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Torri Gemelle: tra gli oggetti ritrovati dopo il crollo ci sono polvere e tanta umanità

Giovanna Binci - pubblicato il 10/09/21

Sono tutti raccolti al "The National 9/11 Memorial Museum": una scarpa caramello insanguinata, una carta di identità, due dollari, un cercapersone e tanti altri. Raccontano la storia di una umanità che non è stata cancellata dall'odio.

Qualcuno quella mattina del 2001 aveva scelto di andare in ufficio con delle décolleté dal tacco largo e non troppo alto, magari più comodo per stare alla scrivania.

C’era chi aveva appena 25 anni ad un meeting al 92esimo piano della Torre Nord. Un cercapersone in tasca e forse una guida turistica in borsa, per andare ad assaggiare la migliore Cheesecake della città da “Eileen’s Special Cheesecake” che è una specie di rito, se sei da quelle parti per la prima volta.

Tanti oggetti e tante storie

Un marito, Robert, aveva con sé il suo solito portafogli con dentro una promessa da due dollari. 

Yvette Nicole Moreno era da poco stata promossa dal suo tempo determinato e come tutti i giorni era al desk della reception della Carr Future. Quel giorno aveva scelto di indossare un braccialetto dorato a maglie grosse. 

Alla scrivania della Empire BlueCross BlueShield, il programmatore Abraham J. Zelmanowitz forse aveva già preso il caffè, seduto a fianco del collega Edward Beyea, in sedia a rotelle. 

Invece James Francis Lynch, veterano della polizia portuale era a casa. Si stava riprendendo da una operazione ed era fuori servizio, magari già davanti alla televisione prima che tutte le trasmissioni si sintonizzassero su un’unica diretta.

Il suo cappello blu con la visiera e lo stemma della polizia di NY, immagino appeso da qualche parte con gli altri abiti da lavoro. 

Trovati, non solo persi

Sono tanti gli oggetti persi quell’11 settembre 2001 e mai più reclamati dai loro proprietari. 

Ritrovati tra le macerie del World Trade Center o lasciati dai superstiti dell’attentato alle Twin Towers. Molti semplicemente doni, con storie particolari che parlano tutte di dolore condiviso e memoria.

Una lunga lista di cose, varie. Raccontano vicende intime, scelte fatte sovrappensiero al mattino. Parlano di un giorno come tanti, di vite che potrebbero essere le nostre e di un coraggio che non sappiamo di avere

Fare la lista di ciò che resta dopo una tragedia simile sembra superfluo: è ovvio che è più tutto ciò che è perso. Eppure, aggiungere punti a questo elenco degli oggetti, oltre che a quello delle vittime, è forse l’unica cura che abbiamo. Per non cedere all’odio. 

Oggetti che raccontano ciò che non può essere cancellato. Nemmeno dall’odio.

L’ufficio lost and found di Ground Zero è il “The National9/11 Memorial Museum“, dove gli oggetti custoditi sono più di 11000.

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Non mi piace pero’ parlare di “ufficio oggetti smarriti”.

Questi reperti sono più come nella versione inglese, appunto: “persi e trovati“. Da quando non hanno più un proprietario ed è scaduto il tempo massimo per il reclamo sono diventati patrimonio di tutti.

Non sono abbandonati. Li abbiamo raccolti insieme al ricordo delle tante persone a cui appartenevano. Insieme alle loro storie. 

Gli anni, la polvere, l’odio degli attentatori non possono cancellare l’umanità ancora gelosamente custodita e raccontata sotto la polvere. 

È vero, noi siamo molto più che cose, ma è buffo come a queste resti aggrappato per sempre qualcosa di noi. Una carta di identità, una foto sbiadita, un cappello pieno di polvere, degli effetti personali.

Storie finite, ma non dimenticate

Le scarpe col tacco si sono sporcate di sangue quando Linda Raisch-Lopez è scesa dal 90esimo piano della Torre Sud scalza ferendosi i piedi. Le ha rimesse una volta in salvo. 

Andrea Lyn Haberman invece non ha più risposto al cercapersone e non ha più mangiato la cheesecake o fatto tutte le altre cose che una ragazza di 25 vorrebbe fare a New York. 

Lei, ferma per sempre allo stesso piano di Yvette Moreno. 

Myrta, la moglie di Robert, ha riconosciuto subito i due dollari nel portafogli del marito quando glielo hanno restituito, un anno dopo l’attentato: “due di uno stesso tipo”, era il motto che ricordava la loro promessa durata undici anni di matrimonio. 

Mentre tutti fuggivano Abraham non se l’è sentita di lasciare solo Edward impossibilitato a muoversi con la sedia a rotelle e ha detto agli altri che avrebbe atteso con lui i soccorsi. 

E aveva ragione. James non si è tirato indietro e ha raggiunto i colleghi poliziotti nonostante potesse starsene a casa. 

Saranno anche loro tre nell’elenco delle vittime, ma questo filo invisibile che ha legato le loro vite, questa speranza di chi aspetta e crede negli altri e di chi va senza sapere cosa potrà fare, è ciò che ci tiene ancora tutti stretti, davanti alla tragedia dell’11 settembre e ci impedisce di cedere allo stesso odio ceco che ha fatto cadere le Torri.

Al di là dell’odio

La speranza

Una cosa così immensa che leggendo queste storie arriva allo stomaco con un impatto più forte del boato di quella mattina di settembre. Una cosa così fragile a cui aggrapparsi che ti chiedi come sia sopravvissuta a questa tragedia. Un po’ come questi oggetti in cui, nonostante tutto, è rimasta impressa un’umanità che non è stata spazzata via quell’11 settembre.

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