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La nanotecnologia usata nei vaccini antiCovid è pericolosa?

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Di arda savasciogullari|Shutterstock

Verificat - pubblicato il 19/07/21

Una persona che si identifica como David Topí denuncia che i vaccini contengono dei “nanoidi” che potrebbero essere pericolosi per l'organismo. È vero?

Ci avete fatto giungere una serie di informazioni in base alle quali una persona che si identifica come David Topí e dice di essere uno “scrittore poliedrico” afferma che “i vaccini contengono nanoidi”.

Li definisce “particelle infime, microscopiche”, che si mescolano a una “soluzione salina isotropica”, che farebbe sì che “i componenti ‘normali’ del vaccino possano essere inseriti in una siringa per poi essere iniettati nel corpo”.

È INGANNEVOLE. I vaccini contengono composti realizzati con sale che aiutano a dissolvere il principio attivo e a favorirne la preparazione, la conservazione o la somministrazione, ma non sono nanoidi, un concetto inesistente nei manuali di Medicina. Si chiamano in caso eccipienti.

“I vaccini contengono nanoidi. Sono particelle infime, microscopiche, che si mescolano alla soluzione acquosa, normalmente una soluzione salina isotropica, che fa sì che i componenti ‘normali’ del vaccino possano essere inseriti in una siringa per poi essere iniettati nel corpo”.

Se si consulta il dizionario medico della Real Academia Nacional de Medicina de España (RANM), si verifica che il termine nanoide non esiste, né come parola, né come parte di alcuna definizione medica, come non esiste per la Real Academia Española.

Altre istituzioni, come laClínica Universidad de Navarra, intendono che un nanoide sia un “individuo di piccole dimensioni, ma che non arriva ad essere un vero nano”.

In ogni caso, non esiste una definizione ufficiale del termine che assomiglia a quella che offre l’autore, né si menziona mai che questi nanoidi siano fatti di “una soluzione salina isotropica”.

In altre parole, il termine e la definizione che dà Topí non esistono nei manuali di Medicina ufficiali.

Se non esiste, dov’è?

Non essendo una parola con definizione ufficiale, non si può verificare se esistano tali componenti nei vaccini.

Non si può neanche verificare che in essi si somministri una “soluzione salina isotropica”, in parte perché il termine “isotropico/a” non esiste nel Dizionario della Real Academia Española (DRAE), né in quello della RANM.

Il termine più vicino è isotropo/a, che fa riferimento a “una sostanza o un corpo che possiede le stesse proprietà in tutte le direzioni”, indica la RAE.

Quello che i vaccini hanno sono eccipienti, impiegati per “dissolvere il principio attivo, che nel caso del vaccino sarebbe l’antigene ed eventualmente il coadiuvante, e facilitarne preparazione, conservazione o somministrazione”.

Lo indica a Verificat Adelaida Sarukhan, immunologa e autrice scientifica dell’Instituto de Salud Global (ISGlobal) di Barcellona, che ricorda come gli eccipienti “in generale siano inerti”, ovvero privi di effetto farmacologico.

Gli effetti secondari non durano anni

In un altro punto del documento, Topí afferma che “tutti noi esseri umani, fin dal primo vaccino che ci fanno da piccoli, abbiamo milioni di componenti di questa nanotecnologia (nanoidi) che scorrono nel nostro flusso sanguigno”, e che queste provocano “microdisfunzioni nell’organismo”.

È FALSO. I vaccini che contengono nanotecnologia, come quelli a RNA messaggero, sono sicuri, e non c’è alcun caso documentato di effetto avverso al vaccino che si sia verificato dopo un paio di mesi, e ancor meno anni, dall’inoculazione.

La nanotecnologia si definisce come la scienza di manipolare la materia su scala atomica, mentre il termine “nano” si riferisce alle dimensioni – qualsiasi particella tra 1 e 100 nanometri di diametro –, indipendentemente dalla sua composizione.

Nel caso dei vaccini, possono essere nanoparticelle di lipidi, proteine o altre molecole: “Quelle dell’RNA messaggero, ad esempio, usano nanoparticelle a base di lipidi (grassi) per evitare la degradazione dell’m-RNA nello spazio extracellulare e facilitare il suo ingresso nella cellula. La candidata a vaccino di Novavax, dal canto suo, contiene nanoparticelle realizzate a partire da molteplici proteine Spike ricombinanti unite tra loro”, sottolinea la Sarukhan.

Effetti a lungo termine

Tutte queste nanoparticelle hanno il vantaggio di arrivare e penetrare più facilmente nelle cellule: “Non c’è alcuna evidenza che provochino ‘microdisfunzioni’ nell’organismo, e ancor meno anni dopo essere state iniettate”, sottolinea l’esperta.

“L’esperienza con tutti i vaccini sviluppati finora permette di concludere che gli effetti avversi, se ce ne sono, si presentano sempre entri i primi due mesi dalla vaccinazione”.

I Centri di Controllo e Prevenzione assicurano sulla loro pagina web che “gli effetti seri che possono provocare alcuni tipi di vaccini, incluso quello contro il Covid-19, sono estremamente improbabili”, visto che “il monitoraggio storico dei vaccini ha mostrato che questi effetti secondari si verificano entro sei settimane dalla recezione di una dose”.

Chi è David Topí?

David Topí dice di essere “ingegnere di professione”, anche se attualmente si considera uno “scrittore poliedrico e formatore” che lavora per “divulgare, insegnare e formare le persone in temi di sviluppo personale, metafisica, funzionamento del sistema energetico dell’essere umano, composizione e programmazione della psiche e della mente […], intendendo questi temi per quello che va al di là del mondo che percepiamo con i nostri sensi”.

In nessun luogo dice di essere legato al mondo della Medicina, né di aver ricevuto una formazione specifica al riguardo, per cui non potrebbe considerarsi un esperto del settore che affronta, in questo caso quello dei vaccini.

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