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La Chiesa deve “uscire fuori dal recinto”: ecco perchè nasce “Essere qui”

église chicago.

© Conchi Martinez - Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 31/08/21

L'associazione è promossa da Giuseppe De Rita e un gruppo di autorevoli intellettuali. Tutto nasce da una ricerca che spiega i principali motivi del distacco tra i praticanti e la Chiesa. Partendo da una serie di errori commessi durante pandemia

Poca incidenza rispetto alle decisioni del Governo, scarsa presenze dei preti nelle comunità nel momento più delicato; laici sempre più distaccati e disimpegnati. E’ questa la fotografia di come la Chiesa italiana non sia stata all’altezza del suo ruolo durante la pandemia, A scattarla è l’associazione “Essere Qui”. 

Si tratta di un’associazione composta da una quindicina di donne e uomini d’azione e di pensiero, riuniti nella convinzione che la cultura cattolica abbia ancora molto da offrire allo sviluppo umano, civile ed economico del Paese e dell’Unione Europea.

Giuseppe De Rita è il presidente, Liliana Cavani la vicepresidente. I soci sono: Gennaro Acquaviva, Renato Balduzzi, Carlo Borgomeo, Annamaria De Prete, Ferruccio De Bortoli, Amalia Maione, Mario Marazziti, Mario Morcone, Alessandro Pajno, Romano Prodi, Massimo Naro, Andrea Riccardi.

il sociologo Giuseppe De Rita.

Come è nata “Essere qui”

Un libro per cominciare: “Il gregge smarrito”. Il testo «nasce da un mio testo furibondo – spiega De Rita ad Avvenire (14 agosto) – scritto durante la pandemia, quando ci è stato comunicato l’interdetto ad andare in chiesa. Una dozzina di pagine che mandai ad alcuni amici suscitando reazioni diverse. Qualcuno ha detto “lasciamo perdere”, “stiamo buoni”, altri invece hanno pensato che fosse bene andare avanti, realizzare un documento più lungo ed articolato. Ne è venuto fuori un secondo testo, meno fiammeggiante, dopodiché si è pensato di fare un passo ulteriore. E abbiamo realizzato una ricerca basata su mille interviste tra i fedeli italiani, poi accompagnata da un testo di commento». 

I primi risultati della ricerca

Ad una Chiesa in grado di recuperare pienamente un rapporto costruttivo con la società si aprono potenzialità enormi per collaborare alla crescita collettiva, il 38% degli italiani si aspetta che la Chiesa abbia un ruolo profetico nella società. Mentre solo il 6,6% pensa che dovrebbe orientare la politica. Deve cioè mettere a frutto quei talenti latenti che ha, ma che usa poco, anche correndo il rischio di qualche contaminazione. 

Perchè la Chiesa non è attrattiva?

Secondo l’associazione Essere qui, il 65,6% dei praticanti riconosce che la Chiesa sta attraversando un periodo di declino della sua presenza nella società italiana e di questi solo una minoranza, il 18%, sostiene che sia a causa delle parole “scomode” dell’annuncio evangelico, parole cioè che il mondo contemporaneo non vuol sentirsi più dire. 

Per la maggior parte dei cattolici i motivi sono ben altri: per il 42,2% non ha saputo cogliere le sfide della modernità, mentre per il 22,7% i Pastori tendono a non occuparsi di sociale.

Le responsabilità dei preti

Ma non è tutta colpa dei sacerdoti, il 56,7% dei praticanti ritiene che una delle principali cause della crisi attuale, sia che “i laici non si impegnano più come una volta”, i fedeli cioè si riconoscono più come “fruitori” di una vita ecclesiale che come protagonisti responsabili.

Il vero punto critico allora sembra essere il fossato che si è creato tra Chiesa e società, tra vita religiosa e vita civile e in questo la situazione delle parrocchie è emblematica. Il 52% dei praticanti pensa che durante il Covid “molti pastori hanno ridotto drasticamente la loro presenza sul territorio”.

