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Kevin Cordón, lo sportivo che si è allenato nel salone di una chiesa per arrivare alle Olimpiadi

KEVIN CORDON

Alexander NEMENOV / AFP

Pablo Cesio - pubblicato il 01/08/21

In Guatemala si celebra il trionfo storico del giocatore di badminton ai Giochi Olimpici di Tokyo, ma dietro c'è una storia di pazienza e perseveranza che coinvolge anche una chiesa

L’immagine dice tutto. Dopo aver battuto all’alba di questo mercoledì il cinese Angus Ka-Long, uno dei migliori al mondo nel badminton, Kevin Cordón ha festeggiato alla grande.

Con la sua vittoria, oltre ad aver riempito di orgoglio il Guatemala, appare anche il sogno di una medaglia olimpica e la possibilità di arrivare agli ottavi di finale (fase eliminatoria).

Un modo curioso di arrivare a Tokyo

Dietro questa immagine trionfale c’è anche una storia piena di resilienza e sacrificio. La pandemia di coronavirus ha influenzato direttamente la sua preparazione, tra le altre cose, ricordano media come ESPN, per via della sospensione degli allenamenti. La polisportiva della sua città natale, La Unión, Zacapa, ha dovuto trasformarsi in centro per l’assistenza ami malati di coronavirus.

Questa situazione non è stata però un ostacolo per il sogno di Kevin, che ha trovato un nuovo luogo in cui continuare ad allenarsi: il salone parrocchia della chiesa di San Francesco d’Assisi.

“Un giorno sono andato a dare un’occhiata al salone per vedere com’era a livello di altezza, luce e spazio. Ha le stesse misure di un campo normale, e allora ho chiamato il parroco e gli ho spiegato che non potevo perdere il ritmo di gioco perché non si sapeva quando avrei iniziato i tornei. Non ha posto alcuna difficoltà, ha detto solo di sostenerli con la bolletta della luce e cose del genere. Poi ho parlato con il sindaco e la polizia e mi hanno dato il via libera”, ha commentato Kevin Cordón a ESPN Digital.

Il sogno è continuato

Secondo quando aggiunge la nota del mezzo di comunicazione specializzato in sport, Kevin ha contato sul sostegno della Federazione di Badminton per la sistemazione del luogo.

“Mi hanno portato il campo e le cose di cui avrei avuto bisogno per allenarmi. La Federazione dispone di campi mobili. Tutta la squadra è venuta dalla capitale mentre qui installavamo l’illuminazione e chiudevamo le vie di ingresso dell’aria. Abbiamo adattato tutto il più possibile al modo in cui si allena la Federazione”, ha aggiunto.

Grazie alla parrocchia di San Francesco d’Assisi a Zacapa, oltre che ad altre persone che hanno contribuito con la parte fisica e gli allenamenti, Kevin ha potuto procedere nel suo percorso sportivo, contando su un’accoglienza insolita ma anche carica di misericordia e generosità, e questo ha fatto sì che il Guatemala potesse festeggiare la sua vittoria a Tokyo.

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