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“L’idea di limite è molto educativa: non possiamo autodeterminarci in tutto”

JORGE BUSTOS

jorgebustos.es

Vidal Arranz - pubblicato il 28/07/21

In altre occasioni ha collegato la capacità degli scrittori più geniali allo sguardo compassionevole. Sorprende la necessità di tornare a parlare di pietà in un mondo apparentemente sensibile e dipendente dall’evitare sofferenze, reali o immaginarie, a tutti. Sembra paradossale.

La pietà ben intesa non si esercita con quelli della propria fazione, ma con l’avversario. E si esercita perché c’è qualcosa che è al di sopra dell’ideologia, che è l’umanità di base che condividiamo. Come figli di Dio, come direbbero i cattolici, o come figli della fraternità universale, come direbbero gli illuministi, alla fin fine sono valori che derivano dalla stessa origine occidentale. 

Quello che stiamo vivendo sono guerre di tribù ed esibizionismo morale, che non hanno nulla a che vedere con la pietà. La vera morale si esercita nella vita quotidiana, in privato, e non propagando ai quattro venti virtù delle quali poi si è privi nella quotidianità. L’elemosina si fa senza che la mano sinistra sappia quello che fa la destra.

Se si grida quanto si è bravi sostenendo cause facili non si è empatici con nessuno, perché sono atti gratuiti che non costano niente. Bisogna riconquistare le virtù davvero preziose.

A volte vediamo anche che le virtù vengono manipolate e messe al servizio di altri interessi…

Si vede nell’appello alla concordia del Presidente [del Governo spagnolo, n.d.t.] Pedro Sánchez riguardo agli indulti. Non c’è niente di tutto questo. Sta manipolando il concetto di concordia, pietà e magnanimità. È puro calcolo cinico di mantenimento al potere. Insisto: la vera empatia si esercita con l’avversario.

Il politologo Víctor Lapuente sostiene che la vera sfida morale sia lottare con se stessi, non l’esibizionismo morale.

Quello che vediamo sulla scena pubblica sono persone convinte della propria superiorità morale che combattono come cervi in amore prendendosi a cornate. Questo non è un compromesso morale.

La prima cosa che bisogna fare è guardarsi allo specchio e decidere che parti bisogna migliorare per cercare di essere una persona più onesta, che non viva nella farsa, né nell’ipocrisia perpetua a cui ci portano i profili digitali. Alberto Olmos afferma che l’unica rivoluzione che manca è quella dell’onestà e si riferisce a questo. E per raggiungerla bisogna essere meno ipocriti.

Aggiungiamo che viviamo in un mondo in cui le parole hanno smesso di essere territorio comune di intesa per diventare territorio di lotta e confronto.

Ma neanche questo è una novità. In realtà, questo fatto di giocare con le parole viene da lontano, da quando ci siamo resi conto che forse cambiando il nome delle cose riuscivamo a manipolare meglio gli altri. E da lì abbiamo continuato.

Già Platone avvertiva che le parole dovevano essere cucite sopra la verità e i fatti perché altrimenti si corrompeva la scena pubblica. E siamo in questa situazione. Sánchez è l’apoteosi del fossato tra fatti e parole. Ma se le parole non valgono niente, se gli impegni non valgono, se le sigle del proprio partito non valgono niente, è tutto cinismo e sopravvivenza, e ingannare i cittadini dicendo loro che si è i più solidali.

Combattere questo è la grande sfida del nostro tempo. Ma se non si legge, se non c’è una gestione sufficiente del linguaggio, si potrà essere manipolati più facilmente.

Forse questa messa in discussione dell’idea stessa della realtà è innovativa. C’è come un affanno di distruggere qualsiasi nozione di realtà per eliminare qualsiasi nozione di limite.

Il superamento dei propri limiti e l’utopia, intesa come affanno di andare oltre, hanno promosso il progresso delle persone. Sognare di infrangere i nostri limiti come specie è quello che ci rende grandi, e allo stesso tempo ciò che ci condanna ciclicamente a questa presunzione eccessiva che un cristiano descriverebbe come confondersi con Dio.

È vero, però, che devono esistere entrambi i poli. Un certo sguardo conservatore, prudente, che si rende conto del fatto che l’uomo avrà sempre dei limiti, e un’aspirazione a superare quei limiti. Se una persona vede solo i limiti si opporrà a qualsiasi progresso, e la società prima o poi avanzerà senza di lui, e se uno è entusiasta del progresso a qualsiasi prezzo commetterà qualsiasi tipo di crimine. Questo sono insegnamenti di base del XX secolo. 

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