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Solennità dell’Assunta, il Papa: è l’umiltà il segreto che porta al Cielo

Papa Francesco

ANDREAS SOLARO /AFP/ East News

Vatican News - pubblicato il 15/08/21

Festeggiamo Maria e preghiamo che ci accompagni nel cammino che dalla Terra porta al Cielo attraverso le strade della piccolezza e del servizio che hanno segnato la vita della Vergine e hanno fatto innamorare Dio. Lei "umile e alta" ci ricorda che Dio chiama anche noi ad un destino di gloria. Così Francesco ai fedeli di tutto il mondo riuniti per la recita dell'Angelus nella solenne festività di oggi

Celebriamo oggi 15 agosto il mistero dell’Assunzione della Beata Vergine Maria in cielo. Lei, Madre del Redentore, preservata dal peccato e elevata nella gloria in corpo e anima, è “fotografata” dall’odierno Vangelo di Luca in un’istantanea, il Magnificat, nel versetto che recita: “Maria esulta in Dio, perché ha guardato l’umiltà della sua serva“. Eccolo il “segreto di Maria” racchiuso nella parola “umiltà”, che ha incantato Dio, e che l’ha resa “la piena di grazia” proprio perché “svuotata di sé”. Così straordinaria nella sua “ordinarietà” che fa innamorare Dio. Da qui Papa Francesco prende spunto per la riflessione che accompagna la recita dell’Angelus e che coinvolge la vita di ciascuno.

Dio guarda il cuore e innalza chi serve

Come è diverso – fa notare il Papa – lo sguardo dell’uomo da quello di Dio: l’uno “ricerca la grandezza e si lascia abbagliare da ciò che è appariscente”, l’altro invece guarda il “cuore”, come è accaduto con Maria:

Oggi, guardando a Maria assunta, possiamo dire che l’umiltà è la via che porta in Cielo. La parola “umiltà” lo sappiamo deriva dal termine latino humus, che significa “terra”. È paradossale: per arrivare in alto, in Cielo, bisogna restare bassi, come la terra! Gesù lo insegna: «chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). Dio non ci esalta per le nostre doti, per le ricchezze, per la bravura, ma per l’umiltà. Dio è innamorato dell’umiltà. Dio innalza chi si abbassa, chi serve. 

E così è stato con l’umile Maria la quale, come ripete il Magnificat, a sé non attribuisce altro e non ricerca altro che il “titolo” di serva. E questo deve far riflettere ciascuno di noi sulla nostra vita, suggerisce Papa Francesco, mettendo ancora una volta a confronto un atteggiamento umano e uno divino: il bisogno di affermarsi, di essere lodato e “primeggiare” con la capacità invece di” servire”, “ascoltare”, “tacere” e “fare un passo indietro”, disinnescando e non alimentando con le chiacchiere “litigi e discussioni”.

Chi è pieno di sé non dà spazio a Dio

In questo modo, con questo segreto, nella sua “piccolezza” e riconoscendosi “piccola e bisognosa”, Maria “conquista i cieli per prima”. Proprio per la sua umiltà dunque Lei è “la piena di grazia”. Sul suo nulla infatti che il Signore ha potuto ” compiere grandi cose”:

Con Dio, solo chi si riconosce un nulla è in grado di ricevere il tutto. Solo chi si svuota di sé viene riempito da Lui. E Maria è la «piena di grazia» proprio per la sua umiltà. Anche per noi l’umiltà è il punto di partenza sempre, è l’inizio del nostro aver fede. È fondamentale essere poveri in spirito, cioè bisognosi di Dio. Chi è pieno di sé non dà spazio a Dio,e tante volte siamo pieni di noi, e chi è pieno di sé non dà spazio a Dio, ma chi si mantiene umile permette al Signore di compiere grandi cose.

Maria, umile e alta, è una speranza per noi

E’ quello che, in modo magistrale, Dante Alighieri nel XXXIII canto del Paradiso racchiude nel celebre verso della preghiera a Maria, pronunciata da San Bernardo, che la definisce appunto “umile e alta più che creatura”. Il Papa cita il poeta fiorentino per sottolineare proprio come Dio abbia fatto grande questa creatura umile, “la prima a conquistare i cieli con tutta sé stessa” nonostante abbia trascorso una vita “per lo più tra le mura domestiche, nell’ordinarietà”:

Le giornate della Piena di grazia non ebbero molto di eclatante. Si susseguirono spesso uguali, nel silenzio: all’esterno, nulla di straordinario. Ma lo sguardo di Dio è sempre rimasto su di lei, ammirato della sua umiltà, della sua disponibilità, della bellezza del suo cuore mai sfiorato dal peccato.

E che grande messaggio di speranza è questo per tutti coloro che vivono “giornate uguali, faticose e spesso difficili”, per ognuno di noi:

Maria ti ricorda oggi che Dio chiama anche te a questo destino di gloria. Non sono belle parole. È la verità. Non è un lieto fine creato ad arte, una pia illusione o una falsa consolazione. No, è la verità è la pura realtà, la realtà viva e vera come la Madonna assunta in Cielo. 

Non resta dunque che “festeggiare” Maria con “amore di figli gioiosi e umili” pregarla – conclude il Papa – di “essere un giorno in Cielo con lei” e di ricordarci quali sono i segreti che ci fanno raggiungere questa meta: “piccolezza e servizio” .

Afghanistan e Haiti nel cuore del Papa

Al termine dell’Angelus il Papa invoca la cessazione delle violenze in Afghanistan per ridare pace e sicurezza alla popolazione e ricorda il forte terremoto di ieri ad Haiti. Anche per “ quelle care popolazioni” dell’America insulare Francesco esprime solidarietà, incoraggiamento per i sopravvissuti e chiede collaborazione di tutti per lenire le sofferenze. A Maria la preghiera finale recitata con la Piazza raccolta ad ascoltarlo

Un pensiero per chi è solo e un invito a visitare i Santuari

Quindi il pensiero del Papa va a chi è presente e prega con Lui, a tanti che sono in villeggiatura in serenità e pace, ma soprattutto a chi in vacanza non può andare e resta a servizio della comunità, di chi è in condizioni disagiate e affronta il disagio della chiusura dei servizi. Sono  malati, anziani, carcerati, disoccupati e profughi, insieme a chi è solo e in difficoltà. Su tutti il Papa invoca la protezione di Maria. Infine l’invito nella Solennità odierna a visitare un Santuario, per esempio per i romani, cita il luogo tanto caro, la Basilica di Santa Maria Maggiore che accoglie l’icona della Salus popoli romani .

L’originale su Vatican News

Tags:
angelusassunzione di mariapapa francesco
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