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Come la scienza torna oggi a riscoprire Dio

NASA Goddard Space Flight Center/CC

Jean Staune - pubblicato il 16/07/21

Le rivoluzionarie scoperte scientifiche del XX secolo cambiano la nostra visione del mondo: esse suggeriscono un “re-incantamento del mondo” che permette il ritrovo della scienza e della religione, dopo due secoli di separazione.

Nel 2000, al trapasso fra due secoli e due millenni, era stato chiesto a 200 scienziati che cosa si sarebbe conservato, secondo loro, del XX secolo, e quelli hanno risposto: 

  1. anzitutto, l’uomo mette piede sulla Luna; 
  2. poi il nucleare; 
  3. al terzo posto, la dimostrazione dell’esistenza della non separabilità quantistica (paradosso EPR); 
  4. al quarto, la seconda guerra mondiale: Stalin, Hitler e i loro 50 milioni di morti. 

Come si può credere che un oscuro esperimento fisico possa segnare l’umanità più della morte di 50 milioni di esseri umani? Eppure lo stesso è accaduto anche in passato: nel 1348 l’epidemia di peste nera ha ucciso in pochi anni (1348-1352) più di un terzo della popolazione europea, ma il mondo l’ha dimenticato, mentre conserva chiarissimi i nomi di Dante, Petrarca e Boccaccio, nonché la fondazione di molte tra le più antiche (e tuttora attive) università europee. 

Un paio di secoli più tardi, il caso Galilei poteva sembrare d’interesse solo per gli specialisti, ma ha avuto un impatto storico cento volte più forte della scomparsa di milioni di abitanti d’Europa. La lezione che dobbiamo ritenerne è che, nel lungo termine, le sole vere rivoluzioni sono i cambiamenti della visione del mondo. 

Una “triplice umiliazione dell’uomo” 

Per i freudiani, con Copernico l’uomo non è più al centro del mondo, ma su di un pianeta che gira attorno a una “stella periferica” situata ai due terzi del raggio di una galassia perduta tra miliardi di galassie. Con Darwin, l’uomo non è più al centro della natura, essendo una scimmia un poco più evoluta. Con Freud, l’uomo non è più al centro di sé stesso perché il suo inconscio diventa più rilevante del conscio. 

Questa triplice umiliazione dell’uomo viene dalla scienza, dalla conoscenza, che del resto ci ha donato i vaccini, l’elettricità, il nostro attuale tenore di vita eccetera. Non si possono rigettare il progresso o la scienza, ma in essa sta una delle concause del materialismo in Occidente, ed è difficile trovarne altre che siano risultate più determinanti di questa, a tal fine. 

La visione scientista 

Non bisogna cercare altrove i fondamenti del materialismo, dell’oblio di Dio e della perdita di senso della società occidentale, perché le scoperte scientifiche hanno un enorme impatto sulle idee che guidano il mondo. Tale impatto è sovente differito – ci vuole il tempo che la società prenda coscienza delle implicazioni filosofiche indotte dalle scoperte – ma è un impatto estremamente profondo, secondo a nessun altro, ed è per questo che è così importante realizzare oggi quanto i progressi scientifici del XX secolo, in tutti i dominî del sapere, hanno dato nuove carte e cambiato radicalmente i dati del problema dei rapporti fra la scienza e la religione. 

Nella visione dello “scientismo classico”, l’universo è perfettamente determinato e spiegabile: esso è composto di materia, la quale è composta di particelle. Non ha principio né fine: lo si può prevedere, in quanto è determinato, e illustrare. È l’universo di Laplace, il grande fisico meccanico che, dopo aver illustrato a Napoleone il proprio sistema, e sentendosi domandare dall’Imperatore “E Dio in tutto ciò…?” gli rispose: «Sire, non ho avuto bisogno di questa ipotesi». 

Nell’àmbito della biologia, le mutazioni e la selezione naturale possono spiegare (quasi) perfettamente l’evoluzione della vita sul pianeta. Né manca chi ha cercato di ridurre la coscienza e l’immaginazione a processi biochimici. Il disincanto del mondo è venuto dalla stessa conoscenza. 

C.P. Snow, un grande scrittore inglese, diceva che ci sia «un fossato tra le due culture» – quella che porta senso, la cultura tradizionale e religiosa, e quella tecnica e scientifica, della quale non possiamo fare a meno. 

Secondo François Crick, 

l’ipotesi stupefacente è che voi, le vostre gioie e le vostre pene, i vostri ricordi e le vostre ambizioni, il senso che voi avete della vostra identità e del vostro libero arbitrio, non sarebbero niente più che il comportamento di un vasto assemblaggio di cellule nervose e di molecole ad esse associate. Come avrebbe potuto dire l’Alice di Lewis Caroll: «Non sei altro che un mazzo di neuroni». 