Il distacco dei laici

Ma non è tutta colpa dei sacerdoti, il 56,7% dei praticanti ritiene che una delle principali cause della crisi attuale, sia che “i laici non si impegnano più come una volta”, i fedeli cioè si riconoscono più come “fruitori” di una vita ecclesiale che come protagonisti responsabili.

Assenza di vita spirituale e di proposta sociopolitica

Proprio la perdita di un impegno sociopolitico sembra essere una delle cause delle difficoltà attuali, la sola dimensione culturale o spirituale dell’annuncio evangelico, tende infatti ad evaporare nel mondo attuale, è abbastanza curioso rilevare che il 47% dei cattolici praticanti affermi di “non avere una vita spirituale”. Aver rinunciato ad un pensiero e ad una proposta sociopolitica, ha indebolito la cultura cattolica più di quanto non l’abbia resa autonoma.

“Un piede fuori dal recinto”

Secondo l’associazione Essere qui, la vita della Chiesa è nella relazione e questa è anche una grande testimonianza che deve dare al Mondo. Mettere un piede fuori dal suo recinto aiuterà la Chiesa a non cadere e permetterà alla società di riconoscerla e forse di imitarla in quella presa di coscienza per cui nessuno si salva da solo.

È anche questo il senso dell’associazione Essere Qui, perché è anche compito dei laici attivarsi. Ad una Chiesa in grado di recuperare pienamente un rapporto costruttivo con la società si aprono potenzialità enormi per collaborare alla crescita collettiva, il 38% degli italiani si aspetta che la Chiesa abbia un ruolo profetico nella società, mentre solo il 6,6% pensa che dovrebbe orientare la politica. Deve cioè mettere a frutto quei talenti latenti che ha, ma che usa poco, anche correndo il rischio di qualche contaminazione.

Il più diffuso spazio di relazioni in Italia

I margini ci sono e sono ampi, sostiene Essere qui. La Chiesa, per quanto indebolita, è ancora il più diffuso spazio relazionale del Paese e l’Italia ha bisogno più che mai di riscoprire la relazione. 

La cultura cattolica ha uno spirito “costituente” nella costruzione del bene comune, bisogna rilanciare questo spirito, riscoprire il destino comune che lega Chiesa e società.

L’etica è sempre più spesso a rischio di “formalismo etico”, punta cioè sul consenso, sull’adesione formale a certi valori, piuttosto che ad una reale conversione dei comportamenti. La cultura cattolica ha gli anticorpi, per lunga frequentazione, verso i formalismo “di facciata” (Vita.it).

Evangelizzazione e promozione umana

Secondo il presidente di Essere qui, il sociologo De Rita, evangelizzazione e promozione umana devono procedere insieme.

«Traggono forza l’una dall’altra. Se ne privilegi solo una uno salta tutto. Con la pandemia ce ne siamo accorti. In campo sociale la Chiesa ha manifestato la sua irrilevanza, l’incapacità di discutere con il potere mentre l’evangelizzazione, con le chiese vuote e senza Sacramenti, non è riuscita ad affermarsi».

“Raccogliere ora i frutti seminati nel passato”

In conclusione l’associazione Essere Qui ritiene che la Chiesa non debba ricercare la sua identità guardando soltanto al suo interno. Perché il terreno in cui ha seminato nel passato è molto più vasto ed è lì che deve continuare a cercare di portare frutto. 

È il tempo per raccogliere e per rimettere insieme più che per seminare, raccogliere i frutti seminati nel passato e germogliati anche in terreni imprevisti. Frutti come la promozione umana, la centralità della persona, l’importanza della relazione con l’altro, sono tutti elementi figli della cultura cattolica, ma radicati e diffusi nel Paese molto più di quanto le statistiche possano rivelare. Bisogna saperli ritrovare, ricomporli con l’umiltà di chi raccoglie i resti di una moltiplicazione che qualcun Altro ha compiuto.

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