Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
lunedì 14 Giugno |
Sant'Eliseo
home iconFor Her
line break icon

In coma al settimo mese di gravidanza, oggi Cristina ha detto: “Mamma”

CRISTINA ROSI

Gabriele Succi | Facebook

Annalisa Teggi - pubblicato il 09/06/21

Lo scorso luglio un arresto cardiaco ha mandato in coma Cristina Rosi e fatto nascere prematuramente sua figlia Caterina (che lotta e migliora). Dopo 10 mesi un grande passo in avanti, Cristina ha detto le sue prime parole, rivolgendosi a sua madre.

La sua prima parola dopo 10 mesi in stato di minima coscienza è stata: “Mamma”. C’è questo incoraggiante nuovo tassello nella storia drammatica di Cristina Rosi che fu colpita da un prolungato arresto cardiaco il 23 luglio del 2020.

Era al settimo mese di gravidanza e i medici decisero di far nascere la bambina, anche se molto prematura. Da allora Gabriele Succi, marito di Cristina e papà della piccola Caterina, le ha accompagnate come un vero angelo custode nel percorso di cura e riabilitazione. Molti i momenti difficili, di paura e sconforto.

Il filo rosso sotteso a questo dramma è diventato quello di una maternità desiderata, poi strappata, poi ritrovata: una giovane donna è diventata madre nel momento in cui sembrava a soffio dalla morte. Da quel momento è rimasta separata per 10 mesi dalla sua bambina, entrambe impegnate nella sfida di restare vive. E oggi, questa mamma si risveglia dal coma aggrappandosi con la prima parola pronunciata a sua madre, Mirella (che le è sempre stata accanto).

Mamma, la prima parola dopo 10 mesi

Cristina ha pronunciato la parola “mamma” davanti a Mirella e per lei è stato come “partorirla un’altra volta” dice tra le lacrime accanto al letto della figlia, nella clinica vicina a Innsbruck dove è ricoverata da due mesi. Con lei c’è Gabriele che aggiunge: “Una gioia vera dopo tanta sofferenza. Anche i sanitari in stanza hanno confermato che Cristina ha detto la sua prima parola”.

La Nazione

10 mesi in stato di minima coscienza sono lunghi, più di una gravidanza. La lieta notizia arrivata oggi fa pensare proprio a una nuova nascita: una donna adulta che chiama di nuovo per nome la mamma, uscendo dal buio del coma. La situazione di Cristina Rosi, dopo l’arresto cardiaco, ha richiesto cure prolungate e costose, lasciando i familiari sul filo sottile di un dolore protratto che poteva in ogni istante trasformarsi in lutto.

La gioia trepidante di una famiglia aretina che attendeva la nascita della prima figlia è stata sconvolta da un imprevisto che ha portato tutti sulla salita ripida di un calvario lento, lungo, pieno di ombre. A tenere le redini della famiglia è rimasto saldo al comando Gabriele Succi, che ha diviso (e anche moltiplicato) i suoi sforzi per accudire al meglio la moglie e la figlia, entrambe in gravi condizioni per molti mesi.

Quando lo stato semi-vegetativo di Cristina ha dato lievi segni di miglioramento si è concretizzata l’ipotesi di trasferirla in un ospedale austriaco. A marzo del 2021, a bordo di un aereo attrezzato è arrivata a Innsbruck nella clinica dove ha iniziato un programma di riabilitazione.

Il personale medico dell’ospedale austriaco è fiducioso sulle potenzialità di Cristina. Un grande passo in avanti è stata la rimozione della tracheotomia: respira e deglutisce da sola. Questo segno è stato un grande incentivo a non mollare la presa della speranza per il marito Gabriele:

Vederla oggi nei suoi progressi e ripensarla solo pochi mesi fa con tutte le prove che ha dovuto superare, mi sembra un miracolo

Madre e figlia separate

 Il tempo trascorso senza ossigeno ha provocato gravi danni neurologici a madre e figlia che non si sono mai incontrate perché per entrambe è iniziato un percorso fatto di ospedali, terapie, macchinari per respirare e nutrirsi. Ciascuna lontana dall’altra, così da 10 mesi.

La Nazione

Sappiamo che la nascita è uno strappo. E abbiamo letto tanto sul legame madre-bambino durante la gravidanza e nei primi mesi di vita. E’ un rapporto simbiotico, fatto di fisicità ed emotività intrecciate e condivise. Cristina Rosi è diventata madre in circostanze che non avrebbe mai immaginato né voluto. Caterina è nata all’improvviso, fatta nascere prematura per darle l’occasione di sopravvivere. Madre e figlia sono rimaste separate dal momento in cui entrambe erano in pericolo di vita. Il loro legame è stato reciso a forza, ma per custodire la loro vita.

