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Qual è il criterio per stabilire cos’è bene e cos’è male?

Angel Conscience

pathdoc - Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 28/06/21

di Daniel Torres Cox

Quando parliamo della bontà e della cattiveria morale, ovvero della bontà o cattiveria delle azioni compiute dall’essere umano, una domanda obbligata è “In base a quali criteri possiamo stabilire cos’è bene e cos’è male?”

Di fronte a questa domanda ci sono due possibili strade: la prima è quella di una morale immanentista, la seconda quella di una morale realista. Sono realtà opposte e del tutto incompatibili. Cercheremo di spiegare in cosa consiste ciascuna di esse.

1. Cos’è una morale immanentista?

Il primo atteggiamento viene definito immanentismo per via dei terimini latini da cui è composto: in e manere, “rimanere in”.

Per l’immanentismo, la regola per stabilire ciò che è bene e ciò che è male risiede nel soggetto stesso, ovvero dipende dalla volontà dell’essere umano. Ciò può verificarsi in due modi distinti.

Prima forma di immanentismo: morale come imposizione

La prima forma di immanentismo è quella in cui il bene e il male vengono stabiliti da qualcuno – un soggetto o un gruppo al potere – e sono imposti agli altri attraverso qualche meccanismo di coercizione.

Non c’è una ragione di fondo per stabilire ciò che è positivo e ciò che è negativo. Il bene e il male dipendono esclusivamente dal volere dell’autorità, e non c’è motivo per cui debba essere ragionevole.

È quello che accade nel caso di espressioni come “Non lo fare perché è peccato”, “Non dev’essere ragionevole: è peccato e basta”. In un contesto più generale, “Bisogna farlo perché lo dice la legge”, senza far caso al fatto che il contenuto sia giusto.

Quello che cerchiamo di fare in questa sede è analizzare un atteggiamento morale in base al quale la bontà o la malvagità di qualcosa dipende esclusivamente da quello che dice l’autorità. Non c’è una ragione di fondo: una cosa è così perché qualcuno lo dice e basta.

Questo può chiaramente portare ad arbitrarietà, arrivando ad essere sentito spesso come un’imposizione che finisce per togliere libertà.

“Non devo avere rapporti sessuali prima del matrimonio perché è peccato. E perché è peccato? Non lo so, ma è peccato”.

Seconda forma di immanentismo: la morale dipende da ciascuno

La seconda forma di immanentismo può derivare dalla precedente. Visto che una morale che dipende esclusivamente dal volere di un’autorità può arrivare ad essere sentita come un’imposizione, per liberarsene si finisce per assumere che ciò che va bene e ciò che va male dipendano dal volere di ciascuno.

Ogni soggetto, riferendosi ai criteri che ritiene più rilevanti, stabilirà per sé il bene e il male. Crea di per sé le proprie norme, senza interferenza di terzi. Ciascuno è padrone del bene e del male, come diceva Nietzsche parlando del superuomo.

Per l’immanentismo, non si possono stabilire criteri oggettivi per stabilire cos’è bene e cos’è male. In ultima istanza, il bene e il male dipendono dal volere di qualcuno: di qualcuno con autorità, o da ciascuno.

2. Un cammino diverso: una morale realista

L’atteggiamento realistico prende invece un’altra strada. Indica che ciò che è bene e ciò che è male non dipendono da volere di un soggetto, ma si stabiliscono in base alla natura. Si passa da un criterio soggettivo a uno oggettivo.

Cos’è “bene” per gli uccelli? In base alla loro natura, volare. Allo stesso modo, il bene e il male per l’essere umano si dovranno esplicitare partendo da quanto stabilito nella sua natura.

Cosa sarà bene per qualcuno? Quello che lo perfeziona in quanto essere umano. E cosa sarà male? Quello che lo allontana da questa perfezione.

Visto in questo modo, l’atteggiamento realista segna un cammino di pienezza. Sarà bene quello che fa bene a una persona in quanto essere umano, quello che lo fa essere una persona migliore.

Sarà invece male quello che lo danneggia in quanto essere umano, quello che lo corrompe, quello che non lo lascia essere una persona migliore.

Non parliamo di gusti o di preferenze personali, ma di quello che perfeziona o corrompe l’essere umano rispetto alla sua natura.

Vista in questo modo la morale, i criteri per stabilire il bene e il male sono inscritti nella natura stessa dell’essere umano, e devono essere conosciuti a partire da questa.

Un aspetto proprio dell’atteggiamento realista è che una persona non solo può sapere cos’è bene e cos’è male, ma anche perché qualcosa è bene o è male.

3. Un’applicazione al mondo della sessualità

Per quanto riguarda il mondo della sessualità, è importante ricordare che l’essere umano è stato creato per amare. Si tratta di qualcosa che è già inscritto nella nostra natura, e non dipende dal nostro volere.

In base a quanto detto, qual è il criterio per stabilire ciò che è bene e ciò che è male in materia di sessualità?

Questo criterio ce lo darà l’amore. Parliamo di amore non inteso come sentimento, ma come decisione di cercare il bene e il meglio per l’altra persona.

Se l’amore è questo, l’opposto dell’amore è il fatto di usare. Usando, si cerca il proprio bene a costo dell’altra persona.

Scegliere il cammino dell’amore perfeziona l’essere umano, lo rende pieno. Scegliere la via dell’uso, invece, lo corrompe, lo danneggia, allontanandolo dalla sua perfezione.

Cosa pensate di questo tema? Avevate sentito parlare di questi due tipi di morale?

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

Tags:
benemalemorale
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