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Il potere della comunicazione e la facilità del click.

By Rawpixel.com | Shutterstock

Umberto Macchi - pubblicato il 07/07/21

Come fare le scelte giuste, e non pentirsi mai.

La questione pare essere sempre la stessa: le storie che ci vengono raccontate ci muovono qualcosa dentro, e sentiamo crescere il desiderio di compiere azioni conseguenti per placare il sentimento. Che sia abbracciare un nostro caro, correre ai ripari con diete drastiche, andare a comprare qualcosa che fino a quel momento non sentivamo il bisogno di avere, fare una donazione, e molto altro. Sembra incredibile ma tutte queste azioni possono essere governate da un unico ente, che si chiama marketing.

Vi svelo qualche segreto del potere della comunicazione.

Con l’avvento della comunicazione digitale il suo figlio più potente lo storytelling ha avuto modo di insinuarsi nelle abitudine di ogni utente, andando ad accomodarsi in punti mnemonici ancora inesplorati. Mi spiego: lo storytelling è una narrazione atta a cercare il riconoscimento immediato in chi legge, la partecipazione, e il desiderio di saperne di più. Esiste dalla notte più lontana dei tempi ma essendo la sua una natura plastica, perché fatto di parole, si adatta a tutti i supporti e ai nuovi media, potenziandosi con la capacità di diffusione. Una volta, per essere sintetici, si chiamava romanzo di appendice.

Oggi lo storytelling è alla base della comunicazione di molti brand online (in realtà chi non lo fa è perché non è aggiornatissimo) e ha come obiettivo l’affezione del proprio target audience al progetto.

Cosa accade quando questo meccanismo diventa informazione?

Abbiamo già avuto modo di parlare di solidarietà online (in questo articolo) e abbiamo compreso come la narrazione applicata ad una giusta causa porti effetti di inaspettata bellezza umana, ma attenzione alle insidie. Il caso della settimana sono le donazioni rivolte alla giovane toscana Malika Chalhy cacciata di casa dai genitori per le sue scelte di carattere personale (non è in discussione il fatto, ma la storia). In molti attraverso il canale di crowfunding, GoFundMe hanno donato fino al raggiungimento di 140 mila euro. Questo le permette di pagarsi l’affitto, continuare gli studi, e a quanto pare comprarsi un auto da 17 mila euro, e un cane da 2500. La reazione di fronte a questi acquisti è stata di indignazione collettiva, richiesta di spiegazione, pentimento generale per l’atto di bontà, tanto che si apriranno indagini sulla questione. La 22enne si è giustificata nel peggior modo: mentendo. La questione da pratica, donare per una buona azione (quando la si riconosce come tale) è diventata morale, come è possibile adesso fidarsi di quello che il web ci racconta?

Come possiamo riconoscere le buone intenzioni?

I social media sono uno strumento di comunicazione di massa, e come tale risponde ad esigenze e stimolazioni precise: trend, parole chiavi, click, condivisioni, le storie si diffondono non solo perché sono accattivanti e interessanti, ma perché chi le trasmette, cioè il primo canale che ne parla, fa da “garante”. E soprattutto sono raccontante nel momento giusto, questa che ad esempio che parla di inclusività è uscita ed è stata spinta nel fuoco incrociate che nel web esiste attorno al DDL Zan. Una volta che la storia ha preso le giuste strade sono le azioni dei singoli che permettono alla narrazione diventare virale. L’attenzione non è mai abbastanza, perché anche dietro anche ad una semplice condivisione deve esserci un atto di responsabilità. Quando si decide di attivarsi per sostenere un progetto attraverso la donazione dobbiamo essere molto attenti a non seguire solo il trasporto emotivo della narrazione, perché così facendo diamo solo maggior potere alla comunicazione.

Il caso di Malika non è il primo, e non sarà l’ultimo, la Codacons veglia su di noi, ma come possiamo essere continuare a donare, e a convertire in azioni in nostri sentimenti?

Lascio la parola all’avvocato Cathy La Torre, che ci informa sulla migliore soluzione:

[…] applico criteri severi quando dono del denaro e mi informo che siano raccolti per obiettivi specifici. Leggo bene la petizione e […] cosa più importante chiedo se vi sarà uno strumento di rendicontazione di quel denaro donato.

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