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Mamma mi ha dato la vita due volte: mi ha concepito ed è morta per me

Courtesy of Gianna Emanuela Molla And Antoine Mekary

Silvia Lucchetti - pubblicato il 11/06/21

Santa Gianna Beretta Molla esempio per le mamme, le spose, i giovani, i fidanzati, gli operatori sanitari

Il Signore ha scelto la mia Mamma tra tante Mamme Sante che ci sono in Paradiso, perché fosse di esempio alle mamme, ai giovani, ai fidanzati, alle spose, ai medici, agli operatori sanitari, alle famiglie, e perché potesse fare tanto bene, come sta facendo, ormai da molti anni, in diversi Paesi del mondo, io ne sono testimone diretto.

Mi ricordo che Papà mi diceva che aveva implorato il Signore di salvare la vita anche della Mamma, e non soltanto la mia, ma il Signore, nella Sua infinita sapienza e nei Suoi imperscrutabili disegni, non è intervenuto a salvare la vita della Mamma; lui, pur con immenso dolore, ha accettato la Sua santa volontà senza comprenderla. 

Quello che il Signore voleva per mamma

Soltanto molti anni dopo ha capito cosa il Signore volesse per la Mamma, quando la Chiesa gli ha chiesto il permesso per poter aprire la sua Causa di Beatificazione, e la Mamma è stata proclamata “Beata” come “Madre di famiglia” il 24 aprile 1994, a soli 32 anni dalla morte, da San Giovanni Paolo II, e 10 anni dopo, il 16 maggio 2004, “Santa” dallo stesso Papa:

Se fosse rimasta qui con noi – mi dicevaPapà – avrebbe continuato a fare del bene alla sua famiglia, al suo prossimo e ai suoi ammalati, ma il Signore voleva che la Mamma facesse del bene a molte, molte più persone, in tante parti delmondo.

Ho veramente perso il conto di tutte le grazie ricevute nel mondo per sua intercessione! Con la sua vita cristiana e morte esemplari ha reso lode e gloria al Signore; con la sua potente intercessione continua a rendere gloria al Signore, e il Signore testimonia il Suo amore infinito per noi anche attraverso la sua intercessione.

Patrona dei bambini non ancora nati

È considerata una santa patrona delle mamme, dei medici e dei bambini non ancora nati, e in occasione dell’VIII Incontro Mondiale delle Famiglie (WMOF) svoltosi a Philadelphia, Stati Uniti d’America, dal 22 al 27 settembre 2015, è stata nominata santa patrona di questo grande evento insieme a San Giovanni Paolo II. Che grande onore per la Mamma! Che grande gioia e commozione per me e la mia famiglia! 

Gli Organizzatori, a loro insaputa, mi hanno chiesto di portare la testimonianza al Congresso proprio il 24 settembre, nel giorno del 60° Anniversario di Matrimonio dei miei genitori, e nella Sessione dell’Infertilità, cosa che in un primo momento mi ha sorpreso; poi ho capito che la Divina Provvidenza mi stava offrendo un’occasione d’oro per rendere lode e gloria al Signore! 

Per le coppie che non hanno ancora avuto la grazia di un figlio: «Nulla è impossibile a Dio»

Come ultimo relatore, ho desiderato concludere lasciando un forte messaggio di speranza in ogni cuore, in particolare nelle coppie di sposi che non sono ancora stati in grado di concepire e continuano a sperare, e soffrono così tanto: veramente «Nulla è impossibile a Dio» (Luca, 1:37)!

L’intercessione di Santa Gianna Beretta Molla per il dono di un figlio

Posso testimoniare che la grazia più frequente ricevuta per intercessione della mia Mamma, in diverse parti del mondo, è proprio questa: il dono di un figlio, anche dopo 7 anni e più di matrimonio, anche dopo più aborti spontanei. Quante bambine che si chiamano “Gianna” incontro nei miei viaggi negli Stati Uniti!