François Crick, L’hypothèse stupéfiante, Plon, 1995, p. 17 

L’oblio di Dio 

Non bisogna cercare altrove i fondamenti del materialismo e dell’oblio di Dio. Perché gli uomini non credono più in Dio? La sofferenza e l’ingiustizia ci sono sempre state: non c’è causa maggiore, per la perdita della fede in Occidente, della visione dell’uomo e del mondo data dalla modernità e dalla scienza, la quale si trova perfettamente rappresentata da frasi come queste: 

L’avvenire che attende l’uomo è quello di galoppini dei robot del futuro. 

Marvin Minsky 

La vita è un materiale da gestire. 

Henri Caillavet 

L’uomo non può lusingarsi della speranza di partecipare a una qualsivoglia cosa che lo superi. Egli sa di essere solo nell’immensità indifferente dell’universo, nel quale è emerso per caso. 

Jacques Monod, Il caso e la necessità, Le Seuil, 1970, p. 225 

Più comprendiamo il mondo, più esso ci sembra privo di significato. 

Steven Weinberg, Les trois premières minutes de l’Univers, Paris, Le Seuil, 1978, p. 179 

I capifila di tutta questa scuola di pensiero – del disincanto del mondo, della decostruzione dell’uomo –, la quale in fondo ci dice che nulla è l’uomo e nulla è l’universo, riconoscono bene che in fondo alla loro strada non c’è che la disperazione assoluta, ma dicono che occorre avere la lucidità di accettarlo. 

Sono portato a credere che siamo semplicemente dei pezzetti di legno alla deriva sulla superficie del mare. 

Jim Peebles, citato da Steven Weinberg, Le rêve d’une théorie ultime, Odile Jacob, 1997, p. 227 

Quando avremo fatto progressi sufficienti a spiegarci le cose in termini meccanicistici, il risultato con cui dovremo confrontarci rischierà di non essere facile da accettare. Sembra quindi appropriato completare questo libro così come l’abbiamo cominciato, col sinistro presentimento di Albert Camus: 

«Un mondo che può essere spiegato, magari anche da ragioni cattive, è un mondo familiare. Invece, in un universo privato di illusioni e di luce l’uomo si sente uno straniero. Il suo esilio è irrimediabile, poiché egli è privato del ricordo di un focolare perduto o della speranza di una terra promessa». 

Sfortunatamente, le cose stanno così; disponiamo però ancora di un centinaio d’anni. 

Edward Wilson, La sociobiologie, Éditions du Rocher, 1987, p. 582 

«L’umanesimo materialista non può che fallire», diceva intuitivamente Saint-Exupéry, ma non si può radicare questa convinzione senza fondarla su una visione del mondo razionale e scientifica, che permetta di provare la compatibilità fra scienza e religione. Questo è il problema fondamentale. 

Se le persone credono che la vita non è che «un materiale da gestire», che siamo come frammenti di legno alla deriva sul pelo dell’acqua, allora tutto quanto si possa dire in contrario scivolerà sugli spiriti come l’acqua sulle penne di un’anatra. Non arriverà a incidere. 

Un limite assoluto alla conoscenza 

Nell’àmbito della materia, la fisica quantistica ha spazzato via la pretesa di Laplace e dei positivisiti, cioè quella di poter illustrare ogni cosa con un modello deterministico e materialistico: oggi sappiamo dal principio di indeterminazione di Heisenberg che esiste un limite assoluto alla conoscenza che possiamo avere del mondo che ci circonda (non si possono determinare con precisione e al contempo la velocità e la posizione di una particella), e sappiamo dall’esperimento della comunicazione istantanea tra due particelle distanti (la non-separabilità, o “paradosso EPR”) che esiste una realtà al di là dello spazio-tempo: l’universo non si spiega da sé stesso, non è ontologicamente autosufficiente. 

Che cos’è la materia? Qual è il suo fondamento? Nel 1926 Heisenberg dimostrò che se si conosce con precisione la posizione di una particella non si può conoscere la sua velocità – e viceversa. C’è un’incertezza fondamentale che concerne ogni particella dell’universo: è esattamente il contrario di quanto pensava Laplace, il quale nella sua prospettiva deterministica pensava che se si potessero conoscere tutte le posizioni di tutte le particelle e tutte le leggi che le fanno interagire potremmo conoscere il futuro dell’universo. Einstein aveva lungamente dubitato di questa rivoluzione concettuale: «Dio – diceva – non gioca a dadi…». Gli esperimenti, però, hanno confermato questa rivoluzione. 

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