Per dieci mesi hanno combattuto la stessa battaglia (sopravvivere) da separate. Raccontarlo dall’esterno suscita commozione, ma anche l’ipotesi – forse sarebbe meglio dire la speranza – che questa separazione forzata e dolorosa diventi col tempo un legame non meno viscerale, anche se paradossale, di quel benedetto corpo a corpo tipico delle maternità e nascite fisiologiche. Quando madre e figlia si ritroveranno, si riconosceranno vicinissime nell’aver strappato alla morte la loro vita giorno dopo giorno.

Subito dopo l’arresto cardiaco e il parto prematuro, la piccola Caterina è stata trasferita a Siena dove è rimasta per due mesi, poi a Firenze dove è stato accertato un danno cerebrale per l’assenza di ossigeno che ha patito anche la madre.

A gennaio del 2021 Caterina è tornata a casa, ma con la necessità di assistenza medica continua. Il padre Gabriele si è dato da fare per cercare infermieri e personale per le cure domestiche della bimba. Attorno a questa famiglia è fiorita una catena di solidarietà enorme.

La tenacia di un padre, una raccolta fondi per sostenerlo

Ho esordito usando l’immagine del filo rosso di una maternità strappata e ritrovata. E’ vero, c’è una donna al centro di questa storia che si risveglia madre e figlia al contempo: come primo gesto di consapevolezza chiama sua madre, ma si ritrova anche mamma di una bimba di 10 mesi. A ricucire questo tessuto lacerato, oltre alla carezza della Provvidenza e all’impegno profuso dai medici, ci ha dedicato anima e corpo Gabriele Succi. Marito, diventato padre nel pieno della tempesta.

Osservare la storia dal suo punto di vista fa tremare. Si sarà concesso il tempo del dolore? Com’è trovarsi con l’anima fratturata tra una moglie e una figlia in fin di vita, amarle entrambe e accudirle entrambe senza cedere alla disperazione?

Forse il tempo dell’introspezione speculativa non ce l’ha avuto. C’era da accudire, da tenere l’ancora della nave ben piantata, c’era da dare alla speranza la possibilità di incarnarsi tra scelte mediche, incognite quotidiane, grossi ostacoli da affrontare. Economici soprattutto.

A gennaio del 2021, dopo quasi 6 mesi di ricovero per sua moglie, Gabriele Succi aveva dichiarato:

Per tre mesi nella clinica servono 104mila euro. Finora abbiamo potuto assicurare a Cristina le terapie grazie alle quali è migliorata. Non possiamo fermarci adesso. Mia moglie e mia figlia meritano di tornare a casa nelle migliori condizioni possibili. C’è bisogno dell’aiuto di tutti, ciascuno per quello che può

Ibid.

Erano le parole con cui annunciava l’apertura di una raccolta fondi per Cristina, a cui molti hanno aderito. Tuttora c’è bisogno di sostegno.

E a Cristina dobbiamo la gratitudine di averci di nuovo tuffato nel mondo delle parole. Siamo fin troppo abituati a usarle come contenitori astratti, a plasmare il loro senso in base al venticello ideologico di turno. Ma parlare è mettersi in relazione. Chi ha perso la parola per tanto tempo lo sa. ‘Mamma’ sulle labbra di Cristina torna a essere quel che è sempre stato, la coscienza umana che si risveglia e il suo esserci è tutt’uno con il sentirsi generato, amato.

Tags:
comagravidanzamamma
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
1
don Marcello Stanzione
Le confessioni di Mamma Natuzza: “Ho visto i morti, ecco co...
2
Landen Hoffman
Sarah Robsdotter
“Gli angeli mi hanno preso e Gesù mi vuole bene”: un bimbo di 5 a...
3
nun
Larry Peterson
Gesù ha donato a questa suora una preghiera di 8 parole per esser...
4
Gelsomino Del Guercio
Strano cerchio bianco sulla testa del Papa. Il video diventa vira...
5
MOTHER AND LITTLE DAUGHTER,
Silvia Lucchetti
Lui si suicida dopo aver ucciso le figlie: Giulia torna a vivere ...
6
Lucía Chamat
La curiosa fotografia di “Gesù” che sta commuovendo la Colombia
7
Catholic Link
Non mi piaceva Santa Teresa di Lisieux finché non ho imparato que...
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni