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“Anche noi siamo come il figliol prodigo”

RETURN OF THE PRODIGAL SON

Rembrandt van Rijn | Public Domain

Catholic Link - pubblicato il 02/09/21

Almeno una volta nella vita anche noi abbiamo deciso di allontanarci e siamo tornati pentiti tra le braccia del Padre

di Sandra Estrada

Conosciamo tutti la parabola del figliol prodigo, e sono convinta che almeno una volta nella vita anche noi abbiamo deciso di allontanarci e siamo tornati pentiti tra le braccia del Padre.

Vi è capitato che quelle debolezze di cui pensavate già di esservi liberati, cosa per la quale rendevate grazie a Dio, siano tornate all’improvviso a tormentarvi?

In momenti di forti crisi vediamo che sono ancora latenti. È doloroso trovarci di fronte a quello che ci costa di più di noi stessi – le nostre debolezze, i peccati, le manie, le ferite…

E a questo aggiungiamo la paura di “Cosa penserà Dio”. Dio mi vedrà allo stesso modo dopo che sono stato un tale disastro, così peccatrice? Perché permette questo? Gli piace vederci umiliati?

La parabola del figliol prodigo può aiutarci a meditare su vari temi:

1. Il figlio crede di poter contare solo sulle sue forze

Quando ci troviamo di fronte alle nostre mancanze, capiamo che non era la nostra forza a mantenerci “virtuosi”, ma la grazia di Dio.

Al culmine della sua vita spirituale, Sant’Ignazio ha scritto la sua famosa preghiera Suscipe:

“Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo ridono. Tutto è tuo: tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore e la tua grazia, e questo solo mi basta”.

Ignazio affronta la realtà per cui tutto ciò che sa, fa, ha e dà è per grazia. E l’amore? Come figliol prodigo, intende che non valgono gli applausi, né di santi né di re, né la fama, né i contatti nel regno o in Vaticano.

L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è l’amore di Dio!

2. Se non possiamo allontanarci da Dio, cos’è allora il peccato?

Il figlio si vergogna, è sporco esteriormente, ma anche sporco spiritualmente, dentro di sé. Nonostante questo, il padre corre ad accoglierlo, lo abbraccia, non si vergogna di lui.

E perché, sapendo che avrebbe usato il denaro per i suoi piaceri, non gli ha negato il denaro né la possibilità di andarsene? Perché non si trattava di umiliarlo, ma di fargli capire che avrebbe sempre contato sul suo amore.

Accade lo stesso anche a noi come figli di Dio. Possiamo allontanarci mille volte, e allo stesso modo tornare con l’anima addolorata. Gesù ci aspetterà sempre con le braccia aperte!

3. Trovare noi stessi

Come dice San Paolo, Dio non è lontano da ciascuno di noi, “difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo”. “Essendo dunque discendenza di Dio, non dobbiamo credere che la divinità sia simile a oro, ad argento, o a pietra scolpita dall’arte e dall’immaginazione umana” (Atti 17).

Il peccato ci porta a vivere come orfani. Non è allora come comprendiamo Dio, ma come percepiamo noi stessi. Ci allontaniamo volontariamente dalla nostra natura divina?

Scopriamo chi siamo in realtà quando sperimentimo l’amore di Cristo. Non si tratta di essere il figlio maggiore e perfetto, ma di confidare nel fatto che Dio non smette mai di aver fiducia in noi, per quanto sentiamo di averlo deluso.

Siamo il figliol prodigo varie volte al giorno, quando ci confondiamo, cadiamo, tradiamo, feriamo e smettiamo di cercare Dio. Ricordate, però, che potete sempre tornare al Padre!

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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