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L’invito dei vescovi: chi collabora con la parrocchia è bene che si vaccini

KONFERENCJA EPISKOPATU POLSKI

fot. episkopat.pl

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 14/09/21

I presuli consigliano anche di promuovere nelle diocesi incontri con esperti che possano offrire spiegazioni e delucidazioni sul tema della vaccinazione

Chi collabora con la parrocchia è invitato a vaccinarsi: è l’appello dei vescovi italiani. Nella Nota della Conferenza Episcopale Italiana, intitolataCurare le relazioni nel tempo della ripresa”, i presuli chiedono di «incentivare il più possibile l’accesso alla vaccinazione dei ministri straordinari della Comunione Eucaristica; di quanti sono coinvolti in attività caritative; dei catechisti; degli educatori; dei volontari nelle attività ricreative; dei coristi e dei cantori».

Il chiarimento sul “non obbligo”

Il tema della vaccinazione, come noto, «rientra nella più ampia materia della tutela della salute pubblica ed è affidato alle competenti autorità dello Stato. Finora l’obbligo vaccinale riguarda solo alcune circoscritte categorie di lavoratori. La normativa civile attuale non prevede l’obbligo vaccinale né richiede la certificazione verde per partecipare alle celebrazioni o alle processioni né per le attività pastorali in senso stretto (catechesi, doposcuola, attività caritative…)».

“Mitigare i rischi di trasmissione del virus”

Resta fondamentale, allo stesso tempo, «mitigare i rischi di trasmissione del virus, che è ancora pericoloso, specialmente nelle sue varianti. Per questo è bene continuare a osservare le misure di protezione finalizzate alla riduzione del contagio, quali l’uso delle mascherine, il distanziamento fisico e l’igiene costante delle mani. La prevenzione di nuovi focolai passa, infatti, attraverso l’adozione di comportamenti responsabili e un’immunizzazione sempre più diffusa».

Un “atto di risposta” al mandato del Signore

L’appello a vaccinarsi del Papa «interpella le coscienze di tutti e, soprattutto, di chi è impegnato nell’azione pastorale delle nostre comunità. Siamo, dunque, chiamati a rispondere per primi a “un atto di amore” per noi stessi e per le comunità che ci sono affidate. Facciamo quanto è nelle nostre possibilità perché le relazioni pastorali riprendano nella cura vicendevole e, specialmente, dei più deboli. Facciamolo come atto di risposta al mandato del Signore di servirci gli uni gli altri, come lui si è fatto nostro servo». 

E «come segno di accoglienza del suo invito a prenderci cura gli uni degli altri, come lui si è preso cura di noi».

Incontri con esperti

Il tema della vaccinazione in parrocchia – si ricorda nel documento – «rientra nella più ampia materia della tutela della salute pubblica ed è affidato alle competenti autorità dello Stato. Finora l’obbligo vaccinale riguarda solo alcune circoscritte categorie di lavoratori. La normativa civile attuale non prevede l’obbligo vaccinale né richiede la certificazione verde per partecipare alle celebrazioni o alle processioni né per le attività pastorali in senso stretto (catechesi, doposcuola, attività caritative…)».

Le Conferenze episcopali regionali e ciascun vescovo, sentiti i Consigli di partecipazione – si precisa nel documento – possono tuttavia «formulare messaggi o esortazioni per invitare alla vaccinazione tutti i fedeli e, in particolar modo, gli operatori pastorali coinvolti nelle attività caratterizzate da un maggiore rischio di contagio, come quelle elencate. Per contribuire a una maggiore e più efficace informazione, in questa fase potrebbe essere opportuno promuovere incontri con esperti che possano offrire spiegazioni e delucidazioni sul tema delle vaccinazioni».

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