cartine a colori) riesce ad esporre gli argomenti «in modo divulgativo pensando ad un pubblico più ampio possibile, in modo da trasmettere chiavi utili per entrare in profondità nei luoghi e negli eventi della nostra salvezza». Per questo ha un tono catechetico, aggiungendo alle informazioni geografiche e archeologiche delle «piste di meditazione e di catechesi» utili per i pellegrini. Tuttavia l’aspetto spirituale non va a discapito di quello scientifico. Gli autori, due sacerdoti che da anni vivono in Terra Santa, sono due biblisti italiani, professori di Sacra Scrittura ed autori di numerose pubblicazioni scientifiche. Francesco Voltaggio, rettore del Seminario Redemptoris Mater della Galilea, noto per le sue trasmissioni radiofoniche su Radio Maria, è uno degli autori principali della nuova Bibbia Scrutate le Scritture edita dalle edizioni San Paolo; professore presso lo Studium Theologicum Galilaeae e canonico della Basilica del Santo Sepolcro è esperto di letteratura rabbinica e talmudica. Germano Lori, sacerdote biblista della Diocesi di Medellín (Colombia) che da molti anni risiede in Terra Santa è esperto di Analisi Retorica Semitica e autore di diversi libri e articoli su Sacra Scrittura. Oltre a fornire spunti catechetici, gli autori hanno ritradotto tutte le fonti dalle lingue originali e inserito tutte le ultime acquisizioni esegetiche e archeologiche, rendendo dunque la loro opera una delle più complete e aggiornate nel suo genere. 

Nel presentare la pubblicazione, mons. Giambattista Pizzaballa O.F.M., patriarca di Gerusalemme dei Latini e già Custode di Terra Santa, ha precisato che, al di là dei conflitti che la tormentano, la Terra Santa è il «luogo d’origine della nostra fede», «il cuore del mondo… non solo per i cristiani», la «culla della cultura occidentale e, in gran parte, di quella orientale». Di certo, per i cristiani questi luoghi hanno un significato particolare trattandosi della «terra in cui è germogliata la nostra salvezza». Terra eletta e terra travagliata, afferma Pizzaballa: «eletta, perché Dio qui ha voluto “mischiarsi” con l’uomo; travagliata perché tale “mischiarsi” comporta l’incontro/scontro con la realtà umana sempre piena di contraddizioni eppure amata pazzamente da Dio». Al di là delle molteplici motivazioni che spingono i pellegrini a recarsi in Terra Santa, la causa prima di questo pellegrinaggio è rispondere all’invito che Gesù fece a Natanaele: «Vieni e Vedi!». Per questo «La presente guida è un validissimo aiuto» al fine di «far “gustare” al pellegrino tutto il sapore dei luoghi santi e degli eventi accaduti in essi, facilitandogli l’incontro con il Signore e attualizzando quegli eventi per la sua vita di oggi». Infine mons. Pizzaballa ricorda l’importanza della chiesa locale affidata alla sua guida pastorale: «In questa terra, scrive, è indispensabile la presenza fisica dei cristiani. Non si può quindi parlare di “pietre sante” senza far riferimento alle “pietre vive”, alle persone che vi abitano. Per questo, inoltre, in Terra Santa i cristiani, e tra essi in primo luogo gli arabi cristiani, dalla Fede tenace e dal cuore ardente, pur essendo una minoranza non sono mai scomparsi». «Non si può, pertanto, pensare alla Chiesa di Gerusalemme (…) come a un insieme di luoghi, un grande museo in cui si celebra la memoria degli eventi della nostra fede. Essa, infatti, è composta da “pietre vive”, chiamate a testimoniare e a annunciare, di generazione in generazione, la stessa buona notizia che l’angelo rivolse alle donne: “So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era deposto” (Mt 28,5-6). Anche oggi siamo chiamati a correre come Pietro e Giovanni per vedere la tomba vuota di Cristo. Per questo è importante per noi stare nei luoghi santi, per essere custodi della perenne attualità di quell’avvenimento (…) che ha rivoluzionato la storia».

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