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Marijuana legale in Argentina? La risposta della pastorale della Chiesa

CANNABIS

Shutterstock | Carol Smiljan

Esteban Pittaro - pubblicato il 20/08/21

Il Presidente Alberto Fernández aveva detto che era ipocrita non parlare del tema

Di recente, il Senato argentino si è dimostrato aperto a una legge per regolamentare la produzione di cannabis a scopi medicinali. Il Presidente Alberto Fernández, in un incontro con i giovani, ha dato indizi del fatto di sostenere una maggiore apertura verso la legalizzazione della marijuana a scopi ricreativi.

“Dobbiamo vincere e dibattere una questione che ha a che vedere con l’ipocrisia sociale in cui viviamo. C’è una parte di noi che sopporta una certa ipocrisia. Che la marijuana sia tossica non è in discussione, ma anche il tabacco è tossico, e l’alcool pure. E tuttavia c’è tutta un’industria costruita sul tabacco e sull’alcool, in cui l’aspetto tossico passa in secondo piano”, ha affermato.

La vera ipocrisia

Le dichiarazioni del Capo di Stato, nel contesto dei mesi che precedono le elezioni legislative, non sono piaciute a chi affronta ogni giorno le conseguenze del consumo di droghe.

“È inspiegabile che al giorno d’oggi si parli di ipocrisia parlando della legalizzazione della marijuana (e di altre droghe) nel contesto della povertà e dell’indigenza in cui vivono centinaia di migliaia di adolescenti e giovani che non possono aspirare a una formazione seria o a un lavoro degno, frutto di decenni di procrastinazioni”, hanno affermato dalla Commissione Nazionale per la Pastorale delle Dipendenze e delle Tossicodipendenze della Conferenza Episcopale Argentina.

Senza fare riferimenti espliciti al Presidente, visto che non sono stati né lui né la sua parte politica gli unici a riferirsi al tema in pandemia, in un comunicato la Commissione ha proseguito con durezza:

“La classe politica segue un’agenda che non è di quest’epoca nei quartieri popolari, né delle classi medie già rassegnate alla loro decadenza. Per questo, cercano di dare lezioni di povertà gli stessi che l’hanno originata o parlano dell’uso ricreativo della cannabis come se fossimo un Paese nordico”.

“Noi che viviamo e lavoriamo nei quartieri popolari – e non come turisti – sappiamo del danno che provocano l’alcool e la marijuana tra i bambini, gli adolescenti e i giovani abbandonati alla loro sorte da uno Stato di carattere liberale. Senza più aiuti perché possano sviluppare la loro vita come Dio comanda, finiscono intrappolati nelle droghe che li condizioneranno per la vita”, scrivono i membri della Commissione.

Alcune domande

“La proposta è legalizzare la marijuana quando non abbiamo ancora luoghi di recupero per le migliaia di ragazzi che stanno scomparendo a causa del suo consumo?

La proposta è legalizzare la marijuana quando la gran parte dei giovani dei nostri quartieri più poveri non arriva a concludere la scuola superiore e non trova lavoro?

La proposta è legalizzare la marijuana quando nei nostri quartieri più poveri non ci sono acqua, fognature, luce, scuole, club sportivi?

La proposta è legalizzare la marijuana quando abbiamo tanti ragazzi e tante ragazze flagellati dalla droga più in carcere che nei centri di recupero?”

Anche se non è stato ancora presentato un progetto formale sulla legalizzazione della marijuana per uso ricreativo, il sorgere del tema in piena campagna elettorale e i precedenti di altri Paesi come il vicino Uruguay sono forti segnali di allarme. L’Uruguay ha legalizzato l’aborto nel 2012, e nel 2013 ha fatto lo stesso con il consumo di marijuana.

Una scena quotidiana

Juan, nome di fantasia, camminava per le parallele del viale principale di una delle città più importanti della zona di Buenos Aires. Cercava cartoni per la macchina, che spingeva a mano anche se un peso di quel tipo avrebbe richiesto un cavallo. Stanco e sudato, si è fermato, ha appoggiato la schiena a una delle fiancate della vettura, parcheggiata su un marciapiedi, e anziché prendere la bottiglia d’acqua ha preso la borsa in cui tiene la cosa da cui è dipendente e ci si è buttato su.

È un’immagine che si vive ogni giorno in vari municipi della zona di Buenos Aires e di ogni altro angolo del Paese. Il narcotraffico ha trovato uno dei suoi spazi di maggiore crescita e sviluppo tra i giovani disoccupati dei quartieri più poveri, circostanza potenziata dalla chiusura di scuole, club e opportunità di lavoro per via della pandemia. Il ritorno alle istituzioni, con una riapertura graduale, è molto difficile, dicono gli agenti pastorali di varie diocesi.

Juan, come tutti gli altri come lui, si mantiene cercando rifiuti utili tra la spazzatura. La legalizzazione della droga in cui spende quello che guadagna e che lo allontana dagli studi o dal lavoro renderebbe legale questo consumo. Aiutarlo a uscire dalla sua indigenza continuerà ad essere sempre una questione pendente.

“Mentre la società guarda sconcertata l’abisso sempre più grande tra ricchi e poveri, la politica argentina continua a intrattenersi con temi di campagna”, sostiene la Commissione Nazionale per la Pastorale delle Dipendenze e delle Tossicodipendenze.

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