Ci sono coppie di sposi che hanno ricevuto la grazia divina di un figlio che mi esprimono la loro immensa felicità; rendono infinite grazie a Dio e desiderano testimoniare della grazia ricevuta, perchè, se hanno potuto concepire un figlio dopo molti anni di matrimonio, allora le persone crederanno che il Signore continua a compiere miracoli anche al giorno d’oggi. Mi scrivono della loro più profonda gratitudine verso la mia Mamma, che ha cambiato la loro vita; del loro amore per lei, che ormai è diventata parte della loro famiglia, e del loro desiderio di diffonderne la devozione, cosìcchè con la sua intercessione molte più persone possano ricevere grazie speciali.

Una Sposa Santa per papà, una Mamma Santa per noi figli

Non so davvero come ringraziare il Signore per il dono singolarissimo e incommensurabile, come lo definiva sempre Papà, di averci “ridonato” una Sposa Santa, per lui, e una Mamma Santa, per noi figli, da condividere con il mondo intero!

Per Sua volontà, la Mamma è la prima Santa della Diocesi di Milano, considerata una delle Diocesi più grandi del mondo, dopo il Cardinale San Carlo Borromeo, canonizzato nel 1610!

Proclamata Santa da San Giovanni Paolo II

È stata l’ultima Santa proclamata da San Giovanni Paolo II, alla presenza anche del mio Papà, che allora aveva 92 anni: era la prima volta, nella storia della Chiesa, che un marito fosse presente alla Canonizzazione della propria moglie! Il Santo Padre così disse nell’Omelia:

«Il sacrificio estremo che suggellò la sua vitatestimonia come solo chi ha il coraggio di donarsi totalmente a Dio e ai fratelli realizzi se stesso», definendo la sua eroica testimonianza «un vero canto alla vita». Certamente non ci si può improvvisare “santi”: la Mamma è stata proclamata “Beata”, e poi “Santa”, prima di tutto per come ha vissuto; con la sua morte, altrettanto esemplare, ha coronato la sua vita.

Santa Gianna Beretta Molla: «Una Santa della quotidianità»

È stata definita: «Una Santa della quotidianità», che ha vissuto una normalità esemplare. Il Cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano, ha espresso molto bene questo concetto in un articolo scritto in occasione della Beatificazione della Mamma e pubblicato su Terra Ambrosiana, una rivista della Diocesi di Milano:

(…) Gianna è certamente una santa della quotidianità e, in tal senso, è una grande speranza per noi: le condizioni della sua esistenza furono quelle normali di un’adolescente, di una giovane, di un medico e di una madre di famiglia, e le visse amandole e facendo luogo di crescita per l’amore e per il dono di sé tutto ciò che incontrava, persone e avvenimenti. Amava la vita e le cose belle della vita: la musica, l’arte, le montagne che l’avvicinavano a Dio; sapeva affrontare con serenità i disagi e le fatiche quotidiane, la noia della routine, la monotonia e l’apparente banalità di certe giornate.

 Il segreto della sua quotidianità straordinaria è stata la fede ricevuta dai genitori, custodita e accresciuta dalla parola di Dio, alimentata dall’Eucaristia, provata dal crogiuolo della carità. Una fede illuminata dalla forza della croce di Cristo e dalla gloria del Risorto, Signore dell’uomo, Figlio di Dio, rivelatore del Padre, Verità che guida la storia. (…).

La vita di Santa Gianna

La Mamma è nata a Magenta, provincia di Milano, il 4 ottobre 1922, Festa di San Francesco d’Assisi; insieme al dono della vita, il Signore le ha donato due genitori profondamente cristiani, Maria De Micheli e Alberto Beretta, entrambi terziari francescani. 

Battezzata come Giovanna Francesca, era la decima di tredici figli, cinque dei quali morirono in tenera età, e tre si consacrarono a Dio: Enrico, medico missionario Cappuccino a Grajaù, in Brasile, col nome di Padre Alberto Maria,oggi è “Servo di Dio”; Giuseppe, sacerdote ingegnere, e Virginia, medico religiosa Canossiana. Questa mia zia, Madre Virginia, è l’unica zia che ho tuttora vivente: con i suoi 95 anni, grazie a Dio gode ancora di buona salute.

A Bergamo, dove la famiglia si era trasferita, la Mamma, a soli cinque anni e mezzo, ricevette, preparata spiritualmente dalla sua mamma, la sua Prima Comunione, che divenne «il suo cibo indispensabile di ogni giorno». Il Signore fu da lei posto al centro della sua vita. 

 Durante il fidanzamento con il mio Papà, così ha ricordato i suoi genitori in una lettera del 22 aprile 1955: «I miei santi genitori: tanto retti e sapienti, di quella sapienza che è riflesso del loro animo buono, giusto e timorato di Dio!”.

L’esperienza fondamentale e decisiva della sua vita

Trasferitasi con tutta la sua famiglia a Genova Quinto al Mare dopo la morte della sua carissima sorella maggiore Amalia all’età di 27 anni, la Mamma, a soli quindici anni e mezzo, durante un corso di S. Esercizi Spirituali predicato per le alunne della scuola delle Suore Dorotee – dove frequentava la 5ª ginnasio – dal Padre Gesuita Michele Avedano, fece l’esperienza fondamentale e decisiva della sua vita. Di questi Esercizi è rimasto il quadernetto, di trenta paginette, di Ricordi e Preghiere di Gianna, tra i cui propositi si legge: «Voglio temere il peccato mortale come se fosse un serpente; e ripeto di nuovo: mille volte morire piuttosto che offendere il Signore». E tra le sue preghiere: «O Gesù ti prometto di sottomettermi a tutto ciò che permetterai mi accada, fammi solo conoscere la tua Volontà…».

La Facoltà di Medicina

I bombardamenti su Genova provarono molto mamma Maria, già debole di cuore, e così la famiglia, nell’ottobre 1941, ritornò a Bergamo. Fu qui che la Mamma, proprio nell’anno della maturità classica, perse entrambi i genitori, a poco più di quattro mesi di distanza l’una dall’altro; nell’ottobre 1942 ritornò, con tutti i suoi fratelli e sorelle, a Magenta, nella casa dove era nata, e un mese dopo si iscrisse e frequentò la Facoltà di Medicina e Chirurgia, prima a Milano e poi a Pavia. 

Alleanza Cattolica

Mentre si dedicava con diligenza agli studi, ha tradotto la sua grande fede in un impegno più che generoso di apostolato tra le giovani nell’Azione Cattolica, e di carità verso i vecchi e i bisognosi nelle Conferenze delle Dame di San Vincenzo. Amando e servendo il suo prossimo sentiva di amare e servire Gesù stesso.

Vedere nell’ammalato Gesù stesso

Come ha testimoniato suo fratello,mio zio Padre Alberto «Gianna ha sentito sempre fortissimo dentro di sél’ideale di fare del bene agli altri e ha scelto la professione di medico perché la considerava uno dei mezzi più efficaci di apostolato»; era la professione che più e meglio di ogni altra le avrebbe permesso di venire incontro al prossimo provato dal dolore e dalla malattia, vedendo nell’ammalato Gesù stesso.

“Noi medici tocchiamo Gesù nel corpo dei nostri ammalati”

 E come ha vissuto la sua professione medica ce lo ha detto lei stessa nei suoi manoscritti dal titolo “Bellezza della nostra missione”, nei quali si legge: 

(…) Noi (medici) abbiamo delle occasioni che il sacerdote non ha. La nostra missione non è finita quando le medicine più non servono. C’è l’anima da portare a Dio, e la nostra parola (di medici) avrebbe autorità. Ogni medico deve consegnarlo (l’ammalato) al Sacerdote. Questi medici cattolici, quanto sono necessari!(…)  

Il grande mistero dell’uomo: egli è un corpo ma è anche un’anima soprannaturale. C’è Gesù (che dice): chi visita il malato aiuta “me”. Missione sacerdotale – come egli (il sacerdote) può toccare Gesù, così noi (medici) tocchiamo Gesù nel corpo dei nostri ammalati: poveri, giovani, vecchi, bambini (…).

