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Cosa succederà ai cristiani dell’Afghanistan?

AFGHANISTAN

Shutterstock | Trent Inness

Francisco Vêneto - pubblicato il 20/08/21

Già chiusa la scuola cattolica per bambini poveri e disabili a Kabul

Cosa accadrà ai fedeli cristiani dell’Afghanistan? Se lo chiede subito chiunque sia minimamente consapevole del grave stato di persecuzione anticristiana presente in decine di Paesi di tutto il pianeta, provocata da regimi fortemente atei, come nel caso dei comunisti cinesi o nord-coreani, o da regimi conniventi, passivi o complici del terrorismo fondamentalista islamico, come nel caso di Nigeria e Pakistan.

È anche il caso dell’Afghanistan riconquistato di recente dai talebani: visto il percorso di questo gruppo di radicali adepti della più rigida e brutale interpretazione della legge islamica, il regime che si è impossessato di Kabul domenica scorsa rappresenta una grave minaccia non solo alla libertà di culto, ma anche all’integrità fisica dei cristiani nei territori sottoposti al loro controllo.

La Caritas Italiana è particolarmente preoccupata per la piccola comunità cristiana dell’Afghanistan, e dovrà probabilmente sospendere le sue attività nel Paese, in cui opera dagli anni Novanta. Altre entità cattoliche saranno purtroppo costrette ad adottare le stesse misure.

La rete Caritas, composta da decine di unità nazionali, si dedica alla carità cattolica e all’azione sociale in più di un centinaio di Paesi, indipendentemente dal fatto che siano a maggioranza cristiana o meno. In Afghanistan agisce attraverso la Caritas Italiana, che ha già dichiarato di temere per la sicurezza dei cristiani nel territorio ora sotto il controllo dei talebani.

L’organizzazione ha deciso di “sospendere tutte le attività” a causa dell’instabilità della situazione, “mentre crescono i timori per la possibilità di mantenere una presenza anche per il futuro, oltre che per la sicurezza dei pochi Afghani di confessione cristiana”.

Si stima che nel Paese ci siano solo 200 cattolici, anche perché la conversione al cristianesimo può essere condannata con la pena di morte. L’unica chiesa cattolica esistente in Afghanistan è situata all’interno dell’ambasciata italiana a Kabul.

In questo panorama, i pochi sacerdoti e religiosi cattolici presenti nel Paese dovranno partire.

Caritas Italiana ha reso noto che sta valutando la situazione dei rifugiati afghani alla frontiera con il vicino Pakistan – un altro Paese, tanto per dire, in cui la situazione dei cristiani è spesso molto complicata. Il ritiro delle forze armate statunitensi sta lasciando l’Afghanistan in un tragico abisso, dopo una guerra ventennale dai costi umani incalcolabili e ben più drammatici dei miliardi di euro sprecati in operazioni fallite.

Chiusa la scuola cattolica per bambini poveri e disabili a Kabul

In questa situazione a dir poco drammatica, ha chiuso la scuola cattolica per bambini poveri e disabili a Kabul. IlPBK Day Centre – Pro Children of Kabul, diretto dal sacerdote italiano Matteo Sanavio, è un’associazione fondata nel 2001 in risposta a un appello di Papa San Giovanni Paolo II nel suo messaggio di Natale di quell’anno a salvare i bambini di Kabul. Il guanelliano don Giancarlo Pravettoni ha preso sul serio questo appello del Papa ed è entrato in contatto con varie congregazioni religiose maschili, 14 delle quali si sono unite all’iniziativa e hanno iniziato a pensare a una risposta immediata alle gravi necessità dei bambini afghani. La priorità è stata l’assistenza ai più deboli, ovvero i bambini affetti da disabilità.

Nel 2006 l’associazione ha fondato una scuola per bambini con disabilità mentali, e da allora la struttura ha offerto accoglienza e formazione a piccoli con la sindrome di Down o altre disabilità lievi in vista del loro inserimento nelle scuole primarie del Paese.

In un’intervista alla Radio Vaticana, padre Sanavio ha riferito che il 2020 è stato un anno molto difficile a causa della pandemia. La sua scuola è stata aperta e chiusa varie volte, e ora che aveva ripreso le attività con una relativa stabilità si è verificata l’escalation che ha portato al ritorno al potere dei talebani. La scuola è stata nuovamente chiusa, e non si sa quando potrà riaprire.

“Purtroppo le notizie che ci arrivano dall’Afghanistan e soprattutto da Kabul sono notizie molto negative. La città è nel caos e praticamente si sta procedendo unicamente ai rimpatri, perciò tutte le attività caritative che si stavano svolgendo prima sono momentaneamente sospese”, ha affermato il sacerdote. “Passato questo primo momento di crisi, in cui si vedono solo le tenebre, speriamo che si apra qualche spiraglio di luce e che possiamo riprendere anche noi per nostre attività che concentravamo sui bambini disabili della città di Kabul”.

Sarà possibile sotto il regime dei talebani?

“Dovremo cercare di vedere i talebani come si propongono, come si rapportano, come entrano in contatto con le associazioni”, ha commentato. “Pare che abbiano detto di non volere bloccare le attività educative e sociali. Però dialogare con queste persone penso che, ora come ora, sia abbastanza complesso e difficile”.

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