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Un suicida le è caduto addosso. Oggi dice: “Voglio che dalla mia storia esca qualcosa di buono”

BEATA JAŁOCHA

© Instagram/Beata Jalocha

Beata Jalocha.

Anna Gębalska-Berekets - pubblicato il 04/09/21

“Dopo l’incidente, in ospedale, ho lottato ogni giorno con me stessa, con le mie debolezze. Mi davo delle ragioni per andare avanti. Mi sono convinta che dovevo farlo”, ha detto Beata Jałocha ad Aleteia

Otto anni fa, un suicida che si è gettato dal settimo piano di un edificio è caduto su di lei mentre passava di lì. Beata Jałocha aveva un lavoro e stava sviluppando la sua carriera professionale. Si è ritrovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Usa ancora la sedia a rotelle, ma non le mancano fede, speranza e passione. Dalla sua storia è nato il musical “Niebo” (Cielo), in scena al Teatro Musicale ROMA.

Anna Gębalska-Berekets: A volte ripensa al giorno dell’incidente?

Beata Jałocha: La verità è che non ci ho mai pensato. Era collegato alla grande consapevolezza che ho di ciò che è accaduto, sono fisioterapista. Non appena ho sentito la diagnosi insieme al personale medico dell’ospedale, abbiamo preso delle misure per trovare la soluzione migliore. Volevo concentrarmi sulle cose che potevano costruire il mio futuro. Non volevo vivere nel passato e rimuginare su quello che era successo.

Questa consapevolezza del trauma, la conoscenza professionale, è stata utile o fonte di turbamento?

Da un lato la consapevolezza mi angosciava, dall’altro mi ha dato uno strumento per intraprendere le azioni più rapide possibili che potessero darmi un’opportunità. Essere consapevole della situazione in cui mi trovavo mi ha permesso di elaborare un progetto adeguato. Nessuno vuole sperimentare una tragedia di fronte ad altre persone, ma mi sono vista costretta a farlo. Non ho ricevuto alcun risarcimento economico che mi permettesse di pagare i costi della riabilitazione o di comprare una macchina adatta alla mia disabilità, ma ho scoperto che nonostante la lesione volevo avere una vita normale, anche se implicava un grande sforzo.

Beata Jałocha: valorizzo la vita

Qual è l’aspetto più difficile quando una persona deve modificare tutta la sua vita a seguito di un unico evento imprevedibile?

Quanto ai valori, non sono cambiati. Sono tornata a Cracovia, la mia città natale. Dopo l’incidente non volevo rinunciare alla mia vita, volevo lottare per il futuro. Non sono cambiata come essere umano. Ho sempre apprezzato la vita. Ho lavorato professionalmente con i pazienti, mi trovavo di fronte alle loro tragedie praticamente tutti i giorni. Sapevo cos’era un corpo sano e quanto fosse difficile, dopo un incidente o un’emorragia cerebrale, recuperare le forze. Dopo le mie esperienze, ho acquisito una profonda conoscenza del cammino che deve percorrere il paziente. Finora mi sembrava che dovessi sperimentare in qualche modo quelle difficoltà, ma solo dopo essermi trovata in una situazione simile ho avuto una maggiore consapevolezza del problema.

Ha apprezzato di più la vita?

Quando ero in ospedale, ho lottato ogni giorno con me stessa, con le mie debolezze. Mi davo delle ragioni per andare avanti. Mi sono convinta che dovevo farlo. Il problema più grande è stato il dolore che mi accompagnava, non solo allora, ma anche adesso. Più di una volta mi ha tolto forza e determinazione, ma non mi ha fatto sminuire la mia vita.

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Tags:
disabilitàfedeincidente
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