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“Far vedere il volto di una Chiesa madre”

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THIERRY ROGE / BELGA MAG / Belga via AFP

Messe dans la basilique du Sacré-Cœur de Koekelberg, Bruxelles, juin 2020.

Lucandrea Massaro - pubblicato il 13/08/21

La CEI invia una lettera alle parrocchie italiane per esprimere gratitudine per quanto fatto in questo periodo così difficile

Con una lettera della Presidenza, la Conferenza Episcopale Italiana si rivolge ai vescovi tutti e alle parrocchie e alle comunità ecclesiali nel loro insieme per esprimere gratitudine e vicinanza in questo anno e mezzo di difficoltà, pastorali e organizzative, nonché di lutti anche nel clero e tra i religiosi.

Vorremmo esprimere questo sentimento di gratitudine con una carezza d’affetto verso i malati e quanti ancora soffrono per la pandemia; verso i medici e gli operatori sanitari, per la generosità nella cura e nell’assistenza alla persona; verso gli anziani, con l’invito a conservare e a raccontare la memoria del Paese; verso i poveri, con l’impegno a custodirli e curarli, non chiudendo gli occhi davanti alle vecchie e nuove marginalità; verso le famiglie, per la capacità di tenuta complessiva, messa a dura prova; verso i sacerdoti, come ringraziamento per il loro essere prossimi al Popolo di Dio; verso i catechisti, gli educatori, gli operatori pastorali, perché sono davvero maestri e testimoni; verso tutte le donne e gli uominidi buona volontàcredenti e non credenti, perché in questo tempo di difficoltà con le loro scelte consapevoli stanno costruendo il Paese del futuro. Non è tempo di inutili contrapposizioni, ma di dialogo aperto: in gioco c’è il futuro dei nostri ragazzi.

Lettera CEI

In particolare la lettera, dopo una panoramica all’Italia e alla sua Chiesa diffusa in ogni comune o provincia, si sofferma sul tema – importante – della devozione popolare manifestata ovunque e da tempi immemori con le processioni e le difficoltà che queste possono incontrare in questo tempo di presidi sanitari

Sin dal giugno 2020, molte Diocesi e Parrocchie italiane hanno organizzato le processioni, adottando sia la modalità “tradizionale”, aperta ai fedeli che possono seguire tutto il percorso, sia una modalità “a stazioni”, in cui solo un piccolo gruppo (composto da sacerdoti, ministri ed eventualmente membri di confraternite) percorre il tragitto, mentre i fedeli partecipano ad alcuni tratti dell’itinerario in chiesa o all’aperto. Per via della varietà di tradizioni e di prassi, non è possibile fornire indicazioni valide e puntuali per tutte le Chiese locali. Il confronto con le istituzioni (anche in relazione alla sanità locale) e il buon senso, come già avvenuto nei mesi precedenti in altre occasioni, restano criteri imprescindibili con cui affrontare le varie questioni.

A queste indicazioni la Chiesa italiana aggiunge il vademecum che spiega l’applicazione del Decreto Legge del 23 luglio 2021 che istituisce il Green Pass.

SCHEDA INFORMARTIVA SU GREEN PASS E CELEBRAZIONI LITURGICHE

Il Decreto Legge del 23 luglio 2021, come ormai noto, introduce l’obbligo di munirsi di certificazione verde (“Green Pass”) per usufruire di alcuni servizi o prendere parte ad alcune attività determinate dalla Legge. 

  • La certificazione non è richiesta per partecipare alle celebrazioni. Si continuerà a osservare quanto previsto dal Protocollo CEI-Governo del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato Tecnico-Scientifico: mascherine, distanziamento tra i banchi, comunione solo nella mano, niente scambio della pace con la stretta di mano, acquasantiere vuote. 
  • Come per le celebrazioni, non è richiesta la certificazione per le processioni. Sono ancora valide le raccomandazioni e le misure comunicate l’11 giugno 2020 (sito CEI – sito Ministero dell’Interno; cfr anche circolare inviata il 28 luglio 2021 dal Ministero degli Interni – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione Protocollo 0001280): obbligo d’indossare la mascherina e di mantenere una distanza interpersonale di 2 m per coloro che cantano e 1,5 m per tutti gli altri fedeli. Ciò, in modo particolare, per evitare assembramenti. Queste misure, tenendo conto della varietà di tradizioni e delle diverse prassi nelle Diocesi, sono ancora attuali e possono continuare a essere garantite. Criteri di riferimento restano il buon senso e l’andamento della situazione epidemiologica nel luogo e nel momento in cui si svolge la processione.

La certificazione è invece obbligatoria, a partire dal 6 agosto, per accedere ad altre attività organizzate o gestite da enti ecclesiastici, come ad esempio: 

  • servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio (anche bar) per il consumo al tavolo, al chiuso; spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive
  • musei, altri istituti e luoghi di cultura e mostre; • sagre e fiere, convegni e congressi; 
  • piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso;
  •  centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, dei centri estivi, e le relative attività di ristorazione. 

Sono esplicitamente esclusi dall’obbligo di possedere la certificazione verde i partecipanti ai centri educativi per l’infanzia, compresi i centri estivi, e le relative attività di ristorazione. Questo significa che non è necessario il “Green Pass” per le persone coinvolte nei centri estivi parrocchiali (oratori estivi, CRE, GREST, ecc…), anche se durante essi si consumano pasti. 

La certificazione è anche necessaria per partecipare ai ricevimenti successivi a celebrazioni civili o religiose (feste di nozze o altre ricorrenze) e per accedere alle RSA. Sono esenti dall’obbligo del “Green Pass” i minori di età inferiore ai 12 anni e i soggetti esenti sulla base d’idonea certificazione medica. Il controllo della certificazione spetta agli organizzatori dell’attività.

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