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Assassinio del padre Hamel: i risultati dell’inchiesta

FATHER HAMEL

MARCO ZEPPETELLA - AFP

A picture of slain Father Jacques Hamel is seen inside the church of San Luigi dei Francesi in downtown Rome before France's President and France's Interior minister visit on August 17, 2016. Hollande met Pope Francis three weeks after a Catholic priest was killed in a jihadist attack in France. / AFP PHOTO / MARCO ZEPPETELLA

Agnès Pinard Legry - pubblicato il 08/07/21

Cinque anni dopo l’attentato terroristico a Saint-Étienne-du-Rouvray e l’assassinio di padre Hamel, l’istruttoria del dossier è terminata. Il settimanale francese La Vie ne rivela stamane le conclusioni.

Presto saranno cinque anni: il 26 luglio 2016 padre Jacques Hamel veniva sgozzato da due terroristi, Adel Kermiche e Abdel-Malik Petitjean, mentre celebrava la messa nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray (Seine Maritime). Ora che l’inchiesta è stata chiusa, il settimanale francese La Vie è tornato lungamente sui suoi esiti. Avanzata sulle prime, l’ipotesi del “lupo solitario” è stata esclusa: i due terroristi hanno risposto pedissequamente a direttive precise provenienti dalla Siria, e più precisamente da un uomo, il francese Rachid Kassim. È lui che ha chiesto ai due terroristi di perpetrare un attentato nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray. 

«Prendi un coltello, entri in una chiesa e fai un massacro, magari tagli due o tre teste… e hai finito»

Nei documenti pubblicati dal settimanale si legge la ricostruzione delle comunicazioni fra il “committente” dell’attentato, Rachid Kassim, e Abdel-Malik Petitjean, uno dei due terroristi. Frasi agghiaccianti: «Prendi un coltello, entri in una chiesa e fai un massacro, magari tagli due o tre teste… e hai finito». 

Per Me Mouhou, avvocato di Guy Coponet (il parrocchiano gravemente ferito), l’assassinio del padre Hamel si sarebbe potuto evitare. Egli sottolinea nel settimanale una 

duplice colpa – dell’autorità giudiziaria e dei servizi d’informazione – e degli errori di valutazione che sono stati fatali. 

Sul settimanale si sottolinea poi: 

L’analisi del dossier, così come le conversazioni coi membri dei servizi d’informazione, confermano questa evidenza: mai Adel Kermiche [uno dei due terroristi, N.d.R.] si sarebbe dovuto trovare in libertà senza essere oggetto di sorveglianza speciale. Niente ha permesso di arginare la meccanica mortifera che egli ha avviato col complice Abdel-Malik Petitjean sotto la direzione di Rachid Kassim. 

L’autorità giudiziaria, prosegue il giornale, ha la sua parte di responsabilità nell’aver sottovalutato la pericolosità di Adel Kermiche. L’altro errore fatale è consistito nell’assenza di sorveglianza di polizia. Adel Kermiche non è stato intercettato telefonicamente: «Neanche il giudice istruttorio aveva ordinato l’intercettazione delle sue comunicazioni informatiche [prima dell’attentato, N.d.R.]», sottolinea La Vie. «E allora siamo disarmati», ha dichiarato alla testata un ex agente della DGSI (i servizi segreti francesi): 

Siamo eccellenti sul piano giudiziario ma, per pecca di mezzi umani e di tecniche adeguate, pecchiamo sul piano del puro orientamento. 

Errori di valutazione, una mancanza da parte dell’autorità giudiziaria e scarsità di mezzi tra le forze di polizia, nonché di orientamento: questo ha portato, il 26 luglio 2016, all’assassinio del padre Hamel.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
integrazioneislamismomartirioPadre Jacques Hamel
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