Aleteia logoAleteia logoAleteia
martedì 25 Gennaio |
Conversione di Paolo
Aleteia logo
Cultura
separateurCreated with Sketch.

Il ruolo dell’ospitalità nella Bibbia

ABRAHAM AND THE ANGELS

By Aert de Gelder (1645–1727)

Daniel R. Esparza - pubblicato il 14/07/21

L’ospitalità, però, non è un’invenzione monastica, quanto piuttosto un valore profondamente biblico. Si potrebbe anche dire che sia al cuore della Scrittura. Alcuni, infatti, leggono l’inizio del Libro della Genesi come il gesto di ospitalità definitivo ed esemplare – Dio crea un interno mondo per farvi vivere gli esseri umani, e fa fronte a ogni loro necessità.

Il capitolo 18 della Genesi richiama questo gesto. Racconta la storia della generosa ospitalità di Abramo e Sara a tre visitatori giunti da loro presso le querce di Mamre. La vita seminomade portava spesso persone di famiglie e regioni diverse a contatto le une con le altre, con Canaan che costituiva parte di un ponte terrestre naturale tra Asia e Africa, e quindi una battuta rotta commerciale. In assenza di un’industria formale di ospitalità, che si sarebbe sviluppata soltanto in seguito (e che avrebbe raggiunto uno dei suoi picchi proprio con l’ospitalità benedettina), la gente che viveva in città, villaggi e perfino accampamenti aveva il dovere sociale di accogliere gli stranieri. Dice il testo:

“ Il Signore apparve ad Abramo alle querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della sua tenda nell’ora più calda del giorno. Abramo alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano davanti a lui. Come li ebbe visti, corse loro incontro dall’ingresso della tenda, si prostrò fino a terra e disse: «Ti prego, mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo! Lasciate che si porti un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e riposatevi sotto quest’albero. Io andrò a prendere del pane e vi ristorerete; poi continuerete il vostro cammino; poiché è per questo che siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». Allora Abramo andò in fretta nella tenda da Sara e le disse: «Prendi subito tre misure di fior di farina, impastala e fa’ delle focacce». Poi Abramo corse alla mandria, prese un vitello tenero e buono e lo diede a un suo servo, il quale si affrettò a prepararlo. Prese del burro, del latte e il vitello che era stato preparato, e li pose davanti a loro. Egli se ne stette in piedi presso di loro, sotto l’albero, e quelli mangiarono.
Poi essi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?» Ed egli rispose: «È là nella tenda». E l’altro: «Tornerò certamente da te fra un anno; allora Sara, tua moglie, avrà un figlio»”.

La tradizione intende che questo passo significa (tra molte altre cose) che se non fosse stato per la loro ospitalità, Abramo e Sara non avrebbero mai avuto figli. È solo perché accolgono degli stranieri in casa loro che ricevono la benedizione di avere Isacco. Hanno rispecchiato il gesto iniziale di Dio, ospitale e letteralmente creativo.

Nel Libro della Genesi, però, c’è anche di più al riguardo. Dopo che gli angeli hanno ricevuto la spiritualità di Abramo e Sara, il Signore dice ad Abramo: “Siccome il grido che sale da Sodoma e Gomorra è grande e siccome il loro peccato è molto grave, io scenderò e vedrò se hanno veramente agito secondo il grido che è giunto fino a me; e, se così non è, lo saprò” (cfr. Gen 18, 20). Abramo chiede immediatamente al Signore se risparmierà la città se vi troverà 50 giusti. Dio dice che non la distruggerà per il bene dei giusti che vi vivono. Abramo “mercanteggia”, chiedendo a Dio la misericordia per numeri inferiori: prima 45, poi 40, poi 30, poi 20, e infine 10. Il Signore concorda ogni volta. Due angeli (non i tre che si trovavano nella tenda di Abramo) vengono inviati a Sodoma per indagare.

Lot, il nipote di Abramo che viveva a Sodoma, accoglie quegli estranei. Come Abramo, li invita a trascorrere la notte in casa sua, li serve, li nutre e dà loro un alloggio. Altri Sodomiti volevano invece che Lot li consegnasse. Piuttosto che consegnare i suoi ospiti, però, Lot offre le sue due figlie, ma viene rifiutato.

Al mattino, i due angeli lo esortano a prendere la sua famiglia e a lasciare la città, che stava per essere distrutta: “Metti la tua vita al sicuro: non guardare indietro e non ti fermare in alcun luogo della pianura; cerca scampo sul monte, altrimenti perirai!” Il resto della storia lo conosciamo già. La moglie di Lot disobbedisce, guarda indietro, la città, e viene immediatamente trasformata in una statua di sale. E il sale ha molto a che vedere con l’ospitalità.

Nella Bibbia, il sale gioca un ruolo interessante e spesso contraddittorio. Nell’antico Israele, era ampiamente usato a livello simbolico. Il Libro dei Numeri e il secondo Libro delle Cronache presentano il sale come il simbolo che conferma l’amicizia tra le parti. Mangiare sale insieme, di fatto, era (ed è ancora) segno di amicizia in alcune regioni del Mediterraneo.

Secondo la tradizione, la moglie di Lot era sodomita. Ciò vorrebbe dire che l’ospitalità non faceva parte dei suoi costumi. Alcune fonti sostengono che quando Lot le chiese di offrire del sale agli ospiti si sia lamentata dicendo: “Vorresti introdurre in questo luogo anche questo costume malvagio?” (cfr. Midrash Agadah, Bereishit 19, 32). Visto che non avevano sale in casa, ha bussato di porta in porta per chiederne un po’ ai vicini, facendo sapere loro che suo marito aveva ignorato le leggi della città: aveva invitato degli stranieri. Il Midrash spiega allora che avendo peccato con il sale “è stata punita con il sale”.

Questa “punizione” è davvero significativa. Una terra coperta di sale, nella Bibbia, è anche una metafora per una terra di nessuno, una terra desolata, in cui non cresce nulla (cfr. Salmo 107, 34; Giobbe 39, 6; Geremia 17, 6). Visto che è stata l’ospitalità a permettere ad Abramo e Sara di avere un figlio, crescere e prosperare, nella stessa logica chi nega l’ospitalità (non solo la moglie di Lot, ma l’intera città di Sodoma) diventa una terra desolata.

  • 1
  • 2
Tags:
accoglienzabibbia
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

IT_3.gif
Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni