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Le ardenti lettere d’amore dei coniugi Beltrame-Quattrocchi

LUIGI AND MARIA QUATTROCCHI

PD

Mathilde De Robien - pubblicato il 02/07/21

Prima coppia non-martire ad essere beatificata, Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi dimostrano con la loro intensa e abbondante corrispondenza quanto il loro amore coniugale fosse profondo e incarnato.

Contrariamente a un’idea largamente diffusa, gli sposi dichiarati santi, beati o venerabili non tralasciarono nella loro relazione coniugale la dimensione carnale. Padre Pascal Die, autore di Sacrés couples! (Edizioni Emmanuel) si è detto molto colpito dalla scoperta di questo amore incarnato: 

Abbiamo un po’ l’immagine della coppia santa che sarebbe composta da due monaci in veste di sacco, alloggiato ciascuno in un capo della casa, e che investono tutte le loro energie per dedicarsi alle opere buone. La loro vita, invece, e la loro corrispondenza – dichiarava recentemente l’autore a proposito dei coniugi Beltrame-Quattrocchi – manifestano concretissimamente il loro amore. 

Un amore “a matrioska”

Le lettere degli sposi beatificati nel 2001 da san Giovanni Paolo II «sono piene di questo amore erotico, eros, ancora scintillante di desiderio». 

Un eros che non si riassume nella semplice attrazione sessuale, nella misura in cui invece fa parte di un tutto. La dimensione erotica fa parte integrante, insieme come l’amore-philia e con l’amore-agape, del matrimonio cristiano. Padre Stéphane Seminckx, specialista nel campo dell’enciclica Humanæ vitæ, utilizzava la metafora delle matrioske per illustrare le tre dimensioni dell’amore. L’amore d’attrazione (eros) porta a dire: «Ti percepisco come qualcosa di buono per me». È un amore interessato, che risponde a un bisogno (essere attratti dall’altro in vista di amarlo). Possiede una connotazione carnale ed è fonte di piacere. L’amore d’amicizia (philia) include e trascende il primo e porta a dire: «Ti percepisco come qualcuno: cerco il tuo bene». È un amore disinteressato, che risponde al bisogno di uscire da sé stessi. Esso possiede una connotazione spirituale ed è fonte di gioia. Infine l’amore coniugale (agape), che ingloba le due precedenti dimensioni, porta a dire: «Mi dono a te». È un dono totale, risponde a una vocazione ed è fonte di felicità. 

Torniamo a questo amore incarnato, tanto presente nella corrispondenza dei coniugi Beltrame-Quattrocchi. 

Il ricorso all’inglese, un gesto di pudore 

In buona parte delle lettere, specialmente in quelle che si scrissero da fidanzati nel 1905, Luigi e Maria si esprimevano spontaneamente in inglese quando la formulazione dei loro sentimenti sembrava loro troppo audace. “Un riflesso di pudore”, osserva Pascal Ide, utilizzato a più riprese: 

I take your hands and put there my face, my heart, my mouth and I kiss them a million of times.

Prendo le tue mani, vi poso il mio volto, il mio cuore, la mia bocca, e le bacio un milione di volte. 

Maria a Luigi, citata in Giulia Paola Di Nicola & Attilio Danese, Un’aureola per due, p. 151 (ma si è qui seguita la lezione riportata in Dal campo base alla vetta, p. 52)

Questo lo scrisse Maria. O ancora: 

I love you, I adore you, and that’s all ; no that is not all because to complete the phrase, I must add that you love me. Now it is all.

Ti amo, ti adoro e questo è tutto. No, non è tutto: per completare la frase devo aggiungere che tu mi ami. Adesso è tutto. 

Lettera di Maria a Luigi, 8 luglio 1905, citata in Un’aureola per due, p. 168

Gesti simbolici 

Maria e Luigi furono molto creativi nel modo di esprimere il loro amore: 

Non si fermarono al linguaggio verbale – sottolinea Pascal Ide –, ma si appellano volentieri ai gesti, in modo tanto concreto quanto pudico. 

Ad esempio è espressiva questa lettera di Maria a Luigi: 

Amore santo, vieni, vieni a rifugiarti in me; io t’accoglierò fra le mie braccia, io ti stringerò a me, io ti terrò sulle mie ginocchia, ti carezzerò tanto, amore, che ti quieterai subito. 

Lettera di Maria a Luigi, 2 agosto 1905, citata in Un’aureola per due, p. 169

Capita che pongano materialmente baci sulla lettera, perché l’altro possa coglierli ricevendola. Luigi scrisse così: 

I have put a kiss so warm as my love : the thought that you shall take it with your adored lips give me a moment of hapiness.

Vi ho stampato un bacio caldo come il mio amore: il pensiero che lo raccoglierai con le tue labbra adorate mi dà un momento di felicità. 

Luigi a Maria, 27 luglio 1905, citata in Un’aureola per due, p. 152

E Maria a sua volta: 

Here I put my most ardent kiss for you.

Qui ho posto per te il mio bacio più ardente. 

Maria a Luigi, 29 luglio 1905, ibidem

Un bisogno vitale 

Il loro amore reciproco è un bisogno vitale: essi non esitano a usare metafore alludenti a bisogni fisiologici per evocare la mancanza generata dall’assenza (dell’altro o anche solo delle sue lettere): «La mia anima – scrisse Maria a Luigi – ha bisogno della tua anima per vivere» (Maria a Luigi, senza data ma 1905 Un’aureola per due, p. 161 [nel libro che contiene tutte le lettere, Dal campo base alla vetta. Lettere d’amore – volume 1, Città Nuova 2001, seconda edizione 2007, è a p. 41 e segue la lettera del 6 aprile 1905]). E quest’ultimo rispose a tono: 

Only your love can give to me the force of living. 

Solo il tuo amore mi può dare la forza di vivere. 

Luigi a Maria, 8 agosto 1905, Un’aureola per due, p. 153

Più prosaicamente, essi misurano l’amore col metro della fame che esso provoca: 

Aspettavo la consolazione di un tuo scritto come un povero affamato desidera un boccone di pane.

Maria a Luigi, 28 luglio 1905, ibidem

E anche dopo 17 anni di matrimonio, Maria scrisse: 

E per oggi basta. La lettera di ieri ti varrà per nutrimento anche per quella di oggi così stupida e vuota.

Maria a Luigi, 28 luglio 1922 (da Dal campo base alla vetta. Lettere d’amore – Volume I, p. 323)

Si evoca anche il registro della sete: 

Amore mio bello, io ti ringrazio tanto tanto pel bene che mi hai fatto all’anima mia e vorrei che tu la potessi bere tutta, tutta, l’anima mia, dal bacio ardente che ti metto qui.

Maria a Luigi, 5 agosto 1905 (Un’aureola per due, p. 161)

E ancora: 

Ho sempre tanta sete delle tue parole; e mi fanno tanto bene all’anima.

Luigi a Maria, 1º agosto 1905 (ibidem)

Il potere dei ricordi 

Rievocare i ricordi di piacere è anche un modo per ravvivare l’amorosa fiamma. Così Luigi evocò il giorno in cui desiderò baciare la sua promessa sposa: 

What did happen the nineteenth of July ? And how shall I be able to forget that moment of divine happenings. You perhaps did not feel, but I was trembling for the emotion : and I told you, after, that I would have kissed you on the mouth, but that I had not dared : if I should have put my lips on yours, I should have drinked your soul, and you should have drinked mine.

Che cosa accadde il 19 luglio? E come potrei dimenticare quei momenti divini? Forse tu non li hai provati, ma io tremavo per l’emozione; e dopo te lo dissi che ti avrei voluto baciare sulla bocca, ma non ho osato; se avessi potuto poggiare le mie labbra sulle tue avrei bevuto la tua anima, e tu avresti bevuto la mia”

Luigi a Maria, 2 agosto 1905, ibidem

[traduzione dal francese e commento musicale a cura di Giovanni Marcotullio. Si ringrazia particolarmente Emilia Flocchini per l’amichevole e competente consulenza bibliografica] 

Tags:
innamoramentoletterematrimoniosessualitàvita coniugale
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