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Un Messicano dall’altra parte del mondo, senza paura del martirio

FERMIN SOSA

Gentileza

Jesús V. Picón - pubblicato il 05/08/21

Monsignore, dove l’ha inviata Francesco? In quale Paese? Qual è il motivo? E qual è il contesto sociale di quel Paese, le problematiche principali?

Dopo aver concluso i miei studi all’Accademia, la mia prima nomina è stata proprio la Papua Nuova Guinea, un Paese di missione parlando a livello ecclesiastico, un Paese in cui c’è una struttura molto ampia della Chiesa cattolica: ci sono scuole, ospedali, cliniche, dispensari; ha scuole tecniche, primarie. Agisce a livello di istruzione e sanitario in modo molto ampio in tutto il Paese.

È un Paese che ho amato molto, mi è piaciuto; ha una realtà del tutto diversa da quella che viviamo in Messico, e come il nostro è un Paese plurale a livello di culture: ha più di 800 tribù con oltre 800 lingue. Credo che il fatto di venire dal Messico, dove si vive una pluralità di culture, mi abbia aiutato a integrarmi. Non mi piace rimanere chiuso nella nunziatura, voglio convivere con la gente, conoscere la cultura, le culture esistenti, che sono molte e varie. E anche vivere le problematiche che vivono i cristiani. Lì non sono perseguitati.

FERMIN SOSA

Quando sono arrivato c’erano tre realtà: Chiesa anglicana, Chiesa luterana e Chiesa cattolica. È stato molto bello vedere la convivenza di queste tre realtà tra loro: rispetto reciproco, aiuto e convivenza. Per me è stato il primo “choc ecclesiastico”, potremmo chiamarlo così, avendo vissuto prima in un Paese in cui alcune religioni si colpiscono a vicenda.

Vedere che si può convivere rispettando gli altri è stato per me la prima realtà positiva che ho constatato a livello ecclesiale.

A livello civile è un Paese che a poco a poco sta avanzando. Sono andato via 14 o 15 anni fa, e quindi non conosco più bene la realtà. In 15 anni sono cambiate tante cose a livello tecnologico e di struttura. Quando c’ero io non c’era tanto turismo. Posso giudicare la Papua Nuova Guinea del passato, di 15 anni fa, ma sarebbe ingiusto giudicarlo ora perché la realtà può essere cambiata.

A livello ecclesiale posso dire che ci sono ancora molte carenze e molte sfide, tra cui i seminari. Devo vedere com’è la realtà attuale dei seminari, dei seminaristi, la situazione dei sacerdoti e dei vescovi.

Essendo un Paese in cui ci sono malattie come la malaria, è una sfida che va affrontata, e bisogna tutelarsi. Posso però dire che è un Paese che sta avanzando, e sta cercando la sua vocazione tra quelle di tutti i Paesi del mondo.

FERMIN SOSA

Come sono i cattolici in Papua Nuova Guinea? Com’è la celebrazione di una Messa? Abbiamo visto alcuni video di zone dell’Africa con molto folclore, colori e danze. Com’è il cattolico di quel Paese?

Lì una celebrazione eucaristica può durare due ore; mentre noi stiamo qui a lamentarci per il fatto che la Messa dura 45 minuti, lì gioiscono e vivono con allegria la celebrazione eucaristica. È molto bello, ci sono elementi culturali che entrano nella Messa, e questo fa sì che sia più lunga, ma anche che si senta la Messa come propria.

Ogni celebrazione eucaristica ha elementi propri dei luoghi in cui si incultura la religione, e la Papua Nuova Guinea non fa eccezione. Ha molti elementi che fanno sì che una persona che viene ed è abituata a un altro stile di celebrazione la trovi molto lunga, piena di cose a noi ignote. Per questo, quando arriva un missionario gli dico: “Non puoi criticare la cultura; devi inserirti in essa per conoscerla, per viverla e comprenderla. Non puoi comprendere la cultura dal di fuori; devi viverla per capire perché fanno questo”.

È questa la ricchezza della missione, che quando si va in un Paese non si è spettatori, ma attori. È lì che si vive pienamente la realtà che si deve vivere, e si vive con entusiasmo, e con pienezza perché la si vive in Cristo.

Cosa farà un Messicano in Papua Nuova Guinea, senza il cibo messicano?

Quando sono stato lì, all’inizio mi mancava un po’ il cibo messicano, soprattutto quello yucateco; il cibo dello Yucatán è molto vario, ci sono molti fagioli buonissimi. E quando andavo prendevo cinque chili per quello che mangiavo. Col passare del tempo, però, si capisce che ci si deve aprire ad altri cibi, al cibo internazionale, e allora dove si va bisogna essere aperti al cibo che danno e comprenderlo, gustarlo e amarlo. Ed è quello che ho fatto.

In Papua Nuova Guinea ci sono alcuni cibi simili ai nostri, ad esempio un tipo di carne con verdure.

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diplomazia pontificiavescovo
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