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Che terreno offriamo al seme che Dio ci affida ogni giorno?

FARMER, SEEDS, SUNSET

LightField Studios | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 21/07/21

Dio ci parla sempre, dentro ogni circostanza quotidiana. L'ascolto vero ci chiede di fare un passo oltre le distrazioni o il puro entusiasmo di pancia.

In quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare.
Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a
sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare.
E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono.
Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo.
Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò.
Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono.
Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.
Chi ha orecchi intenda»
.

(Mt 13, 1-9)

Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.

Il Vangelo sottolinea spesso l’impatto mediatico che Gesù aveva sulla gente. Ma ciò che fa la differenza non è tanto il semplice ascolto ma la qualità di questo ascolto. Ecco perché Gesù prosegue con la parabola del seminatore. Infatti il problema non è se Dio parla o meno. Dio parla sempre. Ci parla attraverso le circostanze, le relazioni, le cose che ci succedono, le persone che abbiamo accanto. Ci parla nella liturgia, nelle pagine del Vangelo, nella parola della Chiesa. Ci parla con un dolore o con una gioia.

Dio ci parla sempre, ma la cosa che dobbiamo domandarci è: che terreno di accoglienza è il nostro?

“Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto”.

Distrazioni, facile entusiasmi, preoccupazioni sono il modo con cui spesso ascoltiamo ciò che Dio ci dice. È difficile poter portare frutto quando si è superficiali. È difficile portare frutto quando si vive solo di pancia. È difficile portare frutto quando le nostre preoccupazioni ci fanno concentrare solo sul dente che fa male. Ma si può anche essere terreno buono, e questo accade quando si cerca di essere umili, attenti, realisti. Accade quando si smette di fidarsi troppo delle emozioni per dare invece retta al cuore che ha una sua straordinaria intelligenza. Accade quando si smette di vivere con l’ateismo pratico di chi dice che Dio esiste ma vive come se fosse solo al mondo.

C’è un ascolto che passa e un ascolto che porta frutto. Ma la postura di questo ascolto riguarda la nostra libertà.

Tags:
vangelo
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