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Come discernere la propria vocazione nella vita?

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Maja Tomic | Shutterstock

José Miguel Carrera - pubblicato il 13/07/21

L'imposizione o l'equivoco nel discernimento della vocazione tende a generare persone frustrate. Ma come cercare e raggiungere una vita felice, piena di senso?

Il discernimento della vocazione esige il confronto personale e la percezione più profonda di sé. Chi si sente confuso deve cercare aiuto in persone solide, che abbiano una buona formazione, per svolgere un lavoro di organizzazione interna, con la quale si creano le condizioni per guardare più profondamente dentro di sé.

Per il cristiano, il discernimento implica anche la preghiera, il rapporto di intimità con Dio. Ogni persona è chiamata (“vocazione” deriva dal latino “vocare”, chiamare) da Dio a una vita realizzata e piena.

Definizione

La definizione più semplice della vocazione è “chiamata”. Si tratta di una chiamata a uno stato di vita, ma è innanzitutto la chiamata di Dio a risvegliarsi alla propria vita.

Prendere coscienza del fatto che la vocazione è una chiamata di Dio alla vita deve portare alla percezione di come si vive questa chiamata, questa vita che è stata data non solo come dono, ma anche come incombenza, come compito; ovvero, come sviluppare questa vocazione, questa chiamata che si è ricevuta al concepimento.

“Vocazione” è diverso da “attitudine”. Le attitudini definiscono, ad esempio, la professione di una persona, mentre la vocazione definisce uno stato di vita. Ciò vuol dire che la chiamata della vocazione si verifica a un livello più profondo dentro di noi: quello esistenziale. Non è solo quello psicologico. Abbraccia e comprende tutto: la persona nella sua realtà fisica, psichica e spirituale.

Al giorno d’oggi le persone hanno molta difficoltà a percepire la propria vocazione fondamentale, ovvero se sposarsi o consacrarsi, perché hanno grande difficoltà a percepirsi nella propria vita. Se è così, è ancora più difficile percepire come si svilupperanno.

Ad esempio, se la persona vuole discernere se la sua chiamata è vivere la vita di celibato, deve conoscere la sua realtà fisica quanto a necessità e manifestazioni.

Bisogna anche avere coscienza della realtà psicologica, nel senso del suo sviluppo, ovvero se esiste la chiamata a voler vivere un rapporto specifico con qualcuno o la chiamata a vivere l’affettività in modo generale, nella condivisione con tutti.

Confronto

Il senso spirituale è un altro elemento. In Matteo 19 leggiamo di quanti “si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli”. Ciò vuol dire che a causa del Regno, nel senso più profondo, spirituale, si vuole vivere la vita esclusiva di intimità, amore e servizio a Dio. Chi è in questa condizione abbraccia la vita consacrata. Per la vita coniugale è necessario il discernimento per vedere se esiste la disposizione interiore a dividere la propria vita con qualcuno in modo esclusivo.

Il discernimento sincero della vocazione si verifica solo dal momento in cui la persona si dispone a confrontarsi. L’essere umano si conosce solo quando si confronta. Quando manca questo confronto, si finisce per correre il rischio di ingannarsi e illudersi. Per il cristiano, la preghiera è fondamentale in questo processo.

Il confronto implica il fatto di stare attenti alla propria quotidianità, compiendo passi concreti in direzione di quello a cui in via di principio ci si sente chiamati. Ciò vuol dire che bisogna affrontare le realtà che esistono dentro di noi, perché dal momento in cui ci sono il confronto e lo scontro interiore si scopre se si ha o meno la disposizione interiore per vivere quella realtà.

Perché si crei lo spazio di confronto personale nel discernimento vocazionale, bisogna cercare la conoscenza in persone solide, che abbiano una buona formazione, e anche realizzare un lavoro personale.

Se la persona capisce di aver bisogno di orientamento deve cercarlo. Se si rende conto che ha bisogno di un lavoro per organizzarsi internamente, lo deve compiere, per imparare a far fronte ad alcune questioni che spesso sono facili da organizzare. E a partire dal momento in cui c’è un’organizzazione interna si creano le condizioni per guardare più profondamente dentro di sé.

Maturazione

Bisogni compiere passi efficaci, concreti, in direzione del discernimento, e non dire semplicemente “OK, voglio essere sacerdote”, o “Voglio sposarmi”, “E ora vediamo che succede”. No. Bisogna lottare. È anche un processo di lotta.

La maurazione si verifica durante tutta la vita nella misura in cui mi colloco e mi lancio in questa vita. Bisogna porsi davanti a Dio in un rapporto quotidiano di intimità, con il coraggio di chiedere cosa vuole per la nostra vita. Solo così le cose si chiariscono. Il rapporto quotidiano di intimità con Dio è quello che sostiene la vita consacrata.

La vocazione non deve mai essere imposta. Chi è accanto deve accompagnare, con grande rispetto. Imporre la vocazione tende a generare frustrazioni. La realizzazione della vocazione è un modo garantito per essere felice.

Chi accompagna una persona che sta discernendo la sua vocazione deve aiutare in questo processo ma senza imporre niente. Non bisogna mai dire “Penso che la tua vocazione sia questa; puoi andare tranquillo perché sono certo che la tua vocazione è essere sacerdote!” Assolutamente no. Bisogna guardare i segnali, e man mano che la persona li emette si può aiutare a percepire la questione più chiaramente.

Problema di imposizione

Imporre la vocazione genera persone frustrate, che si tratti di una vocazione a uno stato di vita o di una professione. Ho conosciuto un ragazzo che era stato costretto dal padre a studiare Gestione d’impresa. Lui era musicista e voleva studiare musica, ma il padre si è imposto, e lui ha seguito ciò che gli diceva. Il giorno della laurea ha consegnato il diploma al padre e ha detto: “Questo è tuo, ora farò ciò che voglio”. E lo ha fatto, e oggi vive di musica.

Chi vive un momento di confusione e incertezza deve cercare aiuto professionale. Se la persona non percepisce stessa, come può percepire la sua vocazione, le sue attitudini? È piuttosto difficile. Per questo, se volete intraprendere un cammino serio, se volete davvero scoprire la vostra chiamata, le vostre attitudini, se non avete chiarezza ma difficoltà, non abbiate paura di cercare aiuto. Non consideratelo un problema, ma come una sfida, indipendentemente dall’età.

Oggi, ad esempio, c’è una grande confusione con il mondo virtuale. Si creano altri “io”, gli “io” virtuali. Questo può confondere ancor di più nella ricerca, soprattutto quando l’“io” virtuale non ha nulla a che vedere con l’“io” reale.

Realizzare la propria vocazione è una dimensione fondamentale della vita. Quando una persona realizza la sua vocazione, realizza il senso della vita. È una persona che sarà sempre a suo agio nella vita, felice. No si dice che ciò che l’essere umano cerca di più è la felicità? E allora, è un modo garantito di essere felici. Decisamente garantito.

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