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Tommaso Moro, Newman e Chesterton, 3 chiavi per il cattolico di oggi

PORTRAITS

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Dolors Massot - pubblicato il 12/08/21

Mariano Fazio pubblica “Contracorriente... hacia la libertad”, un libro sulla portata di questi tre punti di riferimento della cultura inglese

Tommaso Moro, John Henry Newman e Gilbert K. Chesterton sono tre grandi nomi della cultura inglese, con il tratto in comune di essere cattolici. Con una particolarità: tutti e tre hanno lottato contro gli ostacoli che la società imponeva loro per vivere pienamente e in libertà la propria fede.

La libertà era per loro l’obiettivo che si presenta come meritevole di conquista, anche se per questo bisogna rinunciare alla vita, perché la conquista della vita eterna procede di pari passo con la libertà. Tommaso Moro e John Henry Newman lo hanno fatto eroicamente e sono santi. Tommaso Moro è morto martire, condannato per non aver ceduto alla volontà del re Enrico VIII, che aveva provocato uno scisma con la Chiesa di Roma per il fatto di voler rompere il suo matrimonio con Caterina d’Aragona per sposare Anna Bolena.

Mariano Fazio, argentino, sacerdote e vicario ausiliare dell’Opus Dei, ha appena pubblicato Contracorriente… hacia la libertad (editorial El Buey Mudo), in cui traccia il profilo di questi tre uomini con l’obiettivo non solo di sottolinearne l’importanza culturale, ma anche di fare giustizia con la Chiesa cattolica d’Inghilterra, che come dice egli stesso “ha scritto pagine d’oro nel libro della storia della cristianità”.

MARIANO FAZIO

Storie appassionanti

Da ciò deriva il fatto che ai capitoli in cui descrive questi tre profili ne aggiunga un quarto dedicato a “Martiri, immigrati e convertiti”, in cui appare una ricca eredità, da evangelizzatori come Sant’Agostino di Canterbury o San Bonifacio (che avrebbe evangelizzato la Germania) all’ondata di conversioni di intellettuali verificatasi alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX (Evelyn Waugh, Gerard Manley Hopkins, Coventry Patmore, Francis Thompson, Robert Hugh Benson, Ronald Knox, Christopher Dawson, Charles Williams, Maurice Baring…). A ciò si unisce la potenza di scrittori nati cattolici come Tolkien o Hilaire Belloc (figlio di una convertita e allievo di John Henry Newman).

Dati che contano

I capitoli intermedi, come la vita ordinaria della gente comune, sono a volte quelli più utili per comprendere meglio l’apporto dei grandi personaggi della Storia. Fazio propone così note storiche come l’arrivo massiccio in Inghilterra di emigrati provenienti dall’Irlanda a causa della Grande Carestia delle Patate (Potato Famine) avvenuta tra il 1845 e il 1849. Centinaia di migliaia di cattolici irlandesi rimasti senza risorse si trasferirono a Londra, Manchester o Liverpool, città che sperimentavano la Rivoluzione industriale e li accettavano nelle loro fabbriche. In questo modo, nota Fazio, si passò da 250.000 a 700.000 cattolici.

Interessante è anche la spiegazione dell’autore della politica religiosa dei Tudor, per conoscere l’ambiente di confusione e corruzione morale che trovò Tommaso Moro quando venne nominato lord cancelliere d’Inghilterra da Enrico VIII.

La storia del cattolicesimo in Inghilterra non si potrebbe comprendere senza questi dati, come non possiamo dimenticare i tanti martiri: John Fisher, Edmund Campion, Margaret Clitherow, Robert Southwell… Se Hollywood ha trovato una miniera in San Tommaso Moro e San Tommaso Becket per girare film su di loro, ha ancora moltissimi copioni appassionanti da scoprire.

CONTRACORRIENTE

Come ha sottolineato il direttore di Aciprensa, Rafael Serrano, alla presentazione avvenuta all’Universidad Villanueva di Madrid, questo libro si unisce a più di 20 opere in cui Fazio parla della storia, delle idee e dei personaggi (da Tolstoj a Dickens, passando per il Secolo d’Oro e da Giovanni XXIII a Benedetto XVI) cercando di vederli come motore di pensiero e non come “casi” di una tappa cronologica o di una corrente.

Grande attualità”

“Ho ritenuto che fosse interessante presentare queste tre figure del cattolicesimo inglese perché ritengo abbiano una grande attualità”, ha spiegato l’autore. “In primo luogo, il cattolicesimo inglese è minoritario. Al giorno d’oggi, in gran parte dei luoghi del mondo il cattolicesimo è minoritario”.

“L’esempio che ci danno questi tre personaggi, molto diversi tra loro, è il fatto che affrontano il mondo a loro contemporaneo con un atteggiamento che credo sia quello che dobbiamo avere noi cristiani al giorno d’oggi: sono totalmente lontani da quelli che chiamo uccelli del malaugurio”, atteggiamento che considera “una strategia negativa, perché così non convinciamo nessuno”.

Fazio sottolinea una caratteristica di ciascuno dei tre autori che studia “che ci può servire per la vita cristiana nella nostra società, che ha molti aspetti positivi e che allo stesso tempo presenta tanti ostacoli per vivere in modo autenticamente cristiano”.

San Tommaso Moro, esempio di unità di vita

“Di San Tommaso Moro sottolineerei quella che San Josemaría Escrivá chiamerebbe unità di vita. In altre parole, la coerenza tra fede e opere. Moro era un cristiano dalla testa ai piedi 24 ore al giorno, il che non vuol dire che non avesse difetti o limiti, o che non avesse peccati. Santità non significa assenza di peccati, ma lui ha cercato di essere coerente con la fede cristiana in tutte le dimensioni della sua esistenza”.

“Lo possiamo prendere come esempio di padre di famiglia, di marito, (…), coerente con la sua funzione pubblica, ed è sempre stato un fedele servitore dello Stato. Ha avuto un cursus honorum, una carriera brillante, diventando lord cancelliere, oggi diremmo Primo Ministro d’Inghilterra. Nella sua attività intellettuale è stata coerente con la sua fede cristiana”.

A ciò si aggiunge che era “un umanista cristiano che ha voluto rinnovare tutti gli studi sulla Sacra Scrittura, in un ambiente rinascimentale non secolarizzante ma imbevuto dello spirito del Vangelo. E soprattutto è stato coerente alla fine della sua vita, quando, tra cedere di fronte a un potere dispotico che non rispettava i diritti della coscienza ed essere fedele alla sua coscienza, ha deciso di essere coerente. Al giorno d’oggi mi sembra che abbiamo bisogno di cristiani coerenti in tutti gli ambiti della loro esistenza”.

John Henry Newman: esempio di fedeltà alla propria coscienza

“Presenterei San John Henry Newman come esempio di fedeltà alla loro coscienza. C’è un’espressione molto bella che dice che non ha mai tradito la luce interiore che Dio gli aveva dato”.

Newman ha viaggiato in Italia, e in Sicilia si è ammalato in modo quasi fatale. “Quando è uscito da quella malattia, ha visto una luce che gli ha dato il Signore. Ed era convinto”, ha detto Fazio, “che Dio gli chiedeva di fare qualcosa di importante nella sua vita. Quando è tornato in Inghilterra ha dato vita al Movimento di Oxford, che voleva cercare la verità, verificare se nella Chiesa anglicana si trovava l’autentica tradizione cristiana. Voleva sapere se la Chiesa anglicana era la continuazione della Chiesa delle origini. E seguendo questa luce interiore ha scoperto la verità dove non pensava di trovarla”.

Cosa sapeva Newman della sua sofferenza

“Da un punto di vista umano, tutto quello che riguardava il latino non gli piaceva molto (…), e tuttavia la verità era lì”, ha segnalato Fazio. “Sapeva che avrebbe sofferto molto da parte dei suoi ex fratelli anglicani. Quello che non sapeva era che avrebbe sofferto molto anche a causa dei suoi nuovi fratelli cattolici, perché ha subìto persecuzione e grandi incomprensioni all’interno della Chiesa”.

“Nonostante questo è sempre stato fedele, fedele alla sua coscienza. C’è un testo di Newman che riprende il Catechismo della Chiesa Cattolica laddove dice che il primo vicario di Cristo sulla Terra non è il Papa ma la coscienza”. (Si riferisce al punto 1778 del CIC, in cui Newman segnala nella sua Lettera al duca di Norfolk che “La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo”).

Fazio specifica a quale coscienza si riferisce Newman: “La coscienza ben formata, che ci indica dove sono il bene e il male, se vogliamo essere coerenti, se vogliamo avere una vita di successo”.

Chesterton: l’uomo che non aveva rispetto umano

Quanto a Chesterton, “il punto che vorrei sottolineare è l’assenza totale di rispetto umano”, ha indicato Fazio. “L’opinione politicamente corretta della sua epoca era piuttosto simile a quella attuale. In un’Inghilterra solcata da correnti culturali opposte a una visione cristiana e cattolica della vita, ha vissuto un processo interiore fino ad arrivare alla conversione quando era già anziano. In un saggio, Ortodossia, è già profondamente cattolico, anche se sarebbero passati molti anni prima del suo ingresso nella Chiesa cattolica”.

Chesterton non aveva “alcun rispetto umano al momento di parlare della verità, ma sempre con un atteggiamento positivo, aperto al dialogo. È un grande esempio di amicizia. È stato amico di persone che la pensavano molto diversamente da lui, come George Bernard Shaw, il famoso autore di teatro irlandese, o H.G. Wells, positivista e anticattolico… Eppure erano amici intimi”.

“Mi sembra che oggi abbiamo bisogno di persone di questo tipo, che difendendo i valori cristiani e la fede cattolica abbiano la capacità di dialogo, empatia e comprensione per mettersi nei panni degli altri, delle persone che non la pensano come loro”.

“Con Chesterton si prova l’orgoglio di essere cattolici. Dicevano: ‘Oggi attaccano la Chiesa cattolica perché va contro la ragione e la libertà, ma se da qualche parte ho trovato la ragione e la libertà è proprio nella Chiesa cattolica’”.

Non si combatte il relativismo con il fondamentalismo

In sostanza, “unità di vita, coerenza con quello che mi detta la coscienza ben formata e che cerca sempre la verità per quanto questa comporti conseguenze dolorose per la propria vita e assenza totale di rispetto umano e una grande empatia”, ha detto Fazio. “Credo che siano tre luci per chi di noi cerca di cambiare questo mondo, di ricristianizzarlo non come uccelli del malaugurio e non con un fondamentalismo che non porta a niente – perché il relativismo non si combatte con il fondamentalismo”.

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