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Lasciate che Dio operi in voi stessi

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Catholic Link - pubblicato il 02/09/21

di Sandra Estrada

Benvenuti nel club di quelli che qualche volta si sono sentiti incompetenti nei confronti di Dio, della famiglia, del lavoro, dei professori o degli amici… insomma, di qualsiasi persona e in qualunque ambito sociale.

Siamo tutti cresciuti con opinioni diverse che finiscono per farci sentire che non siamo mai abbastanza: “Perché non parli di più? Perché non parli di meno? Devi essere più rapido! Devi essere più paziente!”… E tante altre voci che prendiamo come assolute: “dobbiamo essere” in un altro modo. E se ascoltassimo la voce di Dio anziché quella degli altri?

Se non lo facciamo non finiremo mai di paragonarci agli altri, e alla fine faremo cose a cui poi non troveremo alcun senso.

Andremo in palestra, ci sbiancheremo la pelle, ci vestiremo come neanche ci piace, ammireremo gli altri sulle reti sociali (perché ci ricordino quello che non siamo)… Vi ci ritrovate? Come accettare allora se stessi?

1. Vi propongo di essere fedeli nel poco!

Vogliamo essere grandi influencers e fare voli internazionali. Perché ci costa essere persone comuni? Mi piace pensare a Santa Teresina del Bambin Gesù. La meraviglia della sua spiritualità risiede nella semplicità del suo rapporto con Dio:

“Non si tratta di fare grandi cose, ma di fare piccole cose con grande amore”. È una cosa che possiamo imparare: non c’è un merito maggiore o minore nella dimensione delle cose che otteniamo, conta il fatto di fare quello che possiamo e dobbiamo con il cuore, con passione!

Se però sentiamo che tutto ciò che facciamo è poca cosa, che non serve a nulla, finiremo per essere dei morti viventi. “Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla” (1 Corinzi 13, 2).

2. Offrite ciò che avete, ma con amore!

Quanto mi vergogno ad arrivare con Gesù e ad avere solo cinque pani e due pesci per 2000 persone! Penso che sia meglio non dare niente, neanche offrirmi, per far sì che il Signore non si burli di me. Che grande trappola quella del demonio quando ci fa sentire così poco!

Quel ragazzo che si avvicina a Gesù gli dà quel “poco” che ha, e Dio lo trasforma in molto! Così fa chi nasconde il suo talento: sente che Dio gli affida poco, che non merita molto, che è meglio non rischiare nemmeno… lo sotterra e aspetta.

Maria avrebbe potuto dire di no all’idea di essere madre, ma ha confidato nel Signore e ha finito per essere Madre di Dio e del mondo intero! Come ci cambierebbe la vita se offrissimo a Dio il poco che abbiamo ma con amore?

3. So cosa sei, e devi esserlo bene

Questo diceva San Francesco di Sales, ma prima dobbiamo accettare ciò che siamo! Più tarderemo ad accettare noi stessi, più vivremo una vita che non è quella che Dio vuole per noi.

Sprechiamo quello che siamo, quello che Dio ci dà, quello che abbiamo, per desiderare altre cose: non voglio essere quella dei cinque pani, voglio avere 2.000 panini.

Come essere la mia versione migliore se non sono neanche me stessa? Quando saprò cosa Dio sogna per me se io sogno di essere qualcuno che non sono?

4. Non posso essere tutto

Credo che accettare ciò che non sono implichi il fatto di essere più responsabile in quello che invece sono, ovvero smettere di aggrapparmi a tutte le illusioni e poggiare i piedi per terra: “In questo sono brava, questo posso farlo, e lo farò fruttare”.

Pensate a cosa vi piace, a cosa sapete fare, a cosa vi viene bene, in cosa sentite Dio. Chiedercelo ci aiuta a incamminarci lungo la via che consiste nell’essere quello per cui Dio ci ha creati.

Vorrà dire dissotterrare i miei talenti – anche se non sono tutti quelli che vorrei, anche se ho paura di fallire – e portarli alla luce. “Voi siete la luce del mondo… Non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa”.

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”.

5. Non desiderate essere qualcun altro

“Ho capito che se tutti i fiori volessero essere rose, la natura perderebbe il suo manto primaverile, i campi non sarebbero più smaltati di fiorellini… La perfezione consiste nel compiere la sua volontà, nell’essere ciò che Egli vuole che siamo”, diceva Santa Teresina del Bambino Gesù.

Togliamoci le maschere che ci fanno vedere come non siamo. Se accetto di essere brava in qualcosa, dovrò accettare anche di non esserlo in qualcos’altro: forse sono molto brava nelle scienze ma non nello sport.

Forse sono introversa, o estroversa. Nulla è migliore o peggiore! Solo così, però, potrò rendermi conto di come sono senza modificarmi e accetterò gli altri come sono senza volerli cambiare.

Perché Dio è così! “Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto” (1 Corinzi 12, 17-18).

Accettarci, essere quello che siamo ed esserlo bene, è dare gloria a Dio come solo io so fare!

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Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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