«Senza l’aiuto della Madonna in Paradiso non si va»

Ha sempre pregato moltissimo, dando esempio alle sue giovani dell’Azione Cattolica. Diceva loro: «Ricordiamoci che l’apostolato si fa soprattutto e prima di tutto in ginocchio». Recitava quotidianamente il Santo Rosario – abitudine nata già nella sua prima infanzia, quando lo recitava con tutta la sua famiglia -, e lo raccomandava alle sue giovani, dicendo loro: «Senza l’aiuto della Madonna in Paradiso non si va».

Intanto si interrogava, pregando molto e facendo pregare, sulla sua vocazione, che considerava anch’essa un dono di Dio, e come tale, si preoccupava di conoscere la volontà di Dio su di lei per poterLo servire al meglio; non ha avuto fretta, ha continuato a pregare sino a che non è stata sicura della vocazione alla quale il Signore la stava chiamando. 

La vocazione sponsale

Dapprima ha pensato di farsi missionaria laica in Brasile per aiutare come medico suo fratello Padre Alberto, ma la sua costituzione fisica non era robusta da poter sopportare il caldo equatoriale, e il suo Direttore Spirituale riuscì a convincerla che questa non era la sua strada – diversamente il Signore le avrebbe dato la salute necessaria -, e l’ha incoraggiata a formare anche lei una famiglia, santa, come la sua famiglia di origine, imitando l’esempio dei suoi genitori.

Sentendosi allora chiamata dal Signore alla vocazione del matrimonio, l’ha abbracciata con tutta la gioia e con tutto l’entusiasmo.

Il pellegrinaggio a Lourdes

Nel giugno 1954, a quasi 32 anni di età, è andata a Lourdes insieme ad un altro suo fratello medico, Ferdinando, che partiva con un treno dell’Unitalsi ad accompagnare gli ammalati, perché voleva pregare la Madonna di Lourdes che le facesse incontrare colui che sarebbe dovuto essere il suo sposo, che il Signore le aveva preparato fin dall’eternità. Con mia grande gioia ho scoperto, durante uno dei miei Pellegrinaggi a Lourdes, che la Mamma ha firmato il Registro del Bureau des constatations Medicales, su cui firmano tutti i Medici, proprio il 29 giugno, giorno della Festa dei Santi Pietro e Paolo, e mio Papà si chiamava Pietro! 

La vita di Pietro Molla

Papà, nato l’1 luglio 1912 a Mesero, paese vicino a Magenta, da genitori, Maria Salmoiraghi e Luigi Molla, profondamente cristiani, era il quarto di otto figli; i tre fratelli nati prima di lui morirono tutti nel loro primo anno di vita, e a lui seguirono quattro sorelle: Teresina, che nacque al Cielo a soli 23 anni, Luigia, che si consacrò al Signore come Suora del Preziosissimo Sangue, Rosetta e Adelaide che seguirono la vocazione matrimoniale.

Quando ha incontrato la mia Mamma, della quale aveva 10 anni in più, aveva ancora i suoi genitori viventi; era un uomo di grande fede e dalle straordinarie virtù; come lei, aveva posto il Signore al centro della sua vita sin dalla sua giovinezza. Apparteneva egli pure all’Azione Cattolica – anche se, nella sua profonda umiltà, soleva dirmi: «Rispetto alla Mamma, io non ho fatto nulla!», riferendosi al fatto che la Mamma ha ricoperto anche ruoli dirigenziali in questa Associazione laicale -, ed era laico impegnato nella sua parrocchia di Mesero, soprattutto nella sua giovinezza. Ingegnere meccanico, era Direttore pro tempore della S.A.F.F.A., una grande e famosa fabbrica di fiammiferi di Ponte Nuovo, piccola frazione della città di Magenta dove si era trasferito a vivere già dagli anni ‘40.

La fede e il lavoro

Posso dire che Papà, da un lato, insieme a questa sua grande fede che permeava e fortificava ogni aspetto della sua vita, aveva una grande dedizione al lavoro – lavorava moltissimo, troppo! Soltanto la mia Mamma è poi riuscita a sottrarlo un po’ a tutto questo lavoro, portandolo ai Concerti di musica classica e a fare gite in montagna! -, e un grande affetto per i suoi genitori e le sue sorelle; dall’altro lato, si sentiva chiamato dal Signore alla vocazione del matrimonio, e aveva un grande desiderio di avere una sua famiglia. Pregava tanto la Madonna di fargli incontrare «Una mamma santa per i suoi figli».

Il Signore stava davvero chiamando i miei genitori alla vocazione del matrimonio come loro pensavano, perché la Vergine Maria ha ascoltato le loro preghiere, e così, grazie a Lei, finalmente i loro bellissimi cuori e anime si sono incontrati, perché già si conoscevano da cinque anni!

Gianna si dichiarò per prima a Pietro

Papà era molto riservato e timido, ed è stata la Mamma a dichiarare il suo amore per prima.

«Gentile Dottoressa»: con queste parole, il 12 gennaio 1955, ha iniziato la prima lettera che le ha scritto da Stoccolma, dove si trovava per lavoro, lettera molto formale, anche nella conclusione: «Uncordiale saluto daPietroMolla».

Vorrei proprio farti felice

Il 21 febbraio, lei nella sua prima lettera gli ha scritto: 

Carissimo Pietro, (…) Vorrei proprio farti felice ed essere quella che tu desideri: buona, comprensiva e pronta ai sacrifici che la vita ci chiederà. … Ora ci sei tu, a cui già voglio bene ed intendo donarmi per formare una famiglia veramente cristiana. Ciao, caro Pietro, perdona la confidenza, ma son fatta così. Arrivederci. Con affetto Gianna».

Non scrive “Vorrei proprio essere felice”, perché avrebbe trovato la sua felicità nel rendere felice il suo Pietro!

Anch’io voglio farti felice

Posso immaginare l’immensa gioia di Papà, che il giorno dopo le risponde:

Mia carissima Gianna, ho letto più volte la tua lettera e l’ho bacia­ta. Incomincia per me una nuova vita: la vita del tuo gran­de e desiderato affetto e della tua luminosa bontà. … Ti voglio bene, mia carissima Gianna. Grazia più grande e più desiderata non poteva farmi la Mamma Celeste, l’invocata Madonna del Buon Consiglio della mia devota Chiesetta di Ponte Nuovo…. Anch’io voglio farti felice e comprenderti appieno. Perdonami se mi sono lasciato precedere nella confiden­za. Grazie per l’aiuto e la confidenza. Con tutto l’affetto, Pietro.

Il fidanzamento, un tempo di grazia

Da questo momento hanno creato occasioni sempre più frequenti per incontrarsi, confidarsi desideri e aspirazioni, speranze e certezze, comprendersi sempre meglio.     Hanno vissuto il loro fidanzamento come “un tempo di grazia”, con grande gioia e profonda gratitudine verso il Signore e la Vergine Maria, e pregandoli per la loro nuova famiglia ogni giorno di più.

Erano pronti anche ai dolori della vita. Il 5 luglio la Mamma gli scrive:

Mio carissimo Pietro, … È vero, ci saranno anche dei dolori, ma se ci vorremo sempre bene, come ce ne vogliamo ora, con l’aiuto di Dio, sapremo insieme sopportarli. Ti pare? Ora però godiamo della gioia di amarci; perché a me hanno sempre insegnato che il segreto della felicità è di vivere momento per momento, e di ringraziare il Signore di tutto ciò che Egli nella sua bontà ci manda giorno per giorno. …                                                                                                                                  

Pietro a Gianna: “ci è di luce il Cielo e di guida la Legge Divina

  Il 10 settembre, a due settimane dalle Nozze, Papà così ha toccato il cuore di Mamma:

Gianna carissima, … con la certezza che Iddio ci volesse uniti, tu ed io abbiamo intrappreso la nostra nuova vita. In questi mesi è stato tutto un crescendo di comprensione e di affetto. Ora, la nostra comprensione è perfetta, perché ci è di luce il Cielo e di guida la Legge Divina… Ora, il nostro affetto è pieno perché siamo un cuore ed un’anima sola, un sentimento ed un affetto solo, perché il nostro amore sa attendere, forte e puro, la benedizione del Cielo. …

“Pietro, quanto ho da imparare da te!”

E lei gli ha risposto con altrettante bellissime parole: 

(…) Pietro carissimo sono certa che mi renderai sempre felice come lo sono ora e che il Signore esaudirà le tue preghiere, perché chieste da un cuore che lo ha sempre amato e servito santamente.

 Pietro, quanto ho da imparare da te! Mi sei proprio di esempio e ti ringrazio. 

Così con l’aiuto e la benedizione di Dio faremo di tutto perché la nostra nuova famiglia abbia ad essere un piccolo cenacoloove Gesù regni sopra tutti i nostri affetti, desideri ed azioni.

 Pietro mio, mancano pochi giorni e mi sento tanto commossa ad accostarmi a ricevere il Sacramento dell’Amore. Diventiamo collaboratori di Dio nella creazione, possiamo così dare a Lui dei figli che lo amino e lo servano. …».

Il triduo prima delle nozze

Per prepararsi spiritualmente a ricevere “il Sacramento dell’Amore” la Mamma ha proposto di fare un Triduo: Santa Messa e Santa Comunione nei giorni 21- 22- e 23 settembre, ciascuno nel proprio Santuario Mariano più caro, così che la Madonna unisse le loro preghiere e le portasse al Suo Gesù; Papà l’ha ringraziata del “santo pensiero” del Triduo, che ha accolto con tutto l’entusiasmo.

Il matrimonio

Si sposarono il 24 settembre 1955a Magenta, nella Basilica di San Martino, la Parrocchia della Mamma, dove era stata battezzata, e si stabilirono a Ponte Nuovo di Magenta. Papà mi diceva che, per il suo carattere timido e riservato, avrebbe preferito sposarsi in una Chiesetta sperduta in montagna, alla presenza di poche persone, ma che volentieri aveva fatto il sacrificio, veramente forte, di sposarsi in questa grande Basilica, per far contenta la sua Gianna. 

Dopo il loro matrimonio hanno pregato moltissimo il Signore e la Vergine Maria per ricevere il tanto desiderato e atteso dono divino dei figli. Il 13 dicembre, circa due mesi e mezzo dopo che si erano sposati, Papà ha scritto alla Mamma la sua prima lettera da marito, da Zurigo, Svizzera, dove si trovava per lavoro; la lettera comprende questa bellissima preghiera:

Moglie carissima, … Ieri sera, ad ogni mistero gaudioso del Santo Rosario ho avuto una particolare preghiera per te e per la nostra nuova famiglia. Signore e Mamma Celeste benedite e rendete fecondo il nostro Amore!

 Non tardi il giorno in cui Gianna, lietissima come non mai, possa partecipare a me ed ai nostri cari il santo annunzio che una nuova vita vive in Lei! Dopo il prossimo Natale, vedano gli altri Natali nostri bimbi in preghiera dinnanzi a Gesù Bambino! Dacci la grazia e la gioia o Signore, o Mamma Celeste di poter recare i nostri bimbi dinnanzi ai tuoi altari e di consacrarli a Te!

 Conservaci, o Signore, sempre trepidanti, come la Sacra Famiglia di Nazareth, per la santa educazione dei nostri figli!

La nascita dei primi 3 figli

Le loro preghiere furono ascoltate. Sono nati mio fratello Pierluigi, il 19 novembre 1956, mia sorella Maria Zita (detta Mariolina) l’11 dicembre 1957 – per volontà del Signore, Mariolina, due anni dopo la morte di Mamma, l’ha raggiunta in Paradiso alla tenera età di 6 anni, per una glomerulonefrite acuta con insufficienza renale -, e mia sorella Laura, il 15 luglio 1959, tutti accolti come doni meravigliosi di Dio.

 Nella loro vita matrimoniale e familiare i miei genitori hanno concretizzato e pienamente realizzato tutte le aspirazioni, i desideri e le promesse del tempo del fidanzamento, sempre vivendo in grazia di Dio, con la Sua benedizione e facendo continuamente la Sua santa volontà. Hanno vissuto sempre il loro amore alla luce della fede, e questo è evidentissimo leggendo le loro magnifiche lettere, nelle quali il Signore e la Mamma Celeste sono sempre presenti.

Il matrimonio come via per la santità

Ci sono aspetti che mi illuminano e mi commuovono profondamente: la loro profonda fede e illimitata fiducia nella Divina Provvidenza, la loro profonda umiltà – penso che l’umiltà sia la virtù base della santità, la virtù indispensabile a tutte le altre virtù -, il loro immenso amore reciproco – che li rendeva più sereni e più forti – , il loro incommensurabile amore per noi, i figli, e la loro famiglia, la loro grande stima reciproca, la loro continua comunicazione e supporto reciproco, le loro intense e costanti preghiere per ringraziare il Signore e la Vergine Maria, il loro amore e la loro carità verso il prossimo. Hanno veramente vissuto il Sacramento del Matrimonio come vocazione e via verso la santità.

Il loro cammino di santità

Mentre trascrivevo le lettere di Papà a Mamma pubblicate solo dopo la sua morte – quando era in vita, per la sua grande riservatezza, non ha voluto, così inizialmente furono pubblicate solo le lettere di Mamma a lui – ho capito fino in fondo che il loro amore era così grande, e poteva essere solo così grande, così profondo e così vero, perché il Signore e la Mamma Celeste ne erano parte integrante, come già erano parte integrante di tutta la loro vita, prima ancora che si incontrassero: penso che il loro cammino di santità sia certamente iniziato prima di allora!

Santa Gianna Beretta Molla: mamma, moglie, medico

La Mamma ha esercitato la professione di medico di famiglia a Mesero, dove, dal luglio 1950, aveva aperto un Ambulatorio INAM, e a Ponte Nuovo, dove, dal 1956, ha svolto il compito di medico pediatra responsabile del Consultorio delle mamme e dell’Asilo nido facenti capo all’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (O. N. M. I.), e prestò assistenza medica volontaria nelle Scuole Materna ed Elementare di Stato del piccolo paese. Come Papà mi diceva sempre, ha saputo armonizzare, con semplicità ed equilibrio, i suoi doveri di moglie, di mamma, di medico e la sua grande gioia di vivere, e si sentì sempre pienamente appagata. In questa armonia, ha continuato a vivere la sua grande fede, conformando ad essa il suo operare e ogni sua decisione.

Aperti alla vita

Le sue gravidanze sono state sempre un po’ difficili, tuttavia desiderava ardentemente dare un fratellino a Pierluigi, nonostante il rischio di una nuova maternità. Dopo mia sorella Laura ha avuto due aborti spontanei, e dunque rappresento la sua sesta gravidanza, in 6 anni di vita matrimoniale: quanto erano aperti alla Vita i miei genitori!

Il fibroma all’utero scoperto durante la gravidanza

 Nel settembre 1961, quando ancora non esisteva l’Ecografia, verso il termine del secondo mese della mia gravidanza le fu diagnosticato unvoluminoso fibromioma (più comunemente detto “fibroma”), tumore benigno, all’utero